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 Home page > Attualità > Cronaca > Verona e le "discutibili" targhe revisioniste

Verona e le "discutibili" targhe revisioniste

Come praticare una subdola forma di revisionismo, quella che apparentemente ricorda e onora le vittime, ma sostanzialmente minimizza e riporta tutto nel calderone della “guerra” o della “tragedia”. Senza specificare chi fossero i carnefici e chi le vittime. Accade a Verona, come in altre città del Veneto.

di Gianni Sartori

In gennaio una targa era stata collocata dalla Quinta Circoscrizione a Verona in memoria di Sergio de Simone, un bambino ebreo di origine napoletana che fu tra le vittime degli atroci, folli esperimenti del medico-pazzo Mengele. Catturato (anzi letteralmente venduto – per circa 1500 lire – da un collaborazionista) a Fiume il 21 marzo 1944, venne deportato in Germania. Faceva parte del gruppo di una ventina di bambini e bambine sottoposti ai crudeli esperimenti dei “dottori della morte” nazisti. Sembra per studiare la tubercolosi. Drogato, sottoposto a mutilazioni, venne infine impiccato negli scantinati di una scuola a Bullenhuser Damm.

Sulla targa veronese si legge invece: «…Sono stati invece trattati da cavie umane per discutibili esperimenti medici…».

Discutibili”? Ma discutibile è ciò che «può essere oggetto di discussione, che non va accettato senz’altro per certo o per valido».

Qui – dove si parla di tortura e genocidio, oltretutto su bambini – di cosa vogliamo discutere? C’è soltanto da inorridire.

A chi avranno mai affidato la stesura del testo? Forse ai naziskins con cui le varie giunte veronesi hanno mantenuto in genere rapporti cordiali e fraterni (da veri camerati, appunto).

Esemplare la frase finale, intrisa di ipocrisia e falsa coscienza: «L’orrore della guerra ha spezzato la loro vita… ha spento il loro sorriso…». La guerra? Erano forse soldati, combattenti? Sergio e altri bambini sono stati torturati e assassinati – dai nazisti – in quanto ebrei, vittime sacrificali indifese e innocenti. Porre quella targa oscena è stato come massacrarli una seconda volta.

Sulla targa infame è intervenuta – il mese scorso – anche l’Aned (Associazione nazionale ex deportati) esprimendo legittima indignazione.

Spero sia stata rimossa e il testo riformulato in maniera adeguata. Credevo di avere già visto il peggio con l’altra targa – a dir poco reticente – posta a Vò Vecchio di Padova sulla facciata della villa diventata campo di “raccolta” per gli ebrei (*) e con il mistificante, auto-assolutorio manifesto del Comune di Vicenza (della serie “Italiani brava gente”, anche quando fucilano i propri concittadini refrattari all’Ordine Nuovo) per i 10 Martiri, un gruppo di partigiani e renitenti (fra loro anche alcuni Rom) fucilati dai fascisti. Dai fascisti, non dall’esercito di occupazione.

(*) cfr Trieste e Risiera San Sabba: ieri e oggi, contro ogni fascismo e Vicenza, un sindaco di destra (tanto di destra)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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