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di Ezio Petrillo venerdì 11 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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Una risposta ai pensieri del popolo italiano sulle proteste antidiscarica

Quando il resto di quel popolo che ancora si ostina a farsi chiamare "popolo d’Italia" legge di proteste antidiscarica, le accuse sono sempre le stesse. "E’ la solita Campania: quella che non vuole le discariche, che non vuole gli inceneritori! Dove volete che vadano a finire questi rifiuti? NOI non la vogliamo la vostra spazzatura!!"

Una risposta ai pensieri del popolo italiano sulle proteste antidiscarica

E’ un “popolo del NOI” molto compatto, quasi un miracolo d’unità in questo paese. E’ lo stesso popolo che sceglie di disinformarsi con la televisione e gli pseudo-giornali. E’ lo stesso popolo che ha scelto comodamente di dimenticare le inchieste portate avanti in questi anni contro le ecomafie. Inchieste che hanno portato alla luce milioni di tonnellate di rifiuti tossici disseminati in tutta la regione. Rifiuti che portano la sigla Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Veneto.

Rifiuti finiti in ogni angolo della Regione: dalle discariche autorizzate gestite illegalmente dallo Stato, ai laghetti, le cave, i fiumi, i terreni agricoli, grazie ai quali la camorra ha deciso di avvelenare, come è giusto che sia, le proprie famiglie, ma, purtroppo, anche il resto degli abitanti.

Dai dossier “Rifiuti SPA” e “Rapporto Ecomafia” di Legambiente si leggono verità di cui il “popolo del NOI “ preferirebbe non sentir parlare.

Come quella del primo pusher di rifiuti, Mario Tamburino, che depositò 151 fusti di rifiuti tossico nocivi provenienti dal nord Italia, in un’aera agricola di Giugliano.

I costi, decisamente inferiori rispetto alla media, per lo smaltimento dei rifiuti tossici delle fabbriche del Nord convincono quegli industriali del “popolo del NOI” ad avvelenare le terre della Campania consapevolmente. Come ha evidenziato l’inchiesta Cassiopea del 1999: un milione di tonnellate di rifiuti tossici proveniente da Toscana, Piemonte e Veneto venivano sversati in aree agricole e laghetti di alcuni paesi del casertano. Alcuni di questi rifiuti, data la loro tossicità, spaccavano i cassoni di acciaio nel quale venivano inseriti.

Con l’operazione “Re Mida” del 2003 si è scoperto che circa 40000 tonnellate di rifiuti provenienti da alcune società di smaltimento del Nord Italia finivano nelle province campane. Erano i fanghi industriali provenienti dalla lavorazione di idrocarburi, e pertanto altamente cancerogeni, a finire nelle cave e nei terreni.

Lo Stato che dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli impianti di smaltimento è rappresentato da quei funzionari pubblici che rilasciavano autorizzazioni, falsificando documenti per l’apertura di cave nelle quali si sversava di tutto.

L’inchiesta “Ultimo atto Carosello” del 2006 ha portato alla luce collusioni della camorra con alcuni esponenti delle forze dell’ordine e politici. Anche grazie a quest’ultimi venivano sversati liquidi tossici nei terreni e nei Regi Lagni. Inoltre altri rifiuti contenenti diossina venivano mescolati a materiale organico e utilizzati come compost per i terreni agricoli.

La lista delle indagini è tristemente lunga; una delle più importanti, denominata “operazione Chernobyl”, porta alla luce lo smaltimento di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque biologiche industriali che venivano mescolati nei terreni agricoli. A causa di questi fanghi la falda acquifera veniva avvelenata anche di sostanze come il cromo esavalente. E ancora si legge di veleni come amianto, solfuri, idrocarburi provenienti da Venezia, smaltiti illegalmente nelle discariche della Campania. Sostanze che hanno contaminato il suolo, le falde acquifere e gli alimenti coltivati nei campi, compromettendo inevitabilmente la salute del “popolo degli altri”, tra l’indifferenza del “popolo del NOI”.


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