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Un fiume dorato: Scotch whisky, passioni e aneddoti

di Claudio Toce

"Sir, se lei fosse mio marito le avvelenerei il drink." Lady Astor a Winston Churchill

"Madam, se lei fosse mia moglie lo berrei..." Risposta di Winston Churchill

Perché l'uomo sia ragionevole deve essere ubriaco - Lord Byron

Aqua vitae è il termine latino-mediovale che indica i distillati alcolici ed è particolarmente indicato a definire quelli derivanti dai cereali. Aqua vitae fu tradotta in Gaelico nell'impronunciabile uisge beatha, grazie alla storpiatura fonetica inglese, divenne whisky.

Nei secoli trascorsi dalla nascita, questa tipologia di distillato oggi è conosciuta come "sigle malt", ovvero un distillato d'orzo, lievito, acqua e in Scozia spesso con l'intervento della torba come combustibile.

Single indica il whisky prodotto da una unica distilleria, l'orzo fatto parzialmente germinare per ottenere la solubilità degli amidi, si trasforma in orzo maltato o malto; a questa fase segue la duplice distillazione discontinua in alambicchi di rame e l'invecchiamento in barili generalmente di rovere usati o di più passaggi.

Le tante distillerie giunte ai nostri giorni, distribuite sull'intero territorio scozzese, furono costruite principalmente tra la fine del XVIII e l'inizio del XX secolo, seguendo un rigido disciplinare comune in tutta la produzione. Inoltre, sussistono particolarità zonali, combinate alla tradizione locale e alle caratteristiche del territorio, che influiscono sulle differenze tra i prodotti delle diverse aree di produzione.

La Scozia è un paradiso geologico attraversato da larghe falde tettoniche, da nord-est a sud-ovest, le quali separano rocce di natura ed ere diverse: la loro genesi spazia nel tempo, dallo gneiss algranito formatisi prima che si sviluppasse la vita sulla terra, alle lave del periodo terziario, passando tra i vari tempi geologici.

L'acqua

La pioggia cade copiosa in Scozia, penetra nel terreno seguendo un percorso più o meno lungo tra le differenti componenti della falda tettonica; nel suo viaggio sotterraneo, l'acqua cattura le caratteristiche della roccia, del terreno, delle torbe per poi sgorgare in superficie.

Suoli diversi e acque diverse, contribuiscono a creare differenti distillati.

Si può affermare che le differenze tra i vari whisky scozzesi nascono soprattutto a causa del terroir.

Il viaggio

Era un estate di tanti anni fa, quando vidi per la prima volta Edimburgo. Waverly era ad attendere il treno da cui dovevo scendere, Arthur's Seat era lì maestoso ad attendermi, mi aspettava il profumo del malto tostato, mi aspettavano i vapori disciolti che qui chiamano nuvole, le grida dei gabbiani che svolazzavano all'impazzata facendosi cullare dal vento.

 

Una musica veniva da lontano, accogliendo i tanti turisti: era la musica suonata da una cornamusa che veniva da un passato lontano. Il suo suono aveva il potere di portarti in dietro nel tempo, immaginando di vedere Wallace o, forse, di incontrare qualche clan, con i loro curiosi vestiti "Tartan" sorseggiando uno Scotch Whisky.

E in Italia?

Il dorato liquore scozzese conquistò anche l'Italia nel dopoguerra, tanto che non vi era bar di modesta categoria, o di villaggio, che non ospitasse nelle scansie almeno una bottiglia di blended scotch whisky. Ciò non significa che il distillato scozzese fosse prima sconosciuto in Italia, ma i suoi fedeli erano scarsi e accusati di snobbismo dal conformismo nazionalistico trionfante a quei tempi.

Mancava una storia della rivoluzione provocata dal whisky nel costume italiano, argomento meno frivolo di quanto si possa immaginare se romanzieri come Walter Scott e poeti come Burns non lo hanno considerato disdicevole per le loro opere.

Ma occorreva interpretare la storiografia del whisky in chiave italiana, vederlo con occhi nostri, gustarlo coi nostri palati, che sono differenti da quelli scozzesi, americani, canadesi, irlandesi, cioè dai popoli che hanno fondato sul whisky solide e fruttifere industrie; spirito rabelesiano e sapiente bevitore, non c'è remoto angolo del globo in cui ci sia, almeno di passaggio, un uomo bianco dove non ci sia whisky.

Innamoramento

Tra i primi inglesi ad innamorarsi del liquore d'oro, fu la regina Vittoria e fu il suo devoto servitore scozzese John Brown ad iniziarla a questa bevanda: convertitasi inventò un suo possente cocktail " esplosivo": mezzo bicchiere, un ampio tumbler di malt whisky, colmato da uno strato di vino rosso di Borgogna.

Dicono che la regina Vittoria ne bevesse mezza bottiglia ogni sera, prima di andare a letto perché diceva che faceva bene: vero o falso che sia, sta di fatto che visse a lungo (24 maggio 1819 - 22 gennaio 1901).

Aneddoti

Si narra di un bene da tassare, un anonimo meticoloso scrivano del 1494 informava che "otto contenitori di malto erano stati consegnati a un certo Frate John Cor" malto di cui si sarebbe servito per produrre acquavite.

Or più di 500 anni, questo liquore antichissimo e moderno, del suo secolare viaggio, dalle miserie casupole dei contadini, di strada ne ha fatta.

Il certificato del 1494 è la prima registrazione ufficiale di un prodotto che, con ogni probabilità, già esisteva da alcuni secoli.

Quel che è certo che verso la fine del 1400, il fisco scoprì una facile fonte di guadagno nel whisky, a colpi di entrate fiscali o tasse a dir si voglia, con avidità insaziabile.

La piccola e fragile industria locale dell'acquavite, quasi non sopravvisse a questi salassi, che si inasprirono, quando nel 1707, la Scozia si unì all'Inghilterra.

Curiosando negli archivi storici, si scopre che il consumo di whisky in Inghilterra, ovvero al di là del vallo di Adriano, era assai modesto. Invano i grandi produttori scozzesi, i " baroni del whisky" , come De war, Haig e Buchannam, tentarono di invadere il ricco mercato inglese: le resistenze erano insuperabili.

Per una semplice ragione, "il popolino" preferiva sbronzarsi con il "Gin" consumato in quantità spaventose, i borghesi e l'aristocrazia si inebriava con il Cognac, così fino al 1860.

Perché fino al 1860?

Perché in quell'anno una catastrofe si abbatté sulla Francia: l'arrivo con la filossera. Migliaia di vigneti furono devastati, le esportazioni di Cognac quasi cessarono e gli scozzesi sfruttarono il disastro francese con astuzia e abilità convincendo i britannici a placare la loro sete con il "whisky" e, poiché l'esempio nei costumi viene sovente dall'alto, non passò molto tempo che la maggioranza degli inglesi divorziò dall'introvabile "cognac" e dal grezzo gin e sposò il whisky.

Ovviamente, i " baroni" del whisky non si appisolarono sugli allori, cercarono nuovi mercati e li sedussero, celebrando così l'arrivo del ventesimo secolo consapevoli che la loro "acqua di vita" aveva adesso il dono dell'ubiquità.

Da allora di tempo ne è passato, tempo durante il quale si è assistito a un'espansione ininterrotta per il liquore d'oro o, cher dir si voglia, oro liquido.

Lo si beve ovunque: in Francia si beve più whisky in un mese che cognac in un anno; in Norvegia, hanno stabilito che si beve una bottiglia di whisky ogni sette secondi mentre negli Stati Uniti, una ogni decimo di secondo.

Del successo del liquido d'oro scozzese, ne se ne sono avvantaggiati tutti gli altri whisky, dall'irlandese "whiskey", al canadese e all'americano.

Agli amanti della storia, il liquido d'oro offre delizie di ogni sorta: fatti, personaggi e aneddoti a volontà.

Pensate, ad esempio, che al whisky è legato anche il nome di un italiano, il bolognese Giacomo Justerini, fuggito a Londra per seguire una cantante lirica di cui si era innamorato, e là trasformatosi in un abile distillatore, sì che il suo nome compare ancora oggi sulle etichette di una nota marca di whisky.

 

Pochi sanno che il whisky, provocò persino un conflitto, la "whisky insurrection": a insorgere, nel 1794, furono gli agricoltori della Western Pennsylvania, decisi a non pagare una tassa imposta dal governo federale sul whisky di grano.

Erano gli anni in cui molti, nella giovane repubblica, giudicavano eccessivi i poteri del governo federale e vigorose furono le proteste quando il presidente Washington inviò nella regione 13 mila soldati per convincere gli agricoltori a collaborare con il fisco. Ovviamente il governo centrale vinse, senza spargere sangue.

Quante battaglie si combatterono in America per il liquido d'oro negli anni del proibizionismo: chi non ricorda il film "C'era una volta in America"? Tra il 1919 e il 1937, whiskey non sempre genuino, spesso miserabili contraffazioni chiamate con l'espressiva parola "hooch" dal nome degli eschimesi "hoocinoo", distillatori provetti e maledetti.

I clienti dei migliori "speakeasy", locali clandestini, non si accontentavano di "hooch", ma chiedevano whisky vero.

Fu cosi che "Cosa Nostra" comprò alcune distillerie in Scozia, ma come contrabbandare il liquido d'oro in America? Si sono scritte pagine e pagine sul lungo e tragicomico duello tra la mafia e i vascelli della guardia costiera americana.

Humphrey Bogart, morto a 58 anni, ucciso dal cancro, fumatore accanito e bevitore immoderato, verso la fine, diceva scherzosamente "ho fatto un errore fatale, avrei dovuto continuare a bere whisky, l'abbandonai invece per il dry Martini".

Fra i grandi protagonisti della storia del whisky è da ricordare Winston Churchill, consapevole dell'importanza di questo liquore per quello che allora era chiamato lo " sforzo bellico ", ne salvò la produzione durante la guerra.

Quando i rifornimenti di orzo cominciarono a scarseggiare nell'Inghilterra assediata dagli U-boot, Churchill ordinò che "l'orzo destinato al whisky non dev'essere assolutamente ridotto, sarebbe imprevidente non protoggere questo elemento tradizionale della supremazia britannica".

Churchill morì a 91 annni e, fino alla fine, fu fedele al suo liquore dorato.

Un deputato "Tory" ricorda un episodio: dopo la guerra, il giovane parlamentare aveva pilotato Churchill, sulla sua carrozzella, fino al " Tea-room della Camera dei Comuni" e lì domandò al vegliardo "desidera una tazza di tè Sir?" Churchill aprì gli occhi e ruggì " No idiota, portami un doppio whisky".

E come non ricordare il romanzo di Compton MacKen? Dal film "Whisky Galore", cioè Whisky a bizzeffe, la storia narra di un vascello nel '42 al largo della costa scozzese: una bufera imperversava sul vascello, dirottandolo verso le scogliere di South Uist, una remota isola delle Ebridi, con un carico pieno del liquore d'oro, contenente ben 20 mila casse di bottiglie. Ovviamente, gli abitanti felici di questo tesoro, recuperarono le casse, nascondendole in luoghi sicuri e cominciò una sbronza collettiva che durò alcune settimane, fino all'arrivo di poliziotti e doganieri.

I rappresentanti dello Stato, arrestarono 21 isolani e scovarono parte del carico; a distanza di più di 50 anni dal fatto, migliaia di bottiglie giacciono tutt'ora sull'isola, nascoste qua e là, ormai dimenticate.

 

 

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