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di Giovanni Macchia mercoledì 7 aprile 2010 - 0 commento oknotizie
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Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto

Le politiche ambientali (con alcune lodevoli eccezioni come quella del Consorzio Priula e delle recenti iniziative della Provincia di Roma) in Italia hanno due parole chiave (per usare un termine della Rete): ampliamento delle discariche e termovalorizzatori.

Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto

Parlare di piani per la raccolta differenziata ai nostri amministratori è come parlare al diavolo dell’acqua santa. Non parliamo poi di business derivato dalla differenziata: quello neanche si sa che cosa sia. L’ultima iniziativa in Provincia di Taranto è stata la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Tutti sanno che Taranto è la città più martoriata d’Europa per l’inquinamento ambientale: Peacelink ha stimato che a Taranto sia concentrato il 90,3% delle emissioni nazionali di diossina nazionale, interi allevamenti sono stati chiusi per la presenza di diossina negli animali.
 
In questo contesto, cosa fa l’AMIU? Apre un termovalorizzatore. Ricordo ai più che il termovalorizzatore brucia rifiuti (trattati precedentemente) per generare energia elettrica. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse per delle “piccolissime” controindicazioni. La prima è relativa ad una legge chimica che si studia da tanto tempo, la legge di Lavoisier, che recita così: “In natura nulla si crea o si distrugge, ma tutto si trasforma”. La chimica stabilisce, infatti, la legge della conservazione della massa tra reagenti e prodotti. Tutto ciò che si brucia, quindi, non scompare, ma è soltanto trasformato. In cosa, si potrà chiedere il lettore, può essere trasformato il composto prodotto dai rifiuti? In polveri sottili ed ultrasottili. Due parole che tranquillizzerebbero, se non fosse per i loro effetti nocivi sulla salute (cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare solo per citarne alcuni) che sono documentati da un’abbondante letteratura scientifica (gli scettici possono trovare una bibliografia alla fine dell’articolo dove regna imperioso il convegno organizzato nel 2006 dall’ARPA Emilia-Romagna. Esiste addirittura una branca che si occupa delle nanopatologie, ovvero delle patologie da polveri ultrasottili).
 
Questi studi dovrebbero far riflettere qualsiasi amministrazione, che dovrebbe tentare di investire in un processo virtuoso di riuso dei rifiuti invece che accettare un termovalorizzatore. Invece no, a Taranto decidono di riaccenderlo. Non si pongono un obiettivo, magari ambizioso, di fare una differenziata vera e raggiungere o superare la fatidica soglia del 65% di differenziata. Non si pongono l’obiettivo di creare occupazione con la raccolta differenziata, come avviene da altre parti, anche sollecitando la ricerca universitaria e di alta tecnologia associata all’ambiente. Niente di tutto questo. Si preferisce bruciare i rifiuti.
 
E pensare che la Regione Puglia è Regione Obiettivo 1, ovvero ha soldi dall’unione Europea tramite i progetti POR. Perchè non tentare di fare un progetto serio, usando i finanziamenti a disposizione della Regione Puglia, per far partire una seria differenziata, come nel Consorzio Priula? Dopo questo spunto di riflessione, ecco l’elenco promesso degli articoli scientifici:

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di Giovanni Macchia mercoledì 7 aprile 2010 - 0 commento oknotizie
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