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di Daniel di Schuler (sito) lunedì 7 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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Tremonti, Bondi e la nostra Qultura

I Comuni Italiani, ridotti alla canna del gas, in attesa del "federalismo fiscale", dai tagli dei traferimenti statali, stanno levando il loro sostegno a premi letterari ed altre simili iniziative di carattere culturale.

Pessimo l’atteggiamento del governo nei confronti della Cultura riassunto da quel “provate a farvi un panino con la Divina Commedia” con cui il buon Tremonti ha confermato al mondo d’esser quel che sembra: un contabile, forse pure buono, ma assolutamente nulla di più.

Pessimo questo governo, ma non tanto migliori i suoi predecessori, nelle varie sfumature del bianco e del rosa, che la cultura, rigorosamente con la minuscola, hanno sempre e solo trattato come riserva d’incarichi e prebende da distribuire ai propri manutengoli.

Nulla di troppo grave, intendiamoci, in un paese come il nostro che della Cultura non sa che farsene.

Non l’amiamo, noi italiani, la cultura; non l’amiamo affatto e non la rispettiamo neppure. Non la sappiamo neppure riconoscere; la crediamo sinonimo d’erudizione quando, per molti versi, questa è il suo esatto contrario

Incontrare un italiano colto è difficilissimo; quasi quanto incontrare un italiano ignorante: siamo, tutti quanti, chi più e chi meno, degli eruditi.

L’incultura nazionale, che certo non è dovuta all’operato del ministro Bondi, si manifesta chiaramente nel disprezzo che abbiamo per i testi, letterari e non, che mostrano, spesso, anche quelli tra noi con un elevato grado d’istruzione,

Non leggiamo, esattamente come non andiamo al cinema, non ascoltiamo musica e non sappiamo neppure da che parte si cominci a guardare un’opera d’arte.

Non so bene perché sia così, se sia un retaggio del sospetto cattolico nei confronti del libro, ma certo à così.

Non so neppure se vi sia da dare colpe alla scuola; non ho frequentato le scuole superiori, per cui posso solo parlare per sentito dire, ma certo che mi viene da ridere quando, parlando di un autore, la mia bi-laureata amica italiana mi dice: “L’ho fatto al liceo, ma di lui non ho mai letto nulla”.

Pare che “fare” voglia dire conoscere la biografia di X a menadito e saper recitare, pressoché a memoria, quel che il manuale dice di lui, ma che leggere le sue opere sia del tutto irrilevante. Un approccio alla conoscenza proprio di una scuola coranica, se, come tanti mi confermano, è davvero così.

Quest’atteggiamento non riguarda solo la letteratura.

E’ comunissimo, in giro per il mondo, incontrare italiani nei musei; è difficilissimo, quasi impossibile, trovarne qualcuno intento a guardare un quadro o a considerare una scultura: corrono, nell’ansia di “fare” il museo, da un’opera all’altra senza goderne alcuna.

Succede anche ai cittadini di altri paesi, intendiamoci, ma tra noi le eccezioni, quelli che non si sognerebbero di dedicare meno di una mezz’ora all’opera di un Maestro, sono rarissime e si trovano solo, o quasi, tra gli specialisti.

La musica? Assolutamente lo stesso, con la differenza che ai concerti, specie di musica classica, gli italiani non ci vanno proprio; per quanto gloriosa possa essere la Scala, il panorama musicale di Milano è desolante, e lo stesso può dirsi per Roma, se paragonato a quello delle altre grandi città europee.


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di Daniel di Schuler (sito) lunedì 7 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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