“Ammettiamolo: su questo punto l'Europa ha dato negli ultimi anni preoccupanti segnali di incertezza. Penso, in particolare, alla scelta di alcuni leader europei di non riconoscere le radici giudaico-cristiane della nostra cultura, rifiutando - a suo tempo - di farne riferimento nel Trattato costituzionale.”
Questa fase appartiene al nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini ed è contenuta nella sua lettera di risposta ad Angelo Panebianco al Corriere della sera del 15/09. Frattini è solo, però, l’ultimo dei cavalieri della fede che attribuiscono al rifiuto di molti paesi dell’unione nel riconoscere le radici cristiane e giudaiche come un tratto caratteristico del codice genetico europeo, parte (molta invero) dei problemi che sta vivendo l’Europa nel campo dell’immigrazione, dell’integrazione, della cooperazione interna, della difesa dei diritti e nei rapporti internazionali, in special modo questi ultimi con i governi del mondo islamico (non è una battuta).
Sono io, come al solito, a finire vittima di un’interpretazione maliziosa ed erronea, dovuta la mio essere uno sporco laico senza morale né Dio, oppure anche voi leggete la solita operazione demagogica dei tanti sarti dell’identità, vuota nei contenuti ma dal forte impatto emotivo e funzionale a catturare il consenso popolare delle tante masse spaventate e confuse, in questo contesto di ricercato scontro di civiltà (buongiorno dott. Huntington)?
Vediamo di analizzare quest’opera di tessitura.
Il taglio. È vero, la cristianità è un tratto ricorrente e fondamentale di tutta la storia europea. Perché però non inserire nel trattato costituzionale anche le radici romane (intendo l’impero, non la capitale der califfo) del nostro continente? I tratti di tale origini sono riscontrabili ancora oggi nella conformazione urbana di molte città europee e nelle leggi e nelle costituzioni di tutti i paesi dove vige la civil law.
Perché non fare riferimento la passato coloniale che accomuna praticamente tutti i paesi del vecchio continente - persino quello sputo di terra che è il Belgio -? Dopo secoli di genocidi di indigeni, fardelli reali o presunti di uomini bianchi, amichevoli campagne d’Etiopia o d’Algeria, i rapporti commerciali dell’Europa si reggono ancora sui vecchi legami che esistevano tra colonia e madrepatria.
Potremmo ricordare le nostre comuni radici caucasiche ed indoeuropee, giusto per dare quel tocco di sentimento di fratellanza etnica che manca nella costituzione.
Perché non accennare nemmeno per un istante al nazismo ed al fascismo? Se è vero che gli organismi e le istituzioni, come le persone, formano il proprio carattere e raggiungono la propria maturità anche di riflesso ed in opposizione ad eventi tragici che si sono presentati nel corso del proprio percorso storico, allora non possiamo non rilevare come i totalitarismi del novecento abbiano creato le condizioni che hanno portato al conflitto mondiale, il quale, nella sua tragicità, alla sua conclusione ha modellato le istituzioni internazionali ed in particolare quelle europee così come sono oggi. Come vi suona “ le radici nazionalsocialiste dell’Europa?”. (Sono in modalità “ironia on”, per evitare fraintendimenti).