Chi l’avrebbe detto che, dal solito balcone di cui mi diceva Ascanio, un bel dì mi sarei trovato, più che mai "fuori", a dover fare l’"esegeta" di Michele Santoro. Mala tempora currunt, al punto che mercoledì mattina Radio Tre dava notizia di come il noto esorcista padre Amorth debba tirare le orecchie ad una sempre più consistente parte della Chiesa che non crede più al Demonio. Davvero non c’è più religione... Ma, direte Voi, ecco il solito matto, cosa c’entra Santoro con la Chiesa e col Demonio? Verygoood, di cosa vai nuovamente farneticando? Proviamo dunque a svelare il nucleo di questo manicheo travaglio al di là del bene e del male.
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Il primo mistero "appare" subito in quell’enigmatico "troppo lontano provenire" della lettera di Marco Travaglio a Santoro, quasi che si trattasse, a proposito d’inizio, di un cacciariano imperscrutabile non-luogo. Mantenendosi in questa "mixtica" prospettiva, poco dopo Santoro si spinge addirittura a... dare ironicamente atto di almeno un miracolo che Berlusconi avrebbe effettivamente compiuto, riuscendo ad "intrecciare" i destini dei due "mattatori" di Annozero.
Proseguendo nella lettura e forzandome l’interpretazione secondo il classico "sospetto psicanalitico", in quel simbolico "corpo a corpo televisivo dove si ha sempre la sensazione, sbagliando, di doversi giocare tutto in pochi minuti" di cui tratta Santoro, potremmo anche intravedere il velato riflesso di una severiniana totalità e/o di quella della famosa pubblicità della Vodafone; quella del divino "Tutto intorno a te".
A legittimare la nostra iperbole interpretativa, si prestano peraltro le considerazioni di Santoro su D’Arcais e Colombo i quali, a suo dire, "sono convinti che debba regnare l’ordine del discorso (scritto) che, ovviamente, per loro non è quello del telegiornale di Minzolini ma quello di Report, celebratissimo esempio di una trasmissione basata sul principio di identità e non contraddizione".
Perdindirindina, ma qui, passando attraverso Foucault ed il parigino Collège, siamo giunti alla più alta vetta della greca speculazione sull’Essere!
Onde poter uscire da una troppo hegeliana coincidentia oppositorum, Santoro argomenta quindi sul tentativo di "forzare la gabbia delle compatibilità", di "uscire dal seminato" e ciò verrebbe fatto, "per mettere a nudo le contraddizioni illiberali del palinsesto", per "scavarci una nicchia alternativa". Ai filosofanti (ciò dicasi dei filosofi lestofanti), viene subito in mente la deleuziana linea di fuga, quella deterritorializzazione e quel divenire che all’epoca Le Nouvel Observateur caratterizzava tuttavia come destrorso... Ma allora, nel simbiotico intreccio fra destra e sinistra, dov’è finita la storica verità? Che sia rimasta ancora una volta avviluppata nel mezzo? Magari nel medium "televisionario"?
Per uscire dal recinto totalizzante, da quella specularità reificante di cui parlavano nell’88 i miei
Scritti, in parte qui
www.agoravox.it/Un-introduzione-alla-socioanalisi.html recensiti, Santoro lancia oggi "una sfida per allargare gli orizzonti di quel laboratorio del quale sente comunque di continuare a far parte".
Tutto non sembrerebbe dunque ancora perduto...
La parte più dura della sua requisitoria Santoro la indirizza a
Paolo "
Flores d’Arcais il quale pretende (addirittura) di spiegare quando spegnere e accendere i microfoni di un ospite", assumendo così le sembianze di "un
membro perfetto dell’Agcom (di un) un apologeta del Berlusconi-pensiero sul "pollaio". Qui è davvero troppo forte la "tentazione’ di rimandare alla mie riflessioni in ’materia’ presenti su
www.agoravox.it/ecrire/ e su
www.agoravox.it/ecrire/ .