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Terrorismo: non cedete alla paura

Il 18 novembre 2015, sull'onda dei fatti di Parigi, scrivevo questa riflessione. Oggi, 22 marzo 2016, voglio riproporla perché purtroppo è tristemente valida.

Non abbiamo ancora sconfitto il terrorismo, i fatti di Bruxelles di ieri mattina, di Ankara qualche giorno fa e di Bamako a solo qualche ora, lo testimoniano. Ma non abbiamo ceduto alla paura. Siamo tornati nelle piazze, ci siamo stretti intorno alle vittime. Abbiamo continuato a dire no alla violenza.

Ma continuiamo a confondere il terrore con la disperazione. I profughi con gli attentatori. Facciamo fatica perché abbiamo paura.

Ecco perché voglio ricordare a me stessa e a tutti noi di #noncedereallapaura

18 novembre 2015 scrivevo:

Si, lo ammetto. Ho paura. Come non averla dopo quello che è successo? La violenza e il terrore a due passi da casa. Non in Africa, dove colpisce da tempo, non in un non meglio identificato altrove, ma qui, nel nostro vivere quotidiano, a due passi dalla nostra cucina, dal nostro letto, dai nostri affetti.
Avere paura è normale, chi di voi non l'ha provata almeno un istante dopo i fatti di Parigi? E di Beirut. E tutti gli altri.
Ho viaggiato in questi giorni, come faccio spesso, ma con qualche fisima in più. Ve l'ho raccontata quasi per scherzo qualche tempo fa in questo post, ma adesso, adesso è reale. Il treno, l'aereo, le piazze. Tutto è potenzialmente critico, a rischio. Persino il mercato: è un fatto la riduzione dei passaggi tra le bancarelle... Stiamo abbandonando il campo?
E in effetti il punto è: dobbiamo cedere alla paura?
Certamente no. Provo a dire il perché.
Intanto partiamo da un fatto: la paura è normale. E' la reazione più normale che ci sia alle minacce, sia fisiche, concrete, che solamente supposte.

La paura è ciò che ti fa stare sul chi va là, ciò che ti consente di proteggerti.

La paura è persino sana. Ma fino a quando? Credo fino a quando non diventi terrore. Fino a quando cioè non sia capace di gelarti, di impedirti di ragionare e riflettere, di muoverti, di essere te stesso. Di proclamare e vivere la tua libertà. Il terrore nega la tua libertà, la cancella, la costringe a mosse definite.
La paura non deve diventare terrore.


Per continuare a restare quella cosa che ci tiene lontano dai guai deve essere dominata.

Ma come, in questo girotondo di notizie allarmanti su attentati, terrorismo e quant'altro?
Innanzitutto pensando che non siamo soli. La reazione peggiore a tutto questo è il chiudersi in se stessi, pensare ad altro. Quando solo la vicinanza e la certezza che altri esseri umani, proprio come noi, hanno paura e vivono i nostri stessi timori, ci fa sentire vivi e parte di qualcosa. E che questi timori possono essere sconfitti se vengono alla luce, se sono resi espliciti.
Per questo torno a dire che ho paura. Perché se lo ammetto sono già un passo avanti. La negazione non fa parte del piano, care Volpi.

In un momento come questo, condividere i timori è la strada. Vale anche per i bambini, ai quali consegniamo un mondo instabile, politicamente ed economicamente, segnato da un profondo arretramento sul piano culturale. I bambini, che non capiscono le nostre mezze parole, i nostri sguardi impietriti, i nostri silenzi. I bambini che hanno bisogno di sapere cosa succede. Raccontatelo, con parole vostre, certo, ma chiare e trasparenti, Non negate l'evidenza, non costruite zone d'ombra, quelle sì che sono capaci di fomentare la paura. Per l'ignoto, per lo sconosciuto.
Chiamate le cose col loro nome. Il terrorismo è terrorismo, la follia è la follia e la guerra è guerra. Il male esiste. Come il bene. Fortificateli nel bene.
Perseguite la pace.
La solitudine è essa stessa fonte di paura.

In questi giorni di smarrimento, di repentine rappresaglie in nome di non so chi, di violenza e morti senza confini, in questi giorni avrei desiderato che le voci di un tempo si levassero a tornare a chiedere la pace. A rifiutare la violenza. A promuovere un modo diverso di stare al mondo.
Non è stato così.
Allora mi chiedo: c'è alternativa alla paura? L'alternativa c'è. Ed è la vicinanza, la condivisione, la solidarietà. Vorrei che stessimo tutti in una simbolica piazza a stringerci assieme e a dirci non passeranno.
Non possiamo tacere nè nasconderci. La nostra libertà dipende da questi pochi, preziosissimi primi momenti. Non disperdiamoli.
E a chi nutre ragionevoli dubbi sulla nostra possibilità di farcela, di resistere, di testimoniare un modo diverso di affrontare la vita, mi sento di dire:

Coraggio. Siamo piccole fiammelle disperse e fragili che, tutte insieme,

stanno cercando di tenere la brace accesa

Non dimenticatelo
Non spegnetele. Non spegnete la pace

Questo articolo è stato pubblicato qui

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