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di Bernardo Aiello martedì 9 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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Terremoti e maremoti – Un eccesso di preoccupazione nella pubblica opinione

Terremoti e maremoti – Un eccesso di preoccupazione nella pubblica opinione

Il succedersi di eventi sismici a distanza ravvicinata di tempo (Sumatra, L’Aquila, Haiti, Cile) ha causato nella pubblica opinione sgomento e preoccupazione; qualche quotidiano, non sappiamo sino a che punto con sincerità d’intenti, ha addirittura spinto a pensare che questi eventi possano essere fra loro collegati e che il pianeta Terra, per qualche incognito motivo, sia entrato in crisi, quasi pronto a spaccarsi in due. Le cose, però, non stanno proprio così.
 
Questi eventi sismici, avvenuti a così grande distanza l’uno dall’altro, sono collegati fra di loro esclusivamente dalla loro origine in quella che gli studiosi chiamano tettoniche a zolle e che descrive la costituzione e l’evoluzione nel tempo della crosta terrestre. Si badi bene che quest’ultima è, se paragonata al resto del pianeta, di spessore estremamente contenuto, come la buccia di un frutto. Il raggio della Terra è di circa 6.370 chilometri, lo spessore della crosta terrestre si aggira sui 10 chilometri. Essa non è un tutt’unico, bensì è suddivisa in porzioni rigide denominate placche tettoniche, le quali si muovono l’una rispetto all’altra. In corrispondenza delle linee di contatto fra placche diverse si trovano le catene montuose ed i vulcani, generati proprio dai movimenti delle placche; e sempre in queste zone si verificano i terremoti.
 
Cos’altro possa poi collegare, ad esempio, il terremoto di Haiti con quello del Cile, non è dato capirlo.
 
Ma chi muove le placche, creando monti, vulcani e terremoti? La risposta è: gli strati più interni del pianeta, che sono più pesanti, che sono in parte plastici perché sottoposti a pressioni fortissime, che si è quasi certi ruotare rispetto alla crosta e che si stanno progressivamente raffreddando. Il pianeta Terra, formatosi qualcosa come quattro miliardi e mezzo di anni fa, cede gradatamente energia al cosmo: il suo nucleo la cede agli strati più esterni, sino a raggiungere la crosta, dove essa fa muovere le zolle tettoniche e viene utilizzata anche per innalzare le catene montuose, per rendere incandescenti le rocce fuse che formano i vulcani e per i terremoti. Poi questa energia viene rilasciata nel cosmo sotto forma di calore.
A questo punto sono due le considerazioni da fare.
 
La prima è che qualche volta è successo che i fenomeni collegati alla tettonica a zolle abbiano fatto danni colossali, addirittura impensabili. Il più grande evento distruttivo delle varie forme di vita esistenti sulla Terra, avvenuto ovviamente in lontanissime ere geologiche, non è stato quello dell’impatto con il gigantesco asteroide finito sullo Yucatan, bensì un evento collegato alla tettonica a zolle, che ha fatto scomparire il 95 % delle forme di vita all’epoca esistenti. Quelli di oggi, al confronto, sono assolute sciocchezze e non devono preoccupare più di tanto.

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di Bernardo Aiello martedì 9 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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