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 Home page > Tribuna Libera > Putin: "’Contro l’Isis uniti come contro Hitler’"

Putin: "’Contro l’Isis uniti come contro Hitler’"

E’ questo l’impegno contro il Califfato proposto dal leader russo Vladimir Putin. Evidentemente scorre sangue bellicoso nelle vene di questi biondi discendenti dei Vichinghi.

Da parte sua il Segretario di Stato americano John Kerry, in un discorso pronunziato all’ambasciata americana a Parigi, ha sostenuto che i terroristi che hanno agito a Parigi venerdì scorso insanguinando le strade della capitale francese sono “mostri psicopatici”. Insomma, qualcosa di simile all’idea che comunemente si ha delle SS. Il parallelismo analogico sembra reggere bene.

A questo punto potrebbe essere utile una lezione di storia, magari partendo da Primo Levi, lo scrittore di opere sul nazismo come Se questo è un uomo ed I sommersi ed i salvati.

Scrive Levi «….. i tedeschi, in grande maggioranza, hanno accettato all’inizio, per pigrizia mentale, per calcolo miope, per stupidità, per orgoglio nazionale, le “belle parole” del caporale Hitler, lo hanno seguito finché la fortuna e la mancanza di scrupoli lo hanno favorito, sono stati travolti dalla sua rovina, funestati da lutti, miseria e rimorsi ….. ».

Per approfondire l’argomento vediamo come gli storici valutano le motivazioni dei tedeschi che si affidarono ad Adolf Hitler. Gli storici considerano le due guerre mondiali come un unico conflitto durato dal 1914 al 1945. In sostanza le ragioni della secondo guerra mondiale sono tutte nei trattati di pace della prima seguiti all’armistizio di Compiègne, nell’umiliazione inflitta alla Germania e nei costi economici e sociali pagati dal popolo tedesco nel primo dopo guerra. Da un lato la becera stupidità dei politici delle potenze vincitrici del primo conflitto mondiale, dall’altro la follia militarista delle camicie brune; strettamente collegate l’una all’altra.

Ebbene, ci si chiede, quali sono le motivazioni che spingono migliaia di forein fighters a combattere in Siria ed in Iraq nelle file dell’Isis?

Non è facile rispondere a questa domanda. Ma, se si vuole disinnescare la “bomba Isis”, occorre farlo.

Forse dette motivazioni vanno ricercate nella ricerca di affermazione di un mondo arabo che non è ancora riuscito a dimenticare il troppo recente passato coloniale, quando i confini degli Stati venivano segnati sulle cartine geografiche con la riga e col compasso (non a caso il Califfato è mezzo in Siria e mezzo in Iraq) ; e che vede nel fenomeno “Israele” una sorta di prolungamento del colonialismo. E forse le migliaia di forein fighters sono vittime di una sorta di neo-militarismo simile a quello che diede vita alla Germania nazista.

Questa analisi può non essere corretta, ma una cosa è certa: le bombe di Putin e di Hollande non sfiorano nemmeno il problema che vorrebbero affrontare. Esse sono inutili.

Foto: Marina Lystseva/Flickr

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