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 Home page > Tribuna Libera > Interessi bancari: la spirale del debito all’infinito

Interessi bancari: la spirale del debito all’infinito

Le nostre banche hanno una loro storia. Negli anni di Giolitti si verificò lo scandalo della Banca Romana. Secondo una consolidata usanza del nostro Paese allora nessuno pagò; anche perché nella vicenda erano coinvolti anche alcuni esponenti della famiglia reale. Ma la politica fece una riforma che metteva gli Istituti di credito al riparo dal ripetersi di simili fenomeni delinquenziali grazie al controllo esercitato sulle banche dalla Banca d’Italia.

Le banche che uscirono dalla riforma dell’epoca giolittiana erano praticamente pubbliche amministrazioni che devolvevano in beneficenza i loro utili. Nessuna facile ruberia e nessun rischio di fallimento, ma l’efficienza lasciava molto a desiderare. Era la politica a decidere tutto su di loro, dalla gestione del personale, alle nomine dirigenziali, al conferimento di crediti e così via. Le banche giolittiane, volendo cercare un paragone analogico col mondo animale, erano mucche da latte. Per l’Italietta dell’epoca e per la sua ben magra economia, erano sufficienti.

Le cose sono drammaticamente cambiate con il boom del dopo-guerra e con l’ingresso del nostro Paese nella Comunità Europea. Le banche sono diventate potenti Società per Azioni che falliscono, sono amministrate con l’obiettivo di produrre ricavi, sono sempre alla ricerca dell’utile che allontani dall’incubo del bail-in, come si dice in inglese la nuova procedura per affrontare le crisi bancarie senza l’intervento salvifico della Mano Pubblica (insomma, devono fare da sole).

Le banche, da mucche che erano, si sono così trasformate in tigri del Bengala assetate di sangue.

Ovviamente il tutto nella più italica confusione possibile, senza che nessuno pensasse ad un profondo rinnovo della normativa che disciplina il credito. Alla fine abbiamo avuto anche le morti.

In questo quadro così complesso e continuamente cangiante, è di fondamentale importanza per il cittadino attenzionare il settore delle sofferenze, ossia del recupero dei crediti bancari. Cari cittadini, se per caso avete un contenzioso con una banca siete nei guai seri.

E se anche siete riusciti ad ottenere una sentenza scritta in nome del popolo italiano che tutto definisce, siete ben lontani dall’essere in salvo.

E qui dovete seguirmi in un settore un poco ostico, quello del diritto. Dovete imparare cosa è l’offerta reale.

Quando voi andate con la sentenza in mano ormai, come si dice in linguaggio forense, passata in giudicato e cercate di pagare il vostro debito, non ci riuscite. Le sentenze, infatti, non dicono mai l’ammontare del debito perché vi sono da conteggiare gli interessi risarcitori. Questi vanno conteggiati per legge sino al soddisfo, ossia fino all’atto dell’effettivo pagamento. Di ciò approfittando, la banca vi dirà semplicemente che la somma che volete dargli non è corretta, che dovete dargli di più. E se pro bono pacis decidete di accontentarla, la banca dirà che ha rifatto i conti e che nuovamente la somma è insufficiente. A questo punto il vostro avvocato vi dirà che dovere fare l’offerta davanti agli ufficiali giudiziari. Questa è quel che si chiama offerta reale. I monarchi non c’entrano nulla: reale deriva dal latino e vuol significare che non state offendo alla banca qualcosa di simbolico, ma del concreto denaro.

La normativa che regola l’offerta reale è nel codice civile e prevede che la banca possa anche rifiutare l’offerta ricevuta e che serva così un nuovo procedimento giudiziario per definire quanto la sentenza emessa in nome del popolo italiano ha stabilito. Insomma, serve una seconda sentenza in nome del popolo italiano.

Per fortuna il rifiuto della banca deve essere fatto secondo certi criteri. In particolare deve mettere il debitore in condizione di pagare, ossia la banca deve dire quanto vuole.

Se proviamo a togliere quest’ultima disposizione, si crea un mostro. La banca continua a non dire quello che vuole di più e, di processo in processo, una serie infinita di processi e le sue richieste vanno, letteralmente e non per dire, all’infinito.

Poco male, direte voi, il codice civile prevede che la banca lo debba dire quanto vuole. Basta che giudici ed avvocati lo verifichino e tutto va a posto.

Ma le cose, purtroppo, non stanno così. Chi ha esperienza di contenzioso bancario conosce benissimo la capacità della banca di raggiungere chiunque, cancellieri, giudici, avvocati, periti, di tutto e di più (specialmente se si tratta di una grande banca). La capacità corruttiva della banca è infinita e quasi impossibile da provare. Non è facile dimostrare che l’erogazione di un mutuo a condizioni di favore sia, invece, qualcosa di sconveniente. Ed alla fine il cittadino si trova in una spirale infinita che, colpo dopo colpo, lo priva senza colpo ferire di tutti i suoi beni. Alla banca basta non dire mai quello che vuole e farlo passare in cavalleria.

Ovviamente questo con le banche giolittiane mucche non accadeva; accade adesso con le banche della Comunità Europea tigri del Bengala assetate di sangue.

E, purtroppo, di rimedi non se ne vedono. E’ una facile previsione che i suicidi da credito continueranno.

Per questo i cittadini farebbero bene ad evitare sempre e comunque di ricorrere al credito. E’ una pratica troppo rischiosa.

 

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