Perché un blog collettivo quale Strozzateci Tutti apre un profilo su AgoraVox? Semplice, riteniamo che uno strumento di comunicazione di massa debba essere un collettore di informazioni ma anche uno strumento valido in grado di verificare e accreditare la notizia pubblicata. Una constatazione ancora più cogente visto che intendiamo occuparci di mafie.
Se fosse possibile condensare in un’immagine il nostro rapporto di collaborazione descriverei una di quelle scene cinematografiche in cui l’alternarsi dei primi piani mostra l’incrociarsi degli sguardi e subito dopo, allargando l’inquadratura, due volti sorridenti. È un gesto di fiducia reciproco nato da una comune intesa sulla libertà di pensiero e di parola.
Chi siamo? Ventitré, donne ed uomini, che provengono da diverse esperienze: dal giornalismo, dall’università, dall’associazionismo, dalla sperimentazione letteraria. Tutti precari, ma determinati. Abbiamo alle spalle, anche i più giovani, prove di scrittura su mafia, ‘ndrangheta e camorra. Alcuni di noi sono rappresentativi di un impegno civile quotidiano, calato nella dimensione professionale.
Perché ci siamo uniti? L’incontro è nato sull’onda dell’indignazione. Non sopportavamo che la società civile rimanesse silente di fronte alla gravità della dichiarazione resa dal Presidente del Consiglio il 28 novembre 2009 ad Olbia quando dichiarava di fronte ad una platea plaudente:
«Se trovo quelli che scrivono libri di mafia e vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura, giuro che li strozzo».
Gli unici a ribellarsi pubblicamente furono gli attori Michele Placido e Remo Girone, tirati in ballo per La Piovra, e lo scrittore Carlo Lucarelli. La società civile dormiva e se c’era guardava da un’altra parte.
Alcuni di noi hanno cominciato a scrivere e a raccogliere adesioni. Il 15 dicembre 2009 ci siamo incontrati. Chiusi in una stanza, quasi carbonari, ci guardiamo negli occhi (ancora un atto di fiducia). C’è allegria ma questo non vuol dire che non si respiri tensione. Qualcuno rompe il silenzio: «Che si fa?» La risposta è immediata e contemporanea: «Bhè, allora dovrà Strozzarci tutti!». Risate collettive. Da allora lo scambio di mail è diventato sempre più frequente e ne è venuto fuori un manifesto, quasi una carta dei valori, in cui ci riconosciamo:
«L’idea che ci muove è riunire saperi e competenze, condividerli senza titubanze né timori perché la condivisione è parte integrante dell’impegno civile. Proporre una risposta composita e articolata alla composita ed articolata fenomenologia della criminalità. Mettere a disposizione dei lettori una osservazione partecipata che nasce dal confronto quotidiano con le mafie, analizzarne il prisma che si declina in ambienti, territori e professioni eterogenee. Indagare i fattori di ordine materiale e culturale, il senso comune dei fenomeni, i riflessi psicologici della condizione di soggiogamento al crimine, cercare le risorse a cui è possibile attingere per liberare le coscienze e i corpi. Fondare la specificità di un linguaggio data da un’appartenenza territoriale, esprimere una scrittura che affronta il dettaglio, lo vive e non se ne distacca, in una voce composita che non va di fretta per imporsi e dimostrare di sapere, ma che si fa forte e si confronta con i propri dubbi e le molte domande. Un sapere in itinere, in corso d’opera che non si colora di assunti professorali o taumaturgici, ma che si plasma di diversità e incontro».