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di StrozzateciTutti (sito) sabato 20 novembre 2010 - 0 commento oknotizie
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La fine della Sixth Family

Rizzuto hanno scritto la storia della mafia in Canada. Qui Nicolò, Nick senior, era arrivato nel 1954, dopo aver sposato la figlia del capobastone di Cattolica Eraclea e lavorato come campiere nelle terre del barone Agnello. Il suo omicidio sembra tuttavia segnare la fine della Sixth Family, anche se è ancora in vita il primogenito, Vito, che dal carcere ha dovuto assistere impotente all’omicidio del figlio prima e del padre dopo.

Il vecchio boss aveva 86 anni quando è stato ucciso, il 10 novembre, davanti alla moglie, Libertina Manno, e alla figlia Maria. Ma questo è solo l’ultimo atto di una lunga catena di omicidi che ha come unico scopo la distruzione dei Rizzuto. In ballo ci sono i soldi e il potere, i giochi della finanza internazionale, il traffico di stupefacenti, investimenti di miliardi di dollari.

Una guerra che si combatte tutta tra Cosa Nostra e la ’ndrangheta, in cui si mescolano odii antichi e progetti di futuri guadagni.

Quando Nick senior arrivò a Montreal, la famiglia dominante era quella dei Bonanno, rappresentata dal loro luogotenente Vic Cotroni, originario di Mammola (Rc). Nel 1975 Cotroni cede il passo a Paul Violi, anch’egli calabrese, di Sinopoli. Ma tra i due non ci fu continuità. Violi era più aggressivo, non trattava con nessuno e non scendeva a compromessi. Rizzuto si sentiva forte, grazie all’alleanza con i Cuntrera-Caruana, impegnati nel traffico di eroina dal Canada agli Stati Uniti, e cercò di sfidare Violi. Fu costretto a rifuggiarsi in Venezuela.

Ma non fu una sconfitta definitiva: fece uccidere Violi nel 1978 e così il padrino potè rientrare a Montreal. Ebbe la fortuna di riuscire a sfuggire a tutte le indagini della polizia, canadese e italiana. I problemi seri cominciarono quando Salvatore Vitale, appartenente alla famiglia Bonanno, decise di vuotare il sacco.

Il 20 gennaio del 2004 fu arrestato suo figlio Vito. Nel febbraio 2005 scattò a Roma l’operazione “Brooklyn” che bloccò il processo di infiltrazione nelle cosidette 21 Grandi Opere. Furono emesse diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa. Il primo provvedimento fu notificato in carcere a Vito Rizzuto.

Poi fu la volta di Giuseppe Zappia, anziano ingegnere nato nel 1925 a Marsiglia da genitori calabresi e trasferitosi in Canada, bloccato in un appartamento di lusso ai Parioli. Tra gli arrestati figurano un algerino residente in Francia, un broker canadese, un cingalese. Ma l’inchiesta coinvolse anche avvocati romani, imprenditori e uomini d’affari siciliani e parigini. Furono perquisite le sedi di società di costruzioni italiane e francesi.

Zappia era un esperto di affari internazionali: aveva già realizzato il villaggio olimpico di Montreal nel 1976, dove era stato coinvolto in uno scandalo di tangenti, e altre infrastrutture negli Emirati Arabi. Nel 1997 si era trasferito a Roma.


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Mafia Canada Rizzuto

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