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Shrek forever after

La recensione in anteprima dell’ultimo capitolo della saga dell’Orco Verde Shrek e famiglia

Shrek forever after

Ebbene sì, con più di un mese di anticipo dall’uscita italiana (in netto e clamoroso ritardo con quella americana), ieri sera abbiamo assistito all’anteprima sul suolo italiano di Shrek 4.

Che ormai il 3D in ambito d’animazione sia arrivato a livelli fantastici, non v’era dubbio e anche la Dremworks non è da meno di altre big (vedi Pixar Disney). All’interno della diatriba se il 3D sia o meno il futuro della cinematografia, l’animazione, come semrpe, risulta essere un genere d’eccezione, che non si piega alle solite regole del mercato e delle velleità autoriali.

In questo quarto episodio, ritroviamo l’orco più famoso con i pargoli alla soglia del primo compleanno, una vita che, seppur felice, è come congelata nella sua quotidianità tanto che Shrek si sente perso, non si sente più un orco che faceva paura, ma bensì un mansueto elemento d’attrazione turistica.

Così, come accade molto spesso nella vita di tutti gironi, l’impavido Shrek inizia a chiudersi nei suoi rimpianti, si lascia condizionare, cede a quella sensazione sgradevole di imperfezione, di cose lasciate a metà, di insofferenza che lo rende, giorno dopo giorno, insensibile, astioso, furente.

Pian piano si lascia tutto alle spalle, l’amore di una moglie, dei figli, degli amici di una vita (ciuchino, Gatto con gli Stivali ecc ecc) andando alla ricerca disperata di un modo, di un varco che lo riconduca a quella vita (da single) che, secondo lui, lo rendeva felice.

Senza pensarci, sigla un contratto con Tremotino, un piccolo astioso sociopatico che cerca in tutte le maniere di ottenere il reame che stava per ottenere prima dell’arrivo di Shrek. Con il bacio del vero amore, Shrek liberò Fiona dalla sua prigionia mandando in frantumi i sogni velleitari di Tremotino.

Credendo di ottenere un girono da Orco dopo millenni dando in cambio un giorno qualunque della sua infanzia, Shrek si ritroverà imprigionato in un universo parallelo dove lui non eiste, Fiona è a capo della rivolta degli Orchi, adirata con la vita per averla lasciata relegata in una torre per metà della sua vita, ciuchino fa il radio-taxi per le streghe, il Gatto con gli Stivali è obeso e Tremotino è il re di Far Far Away. Quello che Shrek ancora non sa è che per non scomparire nell’oblio al termine del suo (ultimo) giorno da orco dovrà far innamorare di nuovo Fiona di sé e ricevere il bacio di amore eterno, unico mezzo per mandare a monte il contratto magico. Una vera missione impossibile perché Fiona, non essendo stata salvata dal suo veroamopre, ha lasciato che il suo cuore appassisse, ora dopo ora, mollando la presa e le speranze salvandosi da sola.

Così, deluso, impaurito e solo, Shrek inizia a capire quanto sia stato stupido a mollar tutto quello che aveva. Tra una gag e l’altra, ritrovando im meccanismi comici che tanto abbiamo amato, Shrek riuscirà nell’impresa, salvando Fiona e lasciandosi salvare da lei e dal suo Amore per la seconda volta, riottenendo in cambio la sua vita, la sua famiglia.

E’ vero, è un film d’animazione, ma che porta con sé una grande verità che troppo spesso, nella frenesia del momento, ci dimentichiamo: rendersi conto che il Paradiso è già in nostro possesso, basta solo saperlo vedere.

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