Ormai è una realtà di fatto: le pensioni del futuro copriranno meno della metà del proprio reddito.
Nelle scorse settimane è rimbalzata la decisione del commissario straordinario dell'Inps Antonio Mastrapasqua di rendere pubblici una quarantina di dossier che registrano il graduale abbassamento della copertura previdenziale per le attuali generazioni di lavoratori, che andranno in pensione anche più tardi (in media 70 anni).
La verifica "tecnico-attuariale" dimostra come il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo (introdotto con la Riforma Dini del 1995) eroderà gradualmente l'importo finale degli assegni.
Per i lavoratori dipendenti si passerà dall'attuale 52% della retribuzione (54% considerando la gestione separata di elettrici, telefonici, trasporti, dirigenti d'azienda) al 54% nel 2015 per scendere al 46% nel 2037.
L'aumento iniziale delle retribuzioni medie è dovuto al fatto che nei prossimi anni andrà in pensione la generazione del baby boom, con una solida vita lavorativa alle spalle e importi calcolati in gran parte con il vecchio metodo retributivo.
Per la generazione attuale lo scenario si profila ben diverso.
Ad esempio un artigiano nel 2010 va in pensione in media con la metà di quanto guadagna, avrà un leggero aumento del grado di copertura fino al 53% nel 2018 (sempre per effetto del sistema retributivo) ma poi calerà al 43% nel 2037.
Stessa sorte per i commercianti, che attualmente dispongono di una media del 46% (sommando le prestazioni di vecchiaia, anzianità, invalidità e reversibilità) che salirà al 52% nel 2017 per poi crollare al 44% nel 2037.
Facendo un calcolo veloce: 48mila redditi da lavoro, 21mila euro di pensione.
Per i parasubordinati non si hanno ancora stime precise, anche se si ipotizza addirittura un 14% della retribuzione, ma sono calcoli imprecisi, mentre altre stime ipotizzano una fascia dal 36% al 50-55%.
Insomma oltre la metà del proprio reddito non si sfugge.
Questo per le giovani generazioni comporta un duplice scenario: lasciare che il tempo scorra senza trovare un rimedio e accontentarsi di dimezzare drasticamente il proprio stile di vita in un'età delicata come la vecchiaia, situazione che sarebbe foriera di non pochi disagi e rischi, oppure costruirsi da subito una pensione di scorta che compensi l'abbattimento degli assegni pubblici.
Il mercato per fortuna offre diverse soluzioni per chi non vuole sfidare la sorte e preferisce risparmiare come una formichina lungimirante per proteggere il proprio futuro.
La prima soluzione potrebbe essere un fondo pensione, da agganciare eventualmente ad un Pac (piano di accumulo) finanziario.
Bastano anche 100 euro al mese, da investire in un piano assicurativo protetto (il mercato ne offre diversi a capitale garantito e con un rendimento minimo annuo del 2%) per un periodo compreso dai 10 ai 25 anni e riscattare l'investimento sotto forma di rendita vitalizia o liquidazione del capitale.