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Rugby: i due Big Ben

Ospitiamo i racconti dal Sei Nazioni di rugby di Marco Pastonesi, storico inviato della Gazzetta dello Sport. 

Un Big Ben sta a Londra, gli altri due nell’Inghilterra: Ben Youngs e Ben Foden. Tutti e tre dettano il tempo. A modo loro i due giocatori, cresciuti a uova, pancetta & rugby, anche se le cose in comune si esauriscono qui.

Youngs ha 22 anni, è alto 1,78 e pesa 92 chili, Foden 26 anni, 1,83 per 93. Youngs è di Norwich, nel Norfolk, a nordest di Londra, dove tira aria di Manica. Foden è di Chester, nel Cheshire West, a nordovest di Londra, dove spunta il Galles. Youngs è stato portato al rugby da papà Nick, antico mediano di mischia del Leicester e dell’Inghilterra, insieme con il fratello Tom, tallonatore a Nottingham. Foden è stato guidato al rugby da papà Rob, buon giocatore ma bocciato a un provino con Sale, insieme con il fratello Tom. Youngs gioca mediano di mischia, anche se in Nazionale ha esordito da ala, Foden gioca estremo, anche ala o centro, ma il suo sogno è sempre stato giocare mediano di mischia.

Youngs è un ragazzo prodigio: con i Leicester Tigers a 17 anni è stato il più giovane a esordire in campionato, già in Nazionale nella Under 16, 18 e 20, poi nella Seven e nei Saxons (la seconda squadra), infine nell’Inghilterra a 20 anni, adesso è una stella mondiale per leadership e carisma. Foden è un giocatore prodigioso: selezionato nell’Under 16 e 19, poi nella rappresentativa England Counties, a 23 ha esordito in Nazionale contro l’Italia, adesso è una stella mondiale per fantasia e velocità.

Youngs è un contadino, figlio di contadini, dice di «non amare le luci della ribalta», anzi, «appena posso, torno nella fattoria della famiglia ad ascoltare il canto degli uccelli. E se può sembrare patetico, dico che è il modo migliore per ricaricarmi dopo fatica e stress». E non è tutto: la sua famiglia ha regalato un enorme terreno da trasformare in centro sportivo («Cricket, calcio o rugby: c’è bisogno di fare sport»). Foden sta con Una Healy, cantante irlandese della rock band femminile The Saturdays, insieme hanno due cani chiamati Jackson e Bono (in onore di Michael Jackson e di Bono degli U2), e frequentano feste, invadono riviste, occupano blog e Twitter. Per la cronaca: Una è all’ottavo mese di gravidanza.

Youngs è il testimone di una linea di integratori naturali al 100%, rintracciabili – come recita la pubblicità – dalle mucche fino alla tavola. Foden potrebbe essere il testimone di intimo e shampoo. Youngs non ha macchie, Foden sì: un anno fa ha passato una notte in prigione dopo aver messo le mani addosso a un tassista, alle 3 e mezzo del mattino, a Londra («Ma la punizione peggiore è stata dover telefonare ai miei allenatori per spiegare e minimizzare prima di essere sbattuto in prima pagina»). Per Youngs «le partite si vincono con la squadra, anche se chi gioca nel mio ruolo deve prendere molte decisioni e responsabilità», per Foden «gli avanti vincono le partite, ma i trequarti le decidono. Ed è quello che mi ha sempre detto anche mio padre».

Youngs è il tipo che studia il collega francese Morgan Parra («Ma per poter poi diventare me stesso») ed è capace di dirsi «sono un idiota» quando commette un errore, Foden è il tipo che prima di una partita con il Galles dichiara che «noi siamo l’Inghilterra, siamo la Regina Madre, e dobbiamo assicurarci di battere i fratellini».

Youngs e Foden si differenziano anche nello spogliatoio. Youngs racconta che «al “battesimo” dopo l’esordio sono riuscito a cantare una canzone, ma non a bere con ogni compagno». Foden confessa che «io e Ashton siamo gli Stanlio e Ollio della squadra». Youngs, finite le partite, o rimane con i compagni di squadra (dice che «il bello del rugby è stare insieme» e twitta «”Castrito”, ciccione») o sparisce dalla circolazione. Foden, anche se non ama le luci della ribalta («Non ho bisogno di tutte quelle cose insensate, io voglio parlare solo sul campo»), è costretto a convivere con paparazzi e pettegolezzi.

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