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Riesumata la salma del pilota Marcucci. Aveva indagato sulla Strage di Ustica

Alessandro Marcucci era un pilota dell’aeronautica militare italiana distaccato - nel 1980 - alla 46° Aerobrigata di Pisa; dopo l’aeronautica era passato all’aviazione civile. Il 2 febbraio 1992, una domenica limpida e senza vento, l’aereo anti-incendio su cui viaggiava insieme all’osservatore Silvio Lorenzini si schiantò improvvisamente nei pressi di Campo Cecina, sul versante ovest delle Alpi Apuane (in provincia di Massa Carrara). La salma di Marcucci è stata estumulata ieri nel cimitero di Pisa, quella di Lorenzini a Carrara.

È proprio la procura di Massa ad avere aperto - dopo un esposto presentato dall’associazione antimafia Rita Atria - un fascicolo con ipotesi di omicidio per quello “strano incidente”. A condurre le indagini è il procuratore Vito Bertoni, che ha ordinato la riesumazione dei corpi dei due piloti.

“Cerchiamo tracce della bomba. A questo servono le riesumazioni e le autopsie”, ha detto ieri Bertone ai giornalisti, sposando la teoria di quanti credono che quello di Campo Cecina non sia stato un incidente provocato da una manovra di volo azzardata, ma un attentato. Un omicidio. “Cerchiamo nei resti ossei la presenza di un componente chimico che possa orientare l’ipotesi di un ordigno esplosivo come causa della morte”.

La morte del capitano Marcucci è legata ad un altro disastro aereo, quello del volo IH870 che il 27 giugno 1980 si inabissò nei pressi dell’isola di Ustica insieme ai suoi 81 passeggeri. Dal gennaio scorso esiste una sentenza definitiva della Corte di Cassazione: il DC9 I-Tigi dell’Itavia venne colpito durante una battaglia aerea. Fu un missile o la collisione con un altro velivolo a causare la strage.

Sandro Marcucci faceva parte del Movimento Democratico Militare, una corrente che tentava di “democratizzare” l’esercito. Fu durante una delle assemblee che conobbe il capitano Mario Ciancarella. Insieme a lui aveva cominciato ad indagare sul mistero della Strage di Ustica. Quest’ultimo era stato in contatto con il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista in servizio presso la base di Poggio Ballone la notte del disastro. Dettori aveva visto tutto; tornato a casa, sconvolto, aveva confessato alla moglie che quella sera si era stati “ad un passo dalla guerra”. Poi aveva chiamato Ciancarella: 

"Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi". Parlava del Dc9 dell’Itavia finita nel mare di Ustica con 81 persone a bordo. Alle mie domande rispose: “Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle". 

Dettori venne trovato impiccato ad un albero il 30 marzo 1987 in circostanze ancora da chiarire. Marcucci aveva sfruttato le sue conoscenze all’interno dell’aeronautica ed era venuto a sapere che il Mig libico ritrovato sui monti della Sila tre settimane dopo la strage era partito dalla base aerea di Pratica di Mare, nel Lazio. La stessa base alla quale tornarono i rottami del Mig prima di essere rispediti in tutta fretta in Libia... Al momento questa, come quella che sia stata una bomba al fosforo nascosta nell’abitacolo a far precipitare l’aereo di Marcucci e Lorenzini, resta solo un’ipotesi fra le altre.

L’archivio storico online Stragi80, curato da Fabrizio Colarieti e Daniele Biacchessi, ha pubblicato qualche giorno fa l’audio dell’ultimo messaggio ai passeggeri del comandante del DC9, Domenico Gatti, mezz’ora prima dell’atterraggio previsto a Palermo Punta Raisi. La voce è calma, monotona, le parole le stesse che ha ripetuto migliaia di volte. Quel nastro è l’ulteriore conferma del fatto che l’aereo non avesse nessun problema tecnico, come invece si è fatto credere a lungo per sostenere l’ipotesi del cedimento strutturale; un’ipotesi depistante che è stata - finalmente - accantonata, dopo anni di perizie e sentenze.

Le stesse perizie che hanno escluso l’altra teoria, quella della bomba a bordo, ma che alcuni – soprattutto certi politici – si ostinano a spacciare come l’unica valida. Ora la domanda che molti si pongono è: perché? Perché continuare a negare l’evidenza, nonostante tutte le prove e una sentenza passata in giudicato?

Già, perché?

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.243) 16 giugno 2013 18:42

    Perchè?
    Perchè sono in tanti ad essere stati e ad essere tutt’ora traditori dell’Italia, non soltanto militari ubbidienti ai servizi italiani e USA, ma anche politici conniventi come Cossiga e Andreotti (Gladio e Anello) e altri comunque tutti sotto ricatto perchè le loro malefatte sono documentate in diversi dossier, e se ne viene incastrato qualcuno è possibile che si metta a parlare degli altri.

    Io non so se la bomba alla stazione di Bologna sia stata una conseguenza o un depistaggio di Ustica, ma non ho dubbi che perlomeno i morti di Ramstein ne siano una conseguenza diretta: gli 81 morti nel "fattaccio di Ustica" son probabilmente meno di quelli che sono stati ammazzati dopo perchè non emergesse la verità sul fattaccio.

    Una verità sgradevole nascosta da un secolo, da quando la P1 (loggia Propaganda) ha pianificato l’entrata in guerra (1a mondiale) poi il fascismo, l’appoggio a Franco e la seconda guerra, da quando Vaticano, nazisti tedeschi, argentini e italiani hanno complottato contro le democrazie in sudamerica e in Italia, da quando P2, servizi, fascisti e mafia hanno pianificato e gestito la strategia della tensione in Italia.

    Qualcuno l’ha chiamato "il lato oscuro del potere", ma è meglio chiamarlo: "il lato osceno del potere", perchè è il lato "fuori dalla scena" e perchè è un lato che fa proprio schifo.

    GeriSteve

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