Quando il boss è sotto stress: la camorra dei camici bianchi
Il “boom” si è registrato tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, ai tempi della guerra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia, ma la camorra – così come le altre organizzazioni criminali nostrane – continua ad usare l'arma delle perizie psichiatriche per evitare il carcere o per delegittimare quei collaboratori di giustizia (come Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia della storia) che decidono di passare dall'altra parte. In tutto questo, fondamentale è il ruolo dei periti, troppo spesso conniventi o non adeguatamente preparati a riconoscere il confine sottile tra la follia vera e quella simulata, dando così ai boss un grosso aiuto nella gestione dei propri affari. Da “I medici della camorra” un libro di Corrado De Rosa.
Ottaviano (Napoli) 1 aprile 1982 – Una Fiat 128 viene ritrovata in viale Elena, a pochi metri dal Municipio. Nel bagagliaio i carabinieri trovano un corpo, incaprettato e decapitato. La testa viene rinvenuta in una bacinella posta sul lato passeggero di quella stessa autovettura. È una testa “famosa”, quella. Appartiene al professor Aldo Semerari, tra i fondatori della criminologia italiana e con un passato politico che dalla corrente stalinista del PCI degli anni Cinquanta lo vede protagonista – precorrendo i tempi – degli ambienti dell'estrema destra, tanto da proporsi come catalizzatore di un movimento che riunisse le sigle politiche afferenti a quell'ideologia con tutta una serie di gruppi criminali – tra cui la Banda della Magliana – che avrebbero dovuto costituire l'esercito del movimento.
Ma Aldo Semerari è anche altro. È stato professore ordinario all'Università romana “La Sapienza” e direttore dell'Istituto di Psicopatologia forense, è regolarmente iscritto alla Loggia P2 (del quale però non sembra esserci traccia tra i 962 nomi noti, ma sappiamo ormai che gli appartenenti alla loggia erano più di duemila) e negli anni si è occupato, come perito, di molti tra i più importanti casi giudiziari italiani, tra cui l'omicidio Pasolini ed i processi ad alcuni appartenenti al “clan dei Marsigliesi”. Il suo corpo viene ritrovato davanti l'abitazione di Vincenzo Casillo, detto 'O Nirone per via della capigliatura corvina, imprenditore e appartenente alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, 'O professore, del quale cura gli interessi sul territorio quando questi è in carcere. Ma cosa c'entra uno dei più importanti psichiatri e criminologi italiani con la camorra? Se questa storia fosse un film, l'attore principale sarebbe Robert De Niro, che infatti nel 1999 e nel 2002 veste i panni del boss Paul Vitti in “Terapia e pallottole” e “Un boss sotto stress” dopo aver vestito quelli del giovane Don Vito Corleone per Francis Ford Coppola nel 1974. Sostituendo però ai nomi fittizi di Paul Vitti, di Ben Sobel (lo psichiatra – interpretato da Billy Crystal – che si occupa del boss nei due film) e Vito Corleone con quelli ben più reali del già citato Cutolo, di Umberto Ammaturo (tra i leader della Nuova Famiglia, il “cartello” camorristico nato negli anni Settanta per contrastare la NCO), di Michele Zaza detto 'O pazzo e conosciuto come il “Gianni Agnelli del Sud” [1] o di Giuseppe Setola, detto 'O cecato per via di un malattia alla retina che gli permette comunque di fare diciotto morti in pochi mesi, quello che ne viene fuori non è un film, ma la storia – vera – dei rapporti tra la criminalità organizzata e la psichiatria. Fatte salve le fonti presenti tra le note a fondo pagina, le informazioni per questo articolo sono tratte da “I medici della camorra” dello psichiatra Corrado De Rosa.