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Quando il Papa fa rivoltare Kant nella tomba

Il Papa non accetta che lo Stato legiferi sulla vita salvaguardando l’autodeterminazione dei singoli. Per ovviare impone l’obbligo della Chiesa. Se non è ipocrisia questa...

Quando il Papa fa rivoltare Kant nella tomba

Sabato. Come ogni giorno sfoglio il sito dell’Ansa come la mia pseudo-professione mi richiede e come faccio ogni giorno mosso dalla volontà dichiarata di viaggiare attraverso la vita con il più ampio bagaglio di informazioni possibile. Prima pagina. Il Papa dice: "Pericoloso e deleterio uno Stato che legiferi su questioni che toccano la persona". E aggiunge: "La legge morale naturale, forte del proprio carattere universale, permette di scongiurare tale pericolo e soprattutto offre al legislatore la garanzia per un autentico rispetto sia della persona, sia dell’intero ordine creaturale".

Ora, non sapevo che Papa Benedetto XVI fosse un estimatore di Kant tanto da rinvangare una toeria della legge morale universale che nel romanticismo tedesco veniva osteggiata in maniera estrema dall’integralismo teologico. Non sapevo che il Papa avesse preso come suoi gli imperativi categorici kantiani attualizzandoli ai giorni nostri. Soprattutto non avrei mai pensato che il Papa si sarebbe mai permesso di accusare le ingerenze politiche nella vita quotidiana delle persone quando la Chiesa stessa è autrice di ingerenze sistematiche nella vita di una nazione e della politica tesa a governare e ad equilibrare quella nazione stessa.
Secondo Ratzinger, in pratica, il legislatore dovrebbe attenersi alla legge morale universale quando si trova a dover proporre una legge o a stilarne un eventuale testo. Dovrebbe tener conto di questa inclinazione umana all’agire per il bene comune, dove per ’bene comune’ si intende il bene dell’intera umanità a discapito di personalismi e strumentalizzazioni a favore personale.

Ratzinger continua: "senza il principio fondativo della dignità umana sarebbe arduo trovare una fonte per i diritti della persona e impossibile giungere a un giudizio etico nei confronti delle conquiste della scienza che intervengono direttamente nella vita umana".

Secondo il Vaticano, insomma, la dignità della persona sta nell’obbligo di sottostare alle regole non scritte della morale ecclesiastica. Il Papa ha detto chiaramente che "la vita umana non deve essere oggetto di arbitrio". Indi, secondo una lettura che molti potrebbero definire personale, la vita umana deve essere assoggettata inderogabilmente ai dettami non scritti della Chiesa e non può quindi essere oggetto di scelta. Quando parlo di ’vita umana’, naturalmente, intendo i casi particolari come quello di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro. Oppure mi riferisco a casi estremi di gravidanze in seguito a violenze sessuali e cose simili.

Ratzinger ha sfoggiato il massimo della sua ipocrisia. Poverino, non è nemmeno colpa sua se la Chiesa è rimasta quell’accademia di demagogia che non ha saputo e voluto adattarsi ai cambiamenti della società del ventunesimo secolo. Dice: "coniugare bioetica e legge morale naturale permette di verificare al meglio il necessario e ineliminabile richiamo alla dignita’ che la vita umana possiede intrinsecamente dal suo primo istante fino alla sua fine naturale".

Prendiamo Eluana, una ragazza che diciotto anni fa ebbe un gravissimo incidente che l’ha costretta a proseguire una vita in stato vegetativo perdendo buona parte di quella ’dignità’ che il Papa si ostina a voler porre in primo piano. Si è molto discusso di eutanasia, di accanimento terapeutico. La Chiesa e la politica non volevano staccare la spina, la famiglia si. E Ratzinger parla pure di ’morte naturale’. Se si fosse staccata la spina, Eluana sarebbe morta, come poi è successo. E se la scienza non fosse giunta a tali livelli da permettere ad Eluana di rimanere viva attaccata ad una macchina per diciassette anni? Sarebbe morta poco dopo, perchè quella sarebbe stata la sua ’morte naturale’. Ma in quel caso la Chiesa era contraria.

Allora, caro Ratzinger, cosa vuoi? Nessuno mette in dubbio che la vita umana debba essere intrisa di dignità fin dall’inizio, ma ’legge morale universale’ e ’opportunismo’ difficilmente possono andare a braccetto se non grazie a forzature di facile smascheramento.

No all’accanimento terapeutico, la vita deve fare il suo corso, però non staccate la spina sennò muore, c’è di mezzo la dignità. Si inneggia al ’corso naturale della vita’ e poi si condanna quando si stacca quella vita stessa dalla macchina che l’ha tenuta in piedi. E quella macchina, difficile essere contrari, non è il corso naturale della vita.

La scienza va bene solo a tratti. La vita umana non deve essere sottoposta ad arbitrio personale o a leggi che tentino di salvaguardare il sacrosanto diritto della persona di vivere la propria vita terrena in maniera felice e dignitosa. Non sia mai! La vita umana deve sottostare all’obbligo clericale eteronimo dettato da una legge morale kantiana riadattata per l’occasione.

Niente arbitrio... ma solo legge. Niente legge dello Stato, solo quella della Chiesa.
Quella dello Stato si chiama "arbitrio". Quella della Chiesa, dice Ratzinger, NO!

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