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di Andrea D’Antrassi sabato 24 luglio 2010 - 0 commento oknotizie
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Perché abbiamo senso solo se europei

Attualmente vivo e lavoro in Cina, ho l’opportunità di analizzare la realtà asiatica. Volevo fornire un’immagine di come si sente un cittadino italiano, ma anche Europeo in questo continente, attraversato da profindi cambiamenti.

Nell’affrontare le questioni politiche, economiche e sociali che investono gli scenari internazionali odierni, dovremmo sempre aver chiara la scala dei problemi ma soprattutto degli attori in atto. Se questo non avviene, si rischia di cadere in clamorosi errori di analisi ed in scelte politiche miopi ed errate.
 
La riflessione su semplici cifre, relative alla grandezza della popolazione di alcuni paesi del vecchio e del nuovo continente in relazione ad alcuni paesi emergenti aiutano a rafforzare il nostro sentimento europeista.
 
Un paese di dimensioni “medium” come l’Italia (circa 60 milioni di abitanti), infatti, che speranze ha di competere con un paese di dimensioni “large” come gli Stati Uniti d’America (303 milioni di abitanti)? O con un paese di taglia “extra-large” quale la Cina (la cui popolazione si attesta intorno al miliardo e 300 milioni di abitanti)?
 
Il fatto che gli abitanti di due città cinesi come Shangai (18 milioni di abitanti) e Chongqing (quest’ultima sconosciuta ai più, pur essendo la più grande municipalità del mondo con i sui 32 milioni d abitanti) superi il numero dei cittadini spagnoli, ci può lasciare indifferenti?
 
Possiamo ancora pensare con i nostri vecchi schemi nazionali, allorquando veniamo a conoscenza che la Cina sta favorendo, nel corso degli ultimi anni, un incredibile processo di aggregazione delle città più popolose del sud del paese?
Hong Kong, Shenzhen e Canton nel prossimo futuro rappresenteranno una identità urbana di trenta milioni di persone superiore al numero di abitanti dell’Olanda, del Belgio o dei paesi Scandinavi.
 
La forza di quasi tutti i paesi emergenti (Cina, India, Brasile, ma anche la più defilata Indonesia) che vivono un poderoso sviluppo economico risiede soprattutto nel fattore “extra-large”.
 
La Cina, per esempio, paese con pochissime risorse naturali, ha la sua maggior risorsa nella quantità di capitale umano a cui può attingere.
 
E’ per questo che può garantire un numero elevatissimo di manodopera a basso costo, è per questo che quando nel prossimo futuro vedrà diminuire le sue esportazioni, potrà contare su una classe media sempre più corposa, che manterrà alto il livello di consumi interni, rendendo sempre più solida e competitiva la propria economia.
 
Partendo dal presupposto che il nostro continente è composto da nazioni di dimensioni “small” e “medium”, due dati sembrano imprescindibili nel contesto attuale.
 
Ogni paese Europeo preso singolarmente non può competere con gli altri attori “large” ed “extra-large” che si affacciano sempre più prepotentemente nel palcoscenico mondiale.
 
Ogni paese del nostro continente può rilanciare il proprio ruolo internazionale sia in campo economico che politico solamente se si considera parte (attiva), di una realtà più grande costituita dall’Unione Europea.
 
Neanche la Germania, il più popoloso paese europeo, che giganteggia per la solidità della propria economia tra gli altri partner europei può dar testa al duopolio Stati Uniti – Cina che detta le mosse della politica internazionale.
 
Anche per questa ragione, per un banale ma lampante fattore di scala, e di proporzioni, si sente il bisogno di concentrare ogni sforzo per favorire l’integrazione dei vari paesi del nostro continente, affinché si sentano parte di più una patria più ampia, unica in grado di garantire sicurezza e prosperità nei prossimi decenni, quella Europea.
di Andrea D’Antrassi sabato 24 luglio 2010 - 0 commento oknotizie
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