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di Bernardo Aiello lunedì 7 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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Per un’Italia che non cresce, una cura a base di “Voice”

Il dato lo ha sottolineato di Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al recente Forex di Verona: da quindici anni l’economia italiana stenta a crescere. E questo ci mette in una situazione di estrema debolezza davanti alle incertezze dell’economia globalizzata, costo dell’energia in primis.

Il dato contiene di per sé una valutazione: il problema della nostra crescita è un problema sistemico, atteso che esso, nel lungo periodo di tempo considerato, è rimasto indifferente ad ogni alternanza dei due poli al governo del Paese. Insomma, destra o sinistra al potere, l’economia del “sistema Italia” arranca e non si sviluppa.

Non bisogna essere economisti (basta essere semplici cittadini) per vedere come il problema della nostra crescita sia sostanzialmente costituito da quella autentica palla al piede che è il Meridione. Basterebbe una sia pur minima svolta nell’andamento dell’economia delle regioni meridionali per ottenere una crescita nazionale paragonabile a quella dei rimanenti Paesi della Comunità Europea.

Così pensando, però, il problema non lo si risolve, lo si sposta solamente a monte. Per risolvere il problema della staticità dell’economia italiana occorre portare ad una qualche soluzione la Questione del Meridione, il quale, ad oggi, quello che riesce a produce in gran copia è emigrazione. E non è neanche facile indicare rimedi e soluzioni : da circa centocinquanta anni, ossia dall’unità d’Italia, è questo il nostro irrisolto problema dei problemi.

Al riguardo la prima cosa da dire è che non è certamente un problema di risorse; o meglio non è un problema di quantità di risorse da impiegare, bensì al massimo può essere un problema di modalità di utilizzo delle risorse rese disponibili. Questo ce lo dimostrano decenni di piani su piani per il Sud, gonfi di finanziamenti e totalmente fallimentari negli effetti. E, sicuramente, occorre andare oltre l’impiego di risorse.

Un altro aspetto del problema è se debbano essere le popolazioni meridionali a dover trovare e perseguire una soluzione oppure se debbano essere forze esterne le protagoniste. Il ministro Brunetta, ad esempio, è a favore di una nuova Spedizione dei Mille, che veda un’azione esterna innescare e guidare un circuito politico ed economico virtuoso per il Meridione. Qualcun altro spinge più sui temi del federalismo, indicando nella responsabilizzazione della classe politica meridionale la chiave di volta per risolvere il problema.

Sicuramente al riguardo è innegabile che, nelle regioni meridionali come in ogni realtà locale, agiscono contemporaneamente Istituzioni nazionali ed Istituzioni locali. Abbiamo da un lato Prefetture, Forze dell’Ordine, Tribunali, Istituzioni scolastiche, sistemi di trasporto nazionali e così via ; e dall’altro Amministrazioni locali, servizi di trasporti locali, aziende per l’erogazione dell’acqua, Enti per la raccolta ed il trattamento di rifiuti solidi urbani e così via. E non è tanto facile tagliare con un colpo netto i due settori e separare l’uno dall’altro. Questo induce a ritenere che una soluzione non possa non interessarli entrambi.


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di Bernardo Aiello lunedì 7 marzo 2011 - 0 commento oknotizie
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