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  Home page > Attualità > Società > Pensioni e qualità della vita. Italiani cugini poveri in Europa
di Ferdinando (sito) sabato 17 dicembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Pensioni e qualità della vita. Italiani cugini poveri in Europa

Maliziosi ritornelli da ogni parte ci dicono che l’aspettativa di vita è aumentata, nel 2060 il 60% della popolazione europea sarà in età pensionabile, in poche parole ci saranno più vecchi che giovani. In Italia, ad esempio, siamo passati da una spesa pensionistica del 5% nel lontano 1960, ad oggi che supera il 14%. Per diminuire la spesa pubblica pensionistica, si dice che si potrebbe intervenire limitando l’accesso gratuito alle spese mediche; aumentare le quote da pagare per la pensione, oppure aumentare l’età pensionabile. Sono variabili strettamente legate che in qualunque modo si invocano mettono preoccupazione.

A tal proposito, si parla spesso di omogeneizzare e innalzare per tutti l’età di pensionamento in una forbice tra i 65 e 70 anni. La domanda sorge spontanea, se non si confrontano tutti i parametri messi in gioco che senso ha allungare solo l’età lavorativa? Ad esempio, le ore settimanali lavorative incidono nella complessità? Si passa da un monte lavorativo di 42 ore per Rumeni, Bulgari, ed Inglesi ed uno di 35 ore per Francia e Germania.

Ma non basta, occorre inserire anche la mortalità per incidenti sul posto di lavoro. Non è un dato di poco conto se si considera che tra la percentuale di “morti bianche” si passa da uno 0,3% del Regno Unito e dei Paesi Bassi, ad un 3,2% del Portogallo, passando per i paesi baltici sui 2,3%, oscillando tra 1,8 di Repubblica Ceca, Spagna e Romania, mentre Bulgaria, Irlanda, Italia e Cipro, Austria e Slovacchia si collocano tra una media 1,5-1,6%.

Aggiungiamo che non possiamo fare paragoni pensionistici se non teniamo conto dello stato sociale intorno ai lavoratori prima e dopo della pensione. Rispetto ad un tedesco che lavora 35 ore settimanale, che ha una possibilità di morire sul posto di lavoro più bassa di quello italiano, la sua sanità, scuola, stato sociale, non ha niente a che vedere con noi. Ergo, prima di adeguarci con il sistema pensionistico cerchiamo omogeneità con tutti i restanti parametri indice di qualità della vita. Per ogni input qui evidenziato bisognerebbe aprire un focus chiarendo gli ambiti e il contorno complessivo senza farci prendere da populismo e corporativismo.

In che modo possiamo essere propositivi

E’ evidente che l’Europa unita non può essere solo quella economica, quella dei conti da mettere a posto, ma altresì di tutto il resto. Il contorno, lo sfondo culturale normativo, la qualità della vita, la certezza del diritto, delle speranze ed opzioni per il futuro sono elementi imprescindibili. Non si può agire in una direzione invocando l’Europa per le pensioni di anzianità e girarsi dall’altra parte quando si tratta di correggere altre storture direttamente correlate.

Se la corsa all’adeguamento europeo deve tenere conto solo della differenza (spread) tra i rendimenti dei titoli di stato tedeschi (bund) e quelli italiani (btp) siamo messi male. Si ha l’impressione di stare su un pullman con targa Europa con tante ruote motrici ed ognuna gira alla propria velocità. Il rischio che le ruote si sganciano e il pullman vada a sbattere è tanto, poveri viaggiatori che non possono girare in taxi, aereo o in barca. Per questi ultimi i parametri restano gli stessi, tra un ricco tedesco, uno italiano ed uno francese non c’è differenza, tranquillamente possono raccontarsi le barzellette sullo yatch. 

Per ruote motrici di un paese intendo l’impresa, il parlamento, le parti sociali, la parte dirigente che prevede, previene, ha intuito, idee, non pensa a difendere se stessa, ma si proietta al futuro in modo responsabile ed equo sociale.


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