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Papa Francesco ed il cibo negato

 

 

"La Terra va curata e non soggiogata". Sono le parole del Papa che, in occasione dell'Expo dedicata al cibo, non ha fatto mancare il suo messaggio sulle diseguaglianze tra gli uomini ed il non accesso al cibo.
 
Un tempo mangiare insieme, riunirsi intorno ad una tavola anche per condividere una minestra e del pane, era considerata preghiera. La tavola era il momento in cui una famiglia si ritrovava per parlare di quanto era successo e godere del piacere di stare insieme. Ma le sane abitudini muoino in fretta e con l'avvento della modernità pranzare o cenare è diventato un optional. Il consumismo ha preso il sopravvento ed in questo cibarsi sregolatamente magari difronte alla tv abbiamo perso i valori fondanti legati alla terra e di tutti quei prodotti che provenivano da essa. L'uso selvaggio e distorto di considerare il cibo un business sta provocando anomalie tali da perdere le nostre buone e sane abitudini per mancanza di denaro non sufficiente per sfamarsi e soprattutto favorendo le multinazionali che hanno adocchiato il modo di arricchirsi sulle nostre spalle.
 
Non poteva mancare il monito del Papa per questa povertà crescente che ci priva anche del gusto di mangiare nell'opulento Occidente, facendoci somigliare sempre più a realtà dell'America latina. In Italia, come in quelle zone, sempre più gente fruga nella spazzatura in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti, grazie ad una crisi creata per dividere sempre più il mondo in ricchi e poveri. Basti dare un'occhiata alle regole capestro di un'Europa che impone ai nostri allevatori la quota latte da produrre e pagando il latte una miseria ai produttori, salvo accorgersi che sugli scaffali della grande distribuzione il prezzo è triplicato. Ma tutto questo non succede solo con il latte, ma anche con gli agrumi, con le mele, che gli agricoltori lasciano sull'albero in quanto non conviene nemmeno raccoglierle, per una concorrenza sleale rispetto ad altre merci che arrivano da altre parti del mondo.
 
Non ci è consentito più nemmeno di creare un'agricoltura alternativa di tipo famigliare perché gli affari, la finanza inducono gli avvoltoi a mettere veti, multe se qualcuno vuole ritornare a fare il contadino. Bisognerebbe guardare più a fondo e forse sarebbe il caso di scomunicare chi ci nega l'accesso al cibo all'acqua alla terra per farne profitti. Intanto una cosa è certa. Abbiamo perso il senso di comunità. Ci ritroviamo sempre più soli davanti alle nostre miserie ed in questa profonda solitudine i lupi cattivi non ci mettono niente a spolparci vivi dopo aver abbattuto ogni certezza ogni speranza.
 
Recita un antico proverbio indiano: "La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... La terra fu fatta senza linee di demarcazione e non spetta all'uomo dividerla... Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. l'unico che ha il diritto di disporne è chi l'ha creata".
 
Filosofia di un popolo quello indiano, privato delle terre che custodivano, cacciati, confinati in riserve, ridotti in povertà. E' una storia che si ripete, con modalità diverse. Ferree leggi di mercato riducono gli uomini in miseria; la terra più che essere coltivata deve essere scavata utilizzata per costruirci sottraendola all'agricoltura o peggio ancora usarla per tombare rifiuti tossici che ammorbano i terreni, avvelenano i raccolti. E' tempo di custodire la nostra umanità non distruggendo la terra, ascoltando le voci che sanno ancora parlare. 
 
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