Palermo é una parola bellissima. Chiude in sé il racconto di una storia che racconta tante storie.
Palermo é una parola bellissima, é la storia della Sicilia, di tutte le sue disperazioni, di tutti i suoi eroismi, di tutte le sue ribellioni, di tutte le sue rassegnazioni. Non c’é altro luogo che sia Sicilia come Palermo. La capitale di un popolo, diceva Giuseppe Fava, catanese, che non sará mai nazione.
Palermo é stata la Spagna, gli Arabi, gli Svevi, i Mori, gli Angioni. Palermo é stata Federico II. Palermo é stata, ed é, la mafia, la morte e la violenza, Palermo é stata, ed é, la ribellione, il sacrificio, la libertá, Palermo é continuo divenire tra vita e morte, tra rabbia e rassegnazione, tra eroismo e parassitarismo.
Palermo é stata una donna bellissima, tragica e orgogliosa, oggi é una vecchia stanca, sporca e stordita, stordita dal ricordo della sua storia, dall’insoddisfazione del suo essere, dall’impossibilitá di sognare un futuro, prigioniera di un mito, ma forse, appunto, soltanto un mito.
Palermo é una parola bellissima, davvero. Ma oggi questa parola racconta una città stordita e rassegnata. Perché la Palermo bellissima, quella delle tante storie, oggi, avrebbe giá reagito.
La Palermo bellissima, la Palermo dei primi anni novanta, ad esempio, di cui purtroppo non ho potuto vivere tutto, perché sono nato troppo tardi, solo nel 1984. La Palermo che esplose nelle piazze e nei cortei di una intera cittá, dopo le stragi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, la Palermo che batté i pugni sulle saracinesche dei negozi chiusi, per il lutto di due gloriosi servitori dello Stato, la Palermo che appese i lenzuoli bianchi dai balconi di tutte le case per dire no alla violenza e alla morte, la Palermo che travolse i cordoni delle forze dell’ ordine ai funerali degli agenti di scorta di Paolo Borsellino, in cattedrale, per riversare la sua rabbia e la sua voglia di cambiare sui corpi dei politici e del capo della Polizia.
Quella Palermo, che fu la prima cittá d’Italia a ribellarsi contro le mafie e l’ ingiustizia, oggi, avrebbe giá reagito. Quella Palermo che riuscí a far parlare di sé in tutto il mondo, per la prima volta non di mafia, ma di antimafia, non di morte e povertá, ma di vita, speranza, cultura, democrazia, partecipazione, come mai era accaduto, non soltanto in Sicilia, ma in tutto il sud d’ Italia.
Quella Palermo ebbe la dignitá di dire basta, di alzarsi in piedi, ferita e stordita ancora dai colpi pesantissimi del tritolo, ma forte del suo orgoglio, della sua dignitá di capitale di un popolo, un popolo, quello siciliano, che a Palermo, forse per la prima volta nella sua storia, divenne orgoglio di un intero paese.
La Palermo bellissima, quella dei primi anni novanta, oggi, si sarebbe giá messa in piedi, e con la schiena diritta e lo sguardo verso l’alto, si sarebbe spinta verso un orizzonte piú ampio, e degno della sua storia. Si sarebbe spinta verso un Utopia, verso una Idea di futuro e di società.