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di Vincenzo Fatigati lunedì 25 luglio 2011 - 2 commenti oknotizie
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Oslo e l’altro terrorismo

Questo tragico evento ci dimostra come il fondamentalismo terrorista, lungi dall'essere una categoria "culturale", è la "naturale" reazione all'omologazione totalizzante della globalizzazione

Il popolo norvegese non aveva mai conosciuto una strage di queste dimensioni: prima l'esplosione nel cuore di Oslo, dove è stata colpita la sede di un tabloid nei pressi dell'ufficio del premier, e poi in seguito il raid omicida nell'isola di Utoya, dove c'era l'incontro dei giovani laburisti.

Una vera e propria "tragedia nazionale" che per adesso conta 97 vittime; e che ha risvegliato sin dai primi momenti il nostro incubo collettivo degli attentati terroristici. 
Se in queste ore chiaramente, sia in rete che sui nostri televisori, si da spazio alla descrizione e al conteggio della gravità di questi attacchi; si è dato invece meno spazio ad un punto che secondo me merita di essere messo in rilievo. 

Quello che ci dovrebbe far indurre a riflettere è la prima interpretazione che abbiamo dato a questi attentati: 

nell'interpretazione collettiva l'attacco terrorista, - la strage di massa -, è sempre collegata ad un fattore culturale-ideologico cioè al fondamentalismo di matrice islamica. Subito si è pensato e si è detto che dietro ci fosse la mano di qualche cellula di Al-Quaida. Al punto che gli stessi attentati, in una prima fase, sono stati rivendicati dal gruppo estremista islamico di Ansar al-Jihad al-Alami che ha definito le stesse azioni terroristiche come una vendetta per gli oltraggi che sono stati fatti al profeta Maometto, e una ritorsione contro la presenza di soldati norvegesi in Afghanistan. 

Se fosse stato così, l'azione terroristica corrispondeva alla "nostra" interpretazione: cioè, quell'azione omicida, avrebbe in un certo senso "rassicurato" le nostre convinzioni; avrebbe giustificato l'immagine che abbiamo del nemico e quindi avrebbe circoscritto le nostre paure al nome di qualche cellula jihadista . Ma non è andata così. Anzi il ritratto dell'omicida è diametralmente opposto a quello che ci suggerisce il nostro inconscio.

Dietro quelle strage c'è un solo uomo (o comunque poche persone indipendenti). Non una rete di estremisti fondamentalisti, ma un giovane norvegese (Anders Behring Breivik), un fondamentalista cristiano di destra; un anti islamico, appunto. Come è possibile? Come è possibile che il ritratto del presunto esecutore di quest'eccidio sia esattamente opposto all'immagine che ci siamo creati del "nemico"? 

In realtà questo dimostra come i due estremismi - quelle due immagini antitetiche - siano facce opposte della stessa medaglia; la categoria del fondamentalismo, lungi dall'essere un fattore meramente culturale (causato dall'oscurantismo di una cultura), è in realtà la "naturale" reazione all'omologazione totalizzante della globalizzazione. 

Le zone oggi più "fondamentaliste" (sia in occidente che nel resto del mondo) sono proprio quelle che una volta erano le più illuminate e secolari, dove addirittura in passato c'era soggetti politici radicali di sinistra (vedi Afghanistan). Non è un caso che in occidente i fondamentalisti cristiani si trovano nella maggior parte in alcuni stati degli Usa (Bible belt) e nei paesi scandinavi, dove cioè il capitalismo si è sviluppato più velocemente. 


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Cattolicesimo Terrorismo

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