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Nuova interrogazione parlamentare per Niki Aprile Gatti

C’è stato un atto di Sindacato Ispettivo da parte del senatore Lannutti il 19 Maggio scorso. Chiede di verificare l’andamento dell’inchiesta Premium proprio per accertare, nonostante l’archiviazione, la vera causa della morte di Niki Aprile Gatti.

Nell’interpellanza cita anche il "suicidio" di Adamo Bove, proprio per evidenziare il ruolo della Telecom. Inoltre ricorda l’inchiesta Telecom-Fastweb e dice di verificare se ci sia un filo conduttore con l’inchiesta di Firenze.

Bene, chi mi segue da tempo avrà notato che da sempre ho parlato del ruolo della ’ndrangheta, della massoneria e il riciclaggio del denaro sporco tramite società residenti a Londra e San Marino. Più che filo conduttore, è lo schema che è identico. Solamente c’è stata una grande differenza tra le due inchieste: gli arresti, le rogatorie e l’approfondimento sul ruolo della criminalità organizzata.

Ancora non è detta l’ultima parola, ma si percepisce nell’aria che l’inchiesta Premium non si sia allargata ad altri settori. Dopo questa interrogazione e dopo le nostre e mail, spero che ci sia la volontà di approfondire. Anche perché c’è un altra grande e tragica differenza: la morte di un ragazzo incensurato.

Io sono convinto che Niki sia stato una vittima della mafia. Con l’ausilio di alte coperture.

Nuova interrogazione parlamentare per Niki Aprile Gatti

Questo è il testo:


Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

si apprende da notizie di stampa che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha deciso di archiviare l’indagine sulla morte di Niki Aprile Gatti avvenuta in carcere mentre era detenuto in seguito all’inchiesta per truffa telefonica e frode informatica denominata Premium;

Gatti viveva a San Marino dove lavorava come informatico per il gruppo di aziende oggetto dell’inchiesta del magistrato fiorentino Paolo Canessa che vede incriminate la Oscorp SpA, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell’Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra;

il 19 giugno 2008 Gatti riceve la telefonata della madre del titolare/socio dell’azienda per cui lavora: lo informa che il figlio è stato arrestato e lo invita a recarsi dall’avvocato aziendale, Franco Marcolini, per avere spiegazioni. Gatti non ha ragioni per temere nulla e si reca dal legale dell’azienda. All’uscita, alle ore 14:30, viene tratto in arresto con l’accusa di frode informatica;

Gatti non viene trasferito al carcere di Rimini così come avviene per gli altri 17 arrestati, ma, solo fra tutti, presso quello di massima sicurezza di Sollicciano (Firenze). A differenza degli altri imputati non si avvale della facoltà di non rispondere, ma cerca di aiutare i magistrati nella ricerca di possibili informazioni;

al termine dell’interrogatorio di garanzia Gatti è l’unico tra gli indagati ad aver collaborato ed è anche l’unico al quale viene confermata la custodia cautelare in carcere mentre per i "silenziosi" scatta il privilegio degli arresti domiciliari;

poche ore più tardi, nella mattinata di martedì 24 giugno 2008, Niki Aprile Gatti viene trovato impiccato ad una corda ricavata da strisce di jeans e lacci di scarpe nel bagno della cella 10 della IV sezione;

le autorità inquirenti sin dai primi istanti hanno affermato che si trattasse di suicidio e questo è ciò che ha certificato il giudice per le indagini preliminari di Firenze, lasciando irrisolti decine di dubbi e questioni fondanti;

considerato che:

resta senza motivazioni la scelta di condurre un incensurato, Niki Gatti, di 26 anni, accusato di un reato lieve (frode informatica), solo tra tutti gli altri arrestati, in un carcere di massima sicurezza, né appare comprensibile la mancata concessione allo stesso degli arresti domiciliari, riconosciuti invece in casi analoghi. Ad esempio, beneficia, da oggi, di tale misura, sebbene a seguito di un periodo di 80 di permanenza in carcere, Silvio Scaglia, l’ex amministratore delegato di Fastweb, il quale era rientrato spontaneamente dall’estero e si era presentato ai giudici, come Gatti;

Scaglia era stato arrestato perché ritenuto coinvolto nell’inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di due miliardi di euro. L’accusa che grava sulla sua testa è quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale;

non si hanno chiare spiegazioni sul perché alla madre di Niki Gatti fu riferito della sua detenzione presso il carcere di Rimini nel quale, invece, non vi mise in realtà mai piede;

rimane poco chiara la questione della presunta telefonata di rito che Gatti avrebbe fatto a sua madre dal carcere ma che in realtà non venne mai ricevuta;

non si comprende sulla base di quali informazioni le agenzie di stampa uscite immediatamente dopo gli arresti definivano Aprile Gatti titolare della Oscorp (come a volerne accentuare la presunta colpevolezza), quando in realtà questi deteneva appena il 9 per cento del pacchetto azionario;

la Procura di Firenze non spiega come sia stato possibile che alle ore 20:58 del 20 giugno 2008 venisse recapitato a Gatti (che allora si trovava in carcere) un telegramma proveniente dalla sua stessa abitazione (che per logica avrebbe dovuto essere sotto sequestro) che gli ordinava di nominare un nuovo avvocato;

30 giorni dopo l’arresto, l’appartamento di Gatti a San Marino viene completamente svaligiato. La Procura di San Marino dopo diversi mesi archivia la denuncia di furto attribuendo ogni responsabilità dell’espoliazione all’ex ragazza dell’imputato. Eppure non si hanno tracce del personal computer di Niki Gatti, così come non emergono ragioni valide a dimostrare come ciò sia potuto avvenire nella casa di un ragazzo indagato per truffa e successivamente ritrovato morto;

il verbale del carcere attesta un sereno dialogo tra Niki Gatti ed un agente (non meglio identificato) alle ore 10 del 24 giugno, stessa ora e data in cui la perizia data la morte di Gatti;

continua a destare sospetti di non poco conto il fatto che la morte sia avvenuta durante o subito dopo l’ora d’aria in cui c’è piena libertà di movimento nel carcere. Così come desta dubbi la misteriosa sparizione della prima richiesta di opposizione all’archiviazione presentata da Ornella Gemini, madre di Niki Aprile Gatti. Le testimonianze dei suoi due compagni di cella, fondamentali nel confermare il suicidio, non collimano;

non trova risposta il dubbio sul fatto che lacci di scarpe e strisce di tessuto jeans possano sorreggere il peso di un uomo di 92 chilogrammi, così come non la trova la questione sulla legittima presenza di lacci di scarpe in un carcere di massima sicurezza o la capacità per un detenuto di creare a mano strisce di tessuto jeans;

considerato inoltre che:

la vicenda Telecom Sparkle-Fastweb è stata il più grande scandalo economico e politico degli ultimi tempi configurandosi da subito come una truffa dal respiro internazionale costruita attorno alle regole degli inganni e degli insabbiamenti di un tempo, viva espressione di questa imperitura liaison dangereuse che unisce in una sorta di gioco perverso mafia, politica, compagnie telefoniche internazionali (Telecom e Fastweb), neofascisti legati all’alta finanza e alla criminalità organizzata, ufficiali delle Forze dell’ordine e alcuni commercialisti di fiducia;

la questione ruota attorno ad una serie di innumerevoli e giganteschi flussi di denaro che appaiono e scompaiono tra San Marino e Londra, Hong Kong e isole Cayman, per poi affluire come un torrente in piena in conti ben coperti nelle filiali degli istituti di credito italiani;

è proprio l’asse San Marino-Londra a spuntare in occasione di altre truffe telefoniche italo-europee: Phuncards-Broker, Eutelia e l’inchiesta "Premium";

"Premium" è una vicenda ancora oscura legata alle compagnie telefoniche come il centro di spionaggio di Telecom Italia, il suicidio di Adamo Bove, lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb;

nel 2006 Adamo Bove, 42 anni, ex poliziotto e responsabile della security governance di Telecom Italia parcheggiava l’auto a lato della strada e si gettava dal cavalcavia di via Cilea, nel quartiere del Vomero a Napoli morendo sul colpo;

da quanto si è appreso, all’epoca il dirigente era indagato per violazione della privacy per aver "spiato" alcune persone attraverso una rete informatica e, secondo alcune indiscrezioni, il suo nome sarebbe anche emerso nel corso degli accertamenti legati all’inchiesta romana sul "Laziogate";

dal 1995 al 1998 aveva svolto la sua carriera nelle Forze dell’ordine, ricoprendo il ruolo di commissario capo nella Polizia. Dal novembre del 1998 fino a febbraio 2000 aveva lavorato nella direzione generale di Telecom Italia, con incarichi di security management a livello nazionale. Dopo la fusione Tim-Telecom, nell’autunno 2005, era diventato responsabile della security governance, nell’ambito dell’Unità di servizio security, occupandosi principalmente degli aspetti legati alla protezione civile e dell’antifrode;

in seguito alla vicenda gli inquirenti aprirono un fascicolo per istigazione al suicidio, ma nel 2008 l’inchiesta caso del dirigente della security governance di Telecom viene chiusa in quanto secondo il pubblico ministero di Napoli non vi era alcuna evidenza probatoria a sostegno della tesi che Bove fosse stato gettato da altri soggetti dal cavalcavia né che fosse stato istigato al suicidio,

si chiede di sapere:

considerati i numerosi dubbi che, nei quasi due anni dalla scomparsa di Niki Aprile Gatti, non hanno ancora trovato chiare risposte, quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di fare piena luce sulla morte di un giovane informatico incensurato, arrestato dopo essersi costituito e aver chiesto di testimoniare nell’inchiesta Premium;

se non ritenga necessario, per quanto di sua competenza, adottare le opportune iniziative al fine di verificare la possibilità che vi possa essere un filo conduttore tra la vicenda "Premium", il centro di spionaggio di Telecom Italia, la morte di Niki Aprile Gatti e di Adamo Bove e lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb.
 

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