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di RobertaLemma sabato 4 dicembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Nicola Cosentino: «Abbiamo l’obbligo come Commissione di approfondire questa questione»

Il sistema giuridico italiano ha uno strano modo di investigare e di intervenire: tende a frantumare un'unica inchiesta in mille faldoni, tende a responsabilizzare un solo uomo invece di colpire tutte le persone coinvolte nell'atto criminale.

Strana anche la reazione dei massmedia; la maggior parte dimentica di collegare i fatti odierni con quelli passati, impedendo, a chi legge, di farsi una giusta e sana opinione. Lo scopo è alleggerire la posizione del colpito, dell'accusato, mostrarlo meno ''orco'' di quello che in realtà è.

Così succede che un giorno qualunque, la questione Nicola Cosentino irrompe in Commissione ecomafia. Perché soltanto oggi? Perché un politico così potente, con incarichi così strategici e con parenti così speciali, (boss casalesi), non veniva tenuto sotto stretta sorveglianza?

Nell’avviso di chiusura delle indagini, la Procura di Napoli, la stessa che procura titolatrice delle indagini sulla gestione e traffico dei rifiuti in Campania fino al 2009, ha dedicato uno specifico capitolo dell’accusa al ciclo dei rifiuti. Cosentino, scrivono i pm, «contribuiva in modo decisivo alla programmazione e attuazione del progetto finalizzato a realizzare nella regione Campania un ciclo integrato dei rifiuti alternativo e concorrenziale a quello legittimamente gestito dal sistema Fibe-Fisia Italimpianti, così boicottando le società affidatarie, al fine di egemonizzare l’intera gestione del relativo ciclo economico e comunque creare un’illecita autonomia gestionale a livello provinciale, controllando direttamente le discariche, luogo di smaltimento ultimo dei rifiuti, e attivandosi nel progettare la costruzione e gestione di un termovalorizzatore, strumentalizzando le attività del commissariato di governo per l’emergenza rifiuti all’uopo necessario». Dunque uno scenario inquietante «che impone una nuova riflessione sull’emergenza campana e sulla sua gestione», sottolinea Alessandro Bratti, capogruppo Pd nella Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che ha presentato al presidente Pecorella la richiesta che l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’affaire della spazzatura divenga la priorità dell’organismo d’inchiesta. «Abbiamo l’obbligo come Commissione di approfondire questa questione», ha ribadito Bratti, la cui richiesta è stata accolta da Pecorella.

Le domande da porre e che devono porsi i magistrati sono:

  • I diversi commissari straordinari che si sono succeduti dal 1994 al 2010 in Campania, in quale modo potevano ignorare l'agire di Nicola Cosentino?
  • Di chi erano le firme sopra le autorizzazioni, sopra le concessioni, chi gestiva i bandi e gli appalti che Cosentino, secondo i pm, pilotava facendoli vincere ai suoi amici?

Potevano i commissari, i vertici degli enti preposti a supervisionare la gestione dei rifiuti ignorare il potere di Nicola Cosentino? Se i pm dicono che Cosentino gestiva, in piena autonomia, le discariche, poteva lo stesso Bertolaso e quindi il Cipe e quindi il consiglio dei ministri ignorare l'illecito? Come si può iscrivere sul registro degli indagati, quindi accusare, solo Nicola Cosentino? Il procuratore di Napoli, come può credere, davvero, che solo Nicola Cosentino ha gestito, per tutti questi anni, la programmazione e l'attuazione del progetto finalizzato a realizzare un ciclo integrato dei rifiuti? Le intercettazioni, le prove delle falsificazioni delle analisi sulla valutazione impatto ambientale, chi le ha firmate? Cosentino? La Fibe-Fisia Italimpianti, società che si è prestata al gioco sporco di Cosentino, di chi era? Non è di Impregilo e quindi, Impregilo sapeva? Certo che sapeva, lo sapeva dal 2000.


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di RobertaLemma sabato 4 dicembre 2010 - 0 commento oknotizie
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