L’ultima esalazione di una Giustizia moribonda? No, soltanto fumo negli occhi.
Nicola Cosentino, accusato di essere l’uomo ombra, il tramite tra Stato e camorra.
Il clan dei casalesi lo avrebbe sostenuto in tutte le elezioni alle quali ha preso parte, dal 1980 a oggi. Accusato di aver condizionato e gestito le strategie politiche in materia di rifiuti in Campania; l’uomo degli appalti controllati, delle aree da comprare, rilevare, gestire, violare, l’uomo a cui spettava decidere delle assunzioni aiutato dagli amici corrotti o soci negli affari sporchi. Amici istituzionali e mafiosi. L’uomo che grazie alla complicità di ministri, presidenti di inchieste e di commissione, di dirigenti e di soldati infilati sulle poltrone giuste, grazie alle relazioni con due imprenditori ritenuti legati alla criminalità organizzata, Sergio e Michele Orsi, quest’ultimo ucciso nel giugno 2008 poco dopo aver iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati, ha tenuto e tiene tutta la Campania chiusa in un pugno.
Un anno dopo l’ordinanza cautelare firmata dal gip Piccirillo e non autorizzata dal Parlamento e anche grazie al divieto di usare le intercettazioni a carico di Cosentino che lo inchiodavano al di la ogni ragionevole dubbio, la giustizia torna a bussare alla porta di Nicola Cosentino.
Dovrà difendersi in una aula di tribunale dall’accusa schiacciante di concorso in associazione camorristica. Il Pd gli chiede di lasciare lo scranno a Montecitorio. “Deve rinunciare immediatamente all’immunità parlamentare e farsi processare”, dice il segretario regionale dei Democratici Enzo Amendola. Sulla stessa linea i responsabili nazionali giustizia e sicurezza Andrea Orlando ed Emanuele Fiano, che parlano di “stridente incompatibilità tra le condotte di cui le indagini danno conto e gli incarichi politici e istituzionali” di Cosentino. “Deve lasciare la guida del Pdl in Campania”. Tutti personaggi che sanno e sapevano chi era e cosa rappresentava Cosentino. Ma adesso possono parlare. L’avviso di conclusione delle indagini è stato firmato dai pm Giuseppe Narducci e Alessandro Milita. Secondo gli inquirenti, Cosentino avrebbe “garantito il permanere dei rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica” e avrebbe anche “contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei Casalesi” mirava ad “un ciclo integrato dei rifiuti alternativo e concorrenziale”, boicottando le società affidatarie per creare “un’illecita autonoma gestione a livello provinciale, la cosiddetta “provincializzazione del ciclo rifiuti”", controllando la gestione delle discariche, attivandosi per la costruzione di un termovalorizzatore e strumentalizzando le attività del commissariato di governo”. Noi diciamo che non strumentalizzava le azioni del governo, noi preferiamo dire che, assieme al governo, strumentalizzava una emergenza creata ad arte nominando commissari collusi e complici di questa rete infamante e criminale.
Sono d’accordo ma... lascia perdere il borderline, la linea è già stata superata da un pezzo. (...)
06/12 09:34 -Parliamoci chiaro . La quasi totalità (dico quasi per difetto) dei politici eletti , ad ogni (...)
02/12 00:01 - paoloLA VERA CAMORRA E’ LO STATO ITALIANO .... VOGLIO ANDARE VIA IO NON SONO COMPLICE DI QUESTO (...)
01/12 22:22 -