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di Andrea D’Antrassi sabato 28 gennaio 2012 - 1 commento oknotizie
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Né Giglio né Aushwitz l’Europa riparta da Ventotene

Nel giugno del 1941 Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino a Ventotene redassero un documento di poche pagine “per un’Europa Libera ed Unita”. Il testo è passato alla storia come “il manifesto di Ventotene”. I due esponenti antifascisti con il loro manifesto posero le basi per il movimento federalista che proponeva la creazione di un’entità europea che andasse oltre le divisioni delle singole nazioni, che si sarebbero dilaniate nel corso della seconda guerra mondiale. Il 21 maggio del 2006 come prima uscita pubblica il neo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano decise di andare nella piccola isola dell’arcipelago pontino per rendere omaggio allo spirito dei due antifascisti italiani Spinelli e Rossi che sfidando il comune sentire dell’epoca creano la prima struttura intellettuale per una visione unitaria dell’Europa. Un ottica ampia e di speranza: senza conflitti, senza competizioni esasperate, nel segno di una crescita che doveva coinvolgere tutti gli strati della nascente società post bellica.

Da allora molta strada è stata percorsa nel cammino di integrazione. Abbiamo un parlamento, una commissione, un gran numero di trattati, una moneta unica ed un’identità europea che alterna momenti di forza a periodi di grane debolezza. Attualmente la crisi economica e finanziaria causata dall’instabilità dei debiti sovrani ha gettato un pericoloso cono d’ombra sulla concezione di Europa moderna: unita e federalista. Stanno riemergendo antichi rancori ed egoismi nazionali, propri del secolo scorso. C’è chi vorrebbe un’ allentamento dei vincoli europei, c’è chi chiede meno intromissione nella vita pubblica nazionale degli istituti comunitari, c’è chi vorrebbe rinunciare all’Euro ed addirittura interrompere la libera circolazioni di beni e persone nell’area Schengen.

In quest’ottica forze contrastanti si contendono il campo. Diverse visioni di Europa cercano di affermarsi. La Germania della Merkel si è mostrata restìa a comprendere le vere ragioni della crisi di sistema che stiamo percorrendo. L’Italia, la Grecia e la Spagna i paesi del Mediterraneo sono stati trattati da Berlino con un’intransigenza non pienamente motivata. Facendo intendere chiaramente che gli interessi dei tedeschi sono più importanti della salvaguardia del sogno europeo. A ciò si è opposto l’europeismo “interessato” di alcune cancellerie in difficoltà che si ricordano dell’Europa solo nel momento del bisogno, nel momento in cui c’è necessità di spartire con altre istituzioni alcune responsabilità che sono e restano soprattutto nazionali.

La querelle tra il quotidiano italiano il Giornale ed il settimanale Der Spiegel segna plasticamente il picco di incomprensione che alcune politiche miopi hanno creato in questi ultimi tempi. Da un lato il rigorismo, e l’euroscetticismo tedesco, dall’altro il lassismo e l’euroscetticismo proprio di un Italia, che solamente adesso con il governo Monti cerca di farsi carico delle proprie responsabilità.

Der Spiegel, secondo Il Giornale, accuserebbe gli italiani di essere codardi come Schettino il capitano autore del naufragio del Giglio (sebbene la traduzione del giornale diretto da Sallusti sia "traballante" ndr). Il Giornale di Sallusti risponde al fuoco scrivendo che sarebbe meglio il disastro della Concordia piuttosto che la tragedia dell’Olocausto. Sono questi i termini della questione? Decisamente no.

Lasciamo che la storia giudichi il passato. Lasciamo che l’Olocausto venga valutato con fermezza dagli storici e ricordato adeguatamente. Rubrichiamo la tragedia della Concordia come un tristissimo fatto di cronaca, non riconducibile ad i presunti difetti congeniti di un popolo. Sono tragedie difficili da accomunare. L’unica cosa cerca è che entrambi non dovranno mai più ripetersi. Per il resto ripartiamo da Ventotene.

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di Andrea D’Antrassi sabato 28 gennaio 2012 - 1 commento oknotizie
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