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Messico, i delicati rapporti tra calcio e narcotraffico

Oggi il Messico (primo Paese ispanofono al mondo con 120 milioni di abitanti) e il calcio intrattengono un rapporto economico molto proficuo. Nel 2010, l'Adidas ha venduto 1,2 milioni di maglie della nazionale (più della Spagna campione del mondo), mentre il campionato centroamericano è, dopo quello brasiliano, il più ricco dell'America Latina. A differenza dei club colombiani che nel corso degli anni '80 furono oggetto del controllo e dell'ingerenza dei cartelli di droga, le squadre messicane non sono povere: grandi gruppi industriali investono sui club, come il gruppo di telecomunicazioni Televisa o il magnate Carlos Slim, che detiene quote di due diverse squadre, il CF Pachuca e il Léon.

La guerra dello Stato contro il narcotraffico ha portato alla morte di circa 80mila persone dal 2006 a oggi. Spesso, come nel caso dello scontro tra Los Zetas e Cártel del Gulfo, a Monterrey, nel nord del Paese, le battaglie, pur sanguinolente, non hanno avuto ripercussioni sulla competizione sportiva tra i club: gli stadi dei Tigres e dei Rayados, le due squadre della città, hanno continuato a registrare il tutto esaurito.

Perfino nella regione del Michoacan, uno delle zone più calde del Paese, dove i cittadini si sono spontaneamente sollevati contro il crescente peso del cartello dei Caballeros templarios, i giocatori dei Monarcas Morelia assicurano di vivere in pace.

Ma il confine che sembra dividere il mondo del calcio da quello della droga potrebbe essere meno solido di quel che sembra. Intanto, i bilanci dei club messicani sono confidenziali, e l'ammontare degli ingaggi e dei trasferimenti non vengono quasi mai rivelati. Non c'è alcuna prova che i club si assicurino una tacita convivenza con i narcotrafficanti attraverso il pagamento di tangenti, ma alcuni episodi gettano un cono d'ombra sui rapporti tra calcio e criminalità organizzata.

Nel 2010 il giocatore paraguayano Salvador Cabañas entra in un bar di Città del Messico e ne esce con un proiettile in testa. A sparare è José Jorge Balderas Garza, un narcos incaricato di riciclare il denaro sporco di un cartello. Ma forse si trattava soltanto di un tentativo di rapina.

Nel 2011, durante una partita tra Santos e Morelia, a Torreón, Messico settentrionale, vengono sparati dei colpi di fucile: il panico pervade gli spalti, l'arbitro è costretto ad interrompere la competizione e a fuggire negli spogliatoi, insieme ai giocatori delle due squadre.

I giocatori del campionato messicano se la passano piuttosto bene, con stipendi che arrivano fino a 100mila euro al mese. È tale agiatezza, forse, a renderli bersaglio della criminalità organizzata. Invitati dai propri club a girare in auto stando attenti a non essere seguiti e a non frequentare luoghi poco consigliabili, i calciatori frequentano ambienti in cui gira molto denaro di provenienza sospetta. È il caso di Jared Borgetti, stella dell'El Tri, presente durante la festa di compleanno del boss Francisco Rafael Arellano Félix, quando il festeggiato rimase vittima di un attentato ad opera di un sicario travestito da clown.

E ancora: l'ex portiere dei Rayados Monterrey, Omar El Gato Ortiz, fu reclutato da una banda di rapitori del Cártel del Gulfo, mentre era sospeso dal campionato per un' accusa di doping. Secondo gli inquirenti, Ortiz avrebbe aiutato il gruppo di rapitori a selezionare le vittime, grazie al suo inserimento nell'alta società e alle sue partecipazioni a feste e occasioni mondane: questo il motivo alla base dell'arresto nel gennaio del 2012.

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Jorge Hank Rhon

Più eclatante il caso del club Xolos Tijuana, creato nel 2007 dall'uomo d'affari Jorge Hank Rhon. La squadra conobbe una rapida ascesa finché il suo presidente non fu perquisito durante l'estate del 2011, e la polizia trovò in casa sua 88 armi da fuoco e 9mila munizioni. La DEA (la divisione antidroga statunitense) ipotizzò forti legami tra l'uomo e il clan di Arellano Félix.

Rispetto a ciò che avvenne in Colombia negli anni '80, quando i cartelli avevano "investito" nel settore calcistico contribuendo all'exploit internazionale del calcio colombiano, il livello del calcio messicano non sembra vivere un momento particolarmente brillante. Forse dietro questa apparente debolezza si cela una rassicurazione sul fatto che i narcos non decidono ciò che succede in campo e negli spogliatoi?

 

Foto: Flickr, Wikimedia

 

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