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Home page > Tempo Libero > Cinema > Martin Eden

Martin Eden

Film d'arricchimento per chi non ha letto il libro di Jack London, da cui è “liberamente” (o liberissimamente?) tratto. Il regista Pietro Marcello al suo primo lungometraggio sforna un prodotto molto ricco, perfino ridondante come dev'esser stata la vita del personaggio Martin Eden, ricco o arricchito di molti bei prodotti che abbelliscono il film, o lo appesantiscono. 

C'è tanto, c'è tutto, un'antologia: le canzoni napoletane in una certa parte, Picceré e pure Teresa De Sio con Voglia e turnà, gli inserti documentaristici dell'epoca in cui l'Italia si preparava alla guerra (con la gente che naturalmente ha bisogni molto “basici” a cui pensare), i raduni di piazza sindacali, le masse da catechizzare come in ogni tempo, le immagini dei bassi di Napoli e non solo, le inquadrature della natura con fotografia anticata e scene di strada, dove Martin è cresciuto. Un lavoratore portuale intelligente che si dimostra capace di svolgere qualsiasi umile lavoro, lo vediamo intraprendere svariate occupazioni (ma è un film, deve dare l'idea della versatilità del personaggio!). Martin è dotato di umanità e forza di volontà ma, ahimé, con l'”espressione inespressiva”, enigmatica, che non cambia mai di Luca Marinelli, il “bel tenebroso” di Ricordi?. Un ragazzone già grande, avvezzo alla strada e ai modi spicci di essa, che si lega dapprima alla bella “popolana” Margherita (Denise Sardisco) per disprezzarla poi quando si è fatto un po' di cultura, e che scopre sorprendentemente l'amore per l'arte e per i libri. Galeotta fu la conoscenza di una famiglia americana che vive nella sua città, e di Elena (Jessica Cressy) soprattutto, l'algida figlia poco più che adolescente di cotanti genitori altolocati. Rimane meravigliato dei loro modi e della loro casa molto decorata, sono un po' stucchevoli gli approcci interclasse e pure il fatto che il ragazzone maturo si concentri tanto su un dipinto per poi spaziare alla conquista di libri, roba a cui non era mai stato avvezzo. Decide, forse per amore, per desiderio di emulazione o elevazione sociale, di studiare e poi di scrivere o, come lui dice, di farsi a piedi la strada dell'istruzione, di cui scopre avere sete. Elena gli dà le raccomandazioni della brava ragazza, ben educata, anch'essa una figura non troppo emozionante.

Un parere spassionato è che nel film siano stati messi filmati d'epoca, argomenti e questioni culturali accennati ma in abbondanza, che Martin sa improvvisamente affrontare, per nobilitarlo, farne un film di levatura culturale e storica, un “romanzo storico” (ma Manzoni fece ben altro coi Promessi Sposi...).

Sembra tutto già disegnato, avrà successo, Martin, come scrittore e come predicatore, ha preso l'ascensore sociale ma la vita è un gioco, mischia le carte (la cantava Nada X anni fa): il successo, la segretaria e l'addetto stampa, la programmata partenza per l'America, devono avergli dato alla testa. Travolto da un insolito destino, Martin Eden ragazzo di strada e vicino alla gente semplice e poi M.E. scrittore famoso e uomo di mondo: una distanza siderale! Resta in chiusura il rumore di onde serene del mare dove lui s'è immerso, pare per sempre. Film arricchito artificialmente di cose, dunque appesantito (129 minuti), controverso come il suo protagonista, e come lui un po' pretenzioso e supponente.

 

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