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 Home page > Attualità > Politica > Marcello Pera pronto a non rinnovare la fiducia al governo

Marcello Pera pronto a non rinnovare la fiducia al governo

Fa molto effetto leggere la lettera aperta che il senatore Marcello Pera ha indirizzato al quotidiano “Libero” il 17 agosto scorso.

Non perché si tratti di una voce critica, trovare infatti di questi tempi qualcuno che approvi in maniera chiara l’operato del governo è cosa ardua, ma in quanto ci troviamo dinanzi ad un personaggio di spicco dell’attuale maggioranza, ex notabile di Forza Italia, ex presidente del Senato che fa inequivocabilmente emergere il costante sgretolamento del centrodestra.

I toni sono pacati ma la sconfessione alle politiche del governo è netta e senza appelli, particolarmente su due punti: il cosiddetto “processo lungo” approvato dal Senato alcune settimane fa e l’attuale Legge Finanziaria (che ha da poco iniziato il suo iter nella camera alta del Parlamento).

Sul “processo lungo” Pera afferma con una nota polemica, spiegando il motivo che lo condusse a non concedere la fiducia al governo Considerai questo provvedimento un tradimento plateale dei nostri princìpi, e dell’unica riforma costituzionale, quella sul “giusto processo che il centro-destra, allora (1999) all’opposizione, aveva proposto e fatto approvare in materia di giustizia, grazie ad un buon accordo con la sinistra al governo. Lì, in Costituzione, avevamo scritto tutti i princìpi che occorrono per avere una giustizia trasparente ed efficiente”, per poi concludere:Sul processo lungo votai contro il governo ma mi consolai pensando che il provvedimento, chiaramente una camicetta su misura disegnata dagli avvocati-parlamentari del premier, non sarebbe mai stato approvato dalla Camera oppure che sarebbe stato cancellato dalla Corte costituzionale oppure disatteso dalla giurisprudenza”.

Le parole di Pera sono un attacco diretto al cuore del pensiero berlusconiano, che ha fatto delle “mini” riforme della giustizia l’ariete per sfondare l’architettura dell’ordine giudiziario. Al contempo le sue affermazioni rappresentato un’implicita conferma dell’esistenza delle cosiddette leggi ad personam. Le quali sono approvate ciclicamente dal parlamento italiano per accontentare gli interessi di un solo cittadino (Silvio Berlusconi) sotto dettatura dei suoi avvocati-parlamentari.

Sulla legge finanziari Marcello Pera scrive: “Ora, sulla manovra finanziaria, se non sarà cambiata, voterò contro il governo per la stessa ragione: è anch’essa un tradimento plateale dei nostri princìpi…Sono due i punti che più mi colpiscono e irritano. Il primo è il contributo di solidarietà a carico dei “ricchi”. Cioè a carico di chi, lavoratore o pensionato, guadagna sui quattromila euro al mese, deve ancora mantenere figli non occupati e nipoti senza futuro, deve sostenere i costi per l’università, la scuola, la sanità e gli altri servizi che lo Stato non offre o offre male ma fa pagare lo stesso, deve consentire alla giovani signore protette da Cgil-Cisl-Uil di andare in pensione a sessant’anni o anche meno, e naturalmente deve pagare le tasse. Questo signore avrà, alla fine del gioco, una pressione fiscale del cinquanta per cento del suo stipendio o pensione o anche più. Non esattamente, “un terzo, un terzo e un terzo”, non esattamente liberale, non esattamente equo e onesto, vero Signor Presidente del Consiglio?”

Queste parole così dure non sono vergate da un sindacalista, da un esponente di Riforndazione Comunista, o del Partito Democratico, ma da un berlusconiano della prima ora che ha diviso e condiviso fin dagli albori oneri e responsabilità dello schieramento politico in cui militava. Se non siamo alla fine ci siamo davvero vicini. Berlusconi e Bossi continuano a voler prolungare le loro vite politiche fino al traguardo del 2013, alimentando artificialmente il governo e la maggioranza parlamentare.

Ogni giorno che passa però segna ancor più marcatamente il declino delle loro persone, e quello dei sogni e delle speranze che incarnavano.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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