La manovra economica, resasi necessaria per avere il sostegno di Bruxelles contro la speculazione finanziaria internazionale sui nostri titoli del debito pubblico, ha mostrato una Destra ben lontana dalla dissoluzione politica ed una Sinistra ancora una volta balbettante ed incapace di far politica.
Il PdL è riuscito con un colpo di magia a far sue non una, ma due diverse posizioni di politica economica nella ricerca di immediate ulteriori risorse economiche pubbliche: quella del Ministro delle Finanze Tremonti, fondata su una addizionale IRPEF per i redditi maggiori, e quella del Primo Ministro Berlusconi, fondata sull’incremento dell’imposizione diretta, ossia sull’aumento dell’IVA. L’outsider Luca di Montezemolo si è espresso per una imposta patrimoniale straordinaria.
Il PD, invece, ha fondato la sua proposta sulla lotta all’evasione e sul contenimento dei costi della politica e della Pubblica Amministrazione; ed in questo qualcosa non quadra.
John Rawls, secondo il suo Una teoria sulla Giustizia, editore Feltrinelli, pagine 548, Euro 16,00, chiama il problema del rispetto dell’imposizione fiscale "problema del free-rider": nel caso di un pubblico numeroso, ad esempio i contribuenti di una Nazione, molti individui sono tentati di non fare la propria parte perché la loro singola azione non influisce significativamente sul fatto.
Insomma, è come se il nostro Paese fosse aggredito da un esercito straniero e fosse necessario provvedere ai fondi necessari per la difesa nazionale: un cittadino riceve la medesima protezione contro l’invasore indipendentemente dal fatto che abbia pagato o meno le tasse. In tal caso, "assumendo che il bene pubblico è a vantaggio di tutti e che è una cosa sulla cui fornitura tutti sono d’accordo, l’uso della coercizione è perfettamente razionale nella prospettiva di ciascuno". Così Rawls, che aggiunge ancora: "molte delle tradizionali attività di governo possono essere rappresentate in questo modo".
A ben vedere il problema del free-rider è un modo di vedere insufficiente e decisamente angusto l’esigenza di difesa dalla speculazione finanziaria internazionale dell’ingente somma dei titoli del nostro debito pubblico: il vero problema è quello di trovare con prontezza nuove risorse pubbliche richieste da Bruxelles proprio per diminuire sensibilmente la richiesta di finanziamento dei titoli pubblici in scadenza.
Ci troviamo, piuttosto, in quello che Rawls chiama "quinto settore di governo o settore di scambio": partendo dalla situazione di sostanziale tranquillità anteriore allo scatenarsi della speculazione finanziaria, il cittadino deve decidere se affrontare quest'ultima ricercando o meno l’aiuto ed il sostegno dell’alleato comunitario. In tal caso è da applicare, sempre secondo Rawls, il criterio dell’unanimità di Wicksell, ossia si devono assumere decisioni largamente condivise: "Usare l’apparato dello Stato per costringere alcuni cittadini a pagare benefici non richiesti e desiderati da altri è altrettanto poco giustificato che costringerli a rimborsare ad altri le spese personali di questi ultimi".
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