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Maalouf e il naufragio dell’umanità

Amin Maalouf è un famoso scrittore franco-libanese e ha pubblicato “Il naufragio delle civiltà”, un libro armonioso e illuminante, con riflessioni molto equilibrate, derivate da studi molto accurati e dalle varie esperienze giornalistiche in giro per il mondo (La nave di Teseo, 2019).

Maalouf è nato nel 1940 e si rammarica della grave perdita dello stile di vita multiculturale della civiltà orientale, che si era sviluppata grazie all’influenza dell’Impero Ottomano. L’autore racconta le sue vicissitudini familiari e le storie più significative vissute all’interno di vari paesi e culture.

Secondo lo studioso gli Stati Uniti hanno perso la credibilità morale che si erano guadagnati durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni Sessanta, e il progetto molto ambizioso di Unione Europea è sempre in corso di rischiose riorganizzazioni, con le difficoltà e le arbitrarietà legate all’Euro, e all’uscita del Regno Unito. Il mondo arabo-musulmano vive una profonda crisi economica e culturale, a causa del fondamentalismo e degli eccessi del religiosamente corretto, che a volte impediscono, ancor prima di nascere, quasi ogni genere di creatività.

Le grandi nazioni emergenti e riemergenti come la Cina, l’India e la Russia si ritrovano coinvolte nell’antica legge del più forte. Le popolazioni in minoranza perdono lentamente i loro principali diritti, e i conflitti sociali finiscono per trasformasi in conflitti violenti e laceranti o in vere guerre.

Bisognerebbe sempre considerare che “Tutte le nazioni sono plurali, anche se alcune lo ammettono più volentieri di altre. E tutte, dunque fanno fatica a costruire legami solidi tra persone, famiglie e comunità che hanno avuto percorsi diversi” (p. 270). Ad esempio “gli americani di origine anglosassone, ispanica o africana non si riconoscono negli stessi antenati” (p. 271). Gli americani hanno mille volti, ma non posso avere decine di politiche diverse per ogni cultura.

In realtà “le ricette tradizionali che hanno formato le nazioni nel corso dei secoli oggi non servono più a granché. Se non si hanno gli antenati in comune non si possono inventare di sana pianta. E se non esiste un “romanzo nazionale” accettato volontariamente da tutti, nemmeno questo si può imporre; nemmeno i valori comuni assolvono davvero più il loro compito di “collante”. Ci piacerebbe che lo facessero, fingiamo che lo facciano, ma troppo spesso purtroppo si tratta più di una finzione indulgente che di un riflesso della realtà” e della civiltà (p. 270).

Lo Stato può creare e può rafforzare la fiducia e i legami personali e sociali. In ogni caso l’assenza dello Stato crea molti problemi e l’assenza di correttezza dello Stato è un problema molto grave. Come ha dimostrato da Mandela in Sudafrica, “la generosità è spesso la soluzione migliore, e il più delle volte una buona azione rappresenta anche un buon affare” (p. 272).

Comunque, per fortuna, “se in passato la tendenza naturale era quella di replicare i gesti dei genitori e dei nonni, oggi invece tendiamo a replicare in modo spontaneo i gesti dei contemporanei”, anche se non lo ammettiamo volentieri (p. 303). Quindi per gli educatori e per le classi dirigenti dovrebbe risultare molto più facile orientare i più giovani in una direzione non conflittuale o meno conflittuale con gli stranieri e con le persone con una cultura diversa.

La nostra umanità deve essere recuperata e deve essere reinventata. Dobbiamo essere noi il miglioramento che vogliamo vedere nel mondo (Gandhi). Devono essere le classi dirigenti e i politici a incentivare la parte migliore della mente, del cuore e dell’anima di ogni persona.

Maalouf è nato in Libano nel 1940. Si è laureato in Economia e Sociologia, e si è trasferito a Parigi nel 1976. Ha viaggiato in molti paesi grazie alla sua attività di giornalista. Ha scritto moltissimi libri. Si può definire un ex giornalista e un intellettuale cristiano francofono, con una cultura di stampo multiculturale e mediorientale.

Nota sull’identità sociale – “In un mondo dove il fermento identitario prevale, ognuno è per forza un traditore agli occhi di qualcun altro, e qualche volta lo è contemporaneamente per tutte le parti coinvolte. Chiunque appartenga a una minoranza, qualsiasi migrante, qualsiasi cosmopolita, qualsiasi possessore di doppia nazionalità è potenzialmente un “traditore” di” qualcuno (p. 278).

Nota sui cambiamenti politici – “Una popolazione che diventa maggioritaria all’interno di un paese non diventa più tollerante, paradossalmente diventa meno tollerante… Non smetterò mai di combattere l’idea secondo cui le popolazioni che hanno lingue o religioni diverse farebbero meglio a vivere separatamente le une dalle altre” (p. 279 e pag. 281). Però la similitudini nelle abitudini e nei comportamenti favoriscono i rapporti umani in ogni cultura, sottocultura e classe sociale.

Nota diplomatica – “Non possiamo continuare a trattare i nostri nemici come se dovessero restare tali per sempre” (George Frost Kennan, nato nel 1904 e morto nel 2005). Il diplomatico americano odiava il sistema dittatoriale e comunista sovietico, ma amava profondamente “il popolo russo, la sua cultura, la sua letteratura” (p. 289). Gli avversari sono da rispettare, non si possono umiliare.

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