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Lega, dalla rivolta fiscale del 2007 alle contestate scelte fiscali del 2011

Per questo vengono contestati.

Nel settembre 2007 durante la festa dei popoli padani a Venezia la Lega proponeva una rivolta fiscale articolata in 11 punti per dare una spallata al governo Prodi. Oggi tornando sui propri passi da il via a nuove tasse, tra cui il discusso contributo di solidarietà.

Nella presentazione al volumetto (pubblicato nel novembre 2007) che forniva le 11 regole per ribellarsi ad uno Stato considerato dai leghisti iniquo ed invadente Roberto Calderoli scriveva:

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Le parole di Calderoli ed il decalogo del “perfetto elusore” fiscale, stridono con le posizioni assunte dalla lega durante il varo dell’ultimo decreto anti crisi. Un tempo incitavano a ribellarsi alle vessazioni di uno Stato inefficiente che non garantiva la giusta sicurezza ed adeguati servizi . Oggi, appena quattro anni dopo quella plateale protesta, hanno dato il loro assenso ad una manovra “lacrime e sangue” che impone nuove imposte alle fasce più produttive della società già ampiamente oppresse dal carico fiscale. Il documento che alleghiamo con questo articolo fa comprendere a tutti l’inconistenza politica e il gioco al massacro a cui si applica la lega Nord ed i suoi massimi esponenti.

Quando erano opposizione incitavano gli italiani ad eludere le tasse, provocando dei danni immani alle casse dello Stato. Il loro obiettivo era quello di esasperare gli animi, destabilizzare e lacerare la società italiana. Chiedevano al popolo di andare contro le sue stesse istituzioni, rompendo quel vincolo tra cittadino e Stato che si fonda sulla fiducia tra le parti e sul rispetto effettivo delle norme, democraticamente approvate.

Oggi che sono al governo e sono costretti a prescivere nuove imposte, per la loro incapacità nel riformare lo Stato, e tagliare i costi dell’amministrazione pubblica, chiedono sacrifici immani ad ampi strati della societa’ invocando coesione e responsabilità.

Proviamo ad immaginare cosa succederebbe in questi giorni se le opposizioni attuali ( PD, UDC, IDV, FLI) ricalcassero le posizioni leghiste del 2007 invocando una rivolta fiscale? Apparirebbero puerili ed inaffidabili.


Bersani e Casini invocano quotidianamente piu’ politiche per le sviluppo e un governo di unita’ nazionale che ridia credibilita’ alla politica nazionale e per questo vengono tacciati dall’attuale maggioranza come irresponsabili. Il Bossi del 2007 allora cosa era? Un politico misurato che aveva a cuore il destino del suo paese? Oggi come allora steniamo a crederci.

Del decalogo della Lega avanzato nel 2007, spicca il punto numero 7: i politici “padani” chiedevano in sintesi di astenersi dall’acquisto di titoli di Stato (Bot e cct) e quindi del debito pubblico perché secondo loro non si potevano sottoscrivere titoli di uno Stato che li usa solo per fare spesa pubblica o degli investimenti a perdere.

Oggi Bossi è diventato un europeista convinto perché la BCE ha incominciato a comprare buoni del tesoro italiano, cosa che un tempo sconsigliava ai suoi stessi concittadini. Il salto logico è incomprensibile. Adesso uno stato che impiega i propri soldi per delocalizzare i ministeri al nord, meriterebbe l’investimento dei nostri risparmi in bot e cct?

Chissà quanti soldi non sono entrati nelle casse dello Stato a causa della rivolta fiscale leghista del 2007. Mentre oggi si saluta con sollievo la decisione delle Istituzione europee di credere nell’ Italia e nella propria capacità di sanare il proprio debito pubblico.

Nel punto numero 11 del fascico d’insubordinazione fiscale, i leghisti proponevano il “Vademecum dell’amministratore”: tutti i metodi per gli amministratori degli enti locali per far “ingrassare i comuni e mettere a dieta lo Stato”. L’incoerenza è sorprendente. Nel 2008, appena eletti, per motivi demagogici abolirono l’Ici. L’ unica imposta che garantiva un introito corposo e sicuro alle casse dei comuni, generando un taglio netto ai servizi direttamente percepibili dai cittadini (asili, raccolta differenziata, spazi pubblici). Nella finanziaria 2011 hanno varato tagli pari a 9 miliardi per enti locali, tanto che Roberto Formigoni ha parlato di morte del federalismo fiscale. Hanno deciso di accorpare i comuni, e sfrondato il numero delle province in maniera tale da salvare le amministrazioni a maggioranza leghista.

Una strana visione del territorio e della riorganizzazione delle politiche locali, che muta di anno in anno non apportando alcun giovamento.

Nel 2007 era rivolta fiscale, nel 2011 è non solo apoteosi fiscale ma anche incapacità di leggere e governare la società italiana. Se guardiamo oggi come allora le politiche della Lega e del ministro dell’Economia che alla Lega si è affiliato, si comprende meglio perché ieri Umberto Bossi ha dovuto annullare un comizio in provincia di Belluno, temendo pesanti contestazioni. L’anno scorso Bossi Tremonti e Calderoli erano stati accolti da applausi e strette di mano quest’anno c’erano solo insulti.

Il popolo italiano da nord a sud ha incominciato a comprendere l’incoerente inefficacia delle politiche a stampo leghista mentre la grancassa mediatica berlusconiana non funzionando piu’ come un tempo lascia spazio ad un forte malcontento che sia tra gli italiani sia tra gli inesistenti ma sconcertati padani monta sempre più forte.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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