
Quando un Paese, in cui vige la democrazia, ha problemi seri ed importanti, le elezioni sono la migliore delle occasioni perché le varie parti politiche possano confrontarsi indicando in contraddittorio le loro proposte; ed il successo elettorale premierà quella che meglio interpreta il sentire dei cittadini. Ciò vale per tutti i Paesi tranne che per il nostro, dove la cosa è fortemente ostacolata da una certa difficoltà a far funzionare a pieno le facoltà cerebrali e dal preferire il ricorso ad altri organi del corpo umano, quali il cuore o, addirittura, lo stomaco. Sovente la partecipazione alla vita politica non è molto dissimile dal tifo negli stadi, ed allora prevale il cuore; talora, e questo è costume oltremodo diffuso nel Meridione, il segreto delle urne nasconde baratti e scambi di qualsivoglia natura, ed è così lo stomaco a prevalere.
Su quest’ultimo punto il duo palermitano Ficarra e Picone ha anche inscenato un simpatico siparietto, in cui si scambiavano battute del tipo:
«Quest’anno ci sono le elezioni. Ma tu vai a votare?»
«No, grazie a Dio non ho bisogno di nulla!»
L’esito di quanto sopra sono le riforme “spaghetti e mandolino”, oggi al centro della politica, sulle quali nessuna parte ha mai detto granché in campagna elettorale (salvo la Lega Nord, che le riforme in senso federale propone, da sempre e con gran forza, come succedaneo del suo sogno di secessione).
Atteso che oggi si comincia ad intravedere cosa hanno in animo di fare i nostri governanti e volendo evitare quella «insularità dell’animo» che affliggeva il principe di Salina dinanzi alle estranee decisioni dei vicerè di turno della sua Sicilia, sulle riforme il vostro reporter vorrebbe dire, presuntuosamente, la sua.
Questo vorrebbe fare limitandosi ai principi che queste riforme a suo avviso dovrebbero seguire; o meglio, all’unico principio che gli pare giusto che seguano, quello del rispetto della dignità del cittadino/persona; da cui deriva, immediato e senza dimostrazione alcuna, il principio della democrazia, che dispone l’uguaglianza fra i cittadini in quanto tali, e perciò la loro pari dignità.
Si ha come la sensazione che l’Illuminismo, che nasce dalla contrapposizione del citoyen al potere assoluto dei re di Francia, malgrado le armate napoleoniche, non si sia pienamente diffuso nelle italiche contrade e che, a distanza di oltre due secoli dalla Rivoluzione francese, stenti ancora a frasi strada.
Molti, ad esempio, dovrebbero riflettere sul principio montesquieano di equilibrata contrapposizione fra potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario; primo fra tutti il nostro esuberante leader dell’esecutivo, che non vede di buon occhio né chi si occupa della funzione legislativa (i.e. le Camere) né chi si occupa della funzione giudiziaria (i.e. la Magistratura) né di chi ha il compito costituzionale di vertice, di raccordo e di equilibrio fra le tre funzioni dello Stato (i.e. il Presidente della Repubblica).