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Le riforme del gambero

Finiremo per dare ragione ai nostri avversari politici, noi che abbiamo una cultura di sinistra cementata nelle piazze e nelle strade d’Italia, sui libri e nella nostra vita di ogni giorno, col sogno di una nuova resistenza e con la memoria della guerra contro il nazifascismo.

Ci abitueremo a vederli campioni di libertà, come successe a Benedetto Croce dopo l’assassinio di Matteotti, depositari di una vera opposizione costruttiva, liberali autentici e progressivi, salvatori della patria. Una patria che faceva ridere prima, ai tempi del “kapò” a Martin Schulz, e fa scompisciare a crepapelle ora che il nostro Bamby, credendosi Superman, va in giro per il mondo facendo filosofia, politologia spicciola e parlando un inglese che neanche lui capisce, supposto che abbia qualcosa di non retorico da dire. Bisogna fermarsi un attimo per osservare quello che ci accade intorno. Il caso Renzi è un esempio eloquente. Da quando è nato come premier facendo le scarpe al povero Letta, dopo averlo tranquillizzato sulla sua stabilità, fino alle scelte attuali sulle cosiddette riforme. In poco meno di un anno gli italiani si sono trovati capovolti come i clown, quando si esibiscono al circo equestre. Senza che lo abbiano voluto. Anzi, avendo espresso il chiaro desiderio del contrario.

Negli ospedali si muore appena nati, i pensionati sono rimasti, nel migliore dei casi, ai traguardi di partenza della metà degli anni ’90, la Costituzione, vanto e architrave della nostra Repubblica è ormai stravolta, il senato è di fatto abolito ma mantenuto in vita per accontentare senatori che senza quelle poltrone dovrebbero andare da uno psichiatra; la Camera dei deputati è di fatto un luogo più simile a un bivacco dove ci si scambiano cazzotti che il luogo preposto a fare leggi. Le leggi nascono in poche teste che “contano”: dal Presidente della Repubblica al premier, e a qualche rappresentante di governo, o suggeritore esterno il quale, leggendo la direzione di marcia di questa nostra barca, ha delle lampadine che gli si accendono e illuminano il buio che ci circonda.

La Costituzione è morta perché o inapplicata o scombussolata. In nome delle riforme che si sarebbero dovute fare e si sono fatte, ma tutte in direzione opposta agli interessi di giustizia e di diritto degli italiani. Renzi dice – ignorando che prima di lui lo stesso pensiero lo ripeteva un altro – “noi andremo avanti”. E va avanti, con una sicumera che schiaccia persino gli oppositori interni del suo partito. Personalmente non l’avrei mai immaginato che il sistema politico fascista dei tempi della buonanima si sarebbe riprodotto, sotto ben altre spinte occulte, anche nel mio Paese, dove mio padre ha fatto due guerre mondiali e dove è morto per le sue idee. Senza verità dello Stato, senza giustizia. Mai.

Alle prossime elezioni ci presenteranno un listone unico scritto dai segretari di partito. Ci diranno per chi votare, come nelle elezioni politiche del 1924, quando i vari partiti si assottigliarono e i fascisti da soli occuparono oltre il 60% dei seggi in Parlamento. Ma con una differenza: mancano ancora le violenze, gli assassini, le minacce. Al momento sostituiti dalla persuasione occulta. Che può succedere di peggio rispetto a quello che già è successo? Dobbiamo rassegnarci? Questo mai. Dobbiamo avere il coraggio di andare sempre avanti prima che sia troppo tardi. E prima che l’incoscienza e l’arroganza facciano i loro danni irreparabili.

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