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Le parole di Monti e quelle, terribili, di Gobetti

Dicendo nientemeno che “i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita”, il Professore ha scatenato un putiferio.

Non v’è nulla di più facile che riempirsi la bocca con alti e vuoti principi; che ribadire la necessità di questo o quel cambiamento, evitando però accuratamente di indicarne il prezzo e, soprattutto, di dire chi si dovrà scontentare.

E’ quel che fanno i peggiori politicanti d’ogni paese, ma nel nostro sembra disposta a dar loro credito un fetta singolarmente grande della società. Tanti, troppi italiani, non chiedono alla politica delle soluzioni o dei progetti, ma s’accontentano di vaghe illusioni; di sogni a lunghissimo termine, magari espressi in bei discorsi o, meglio ancora, in quest’orrida epoca dove tutto s’è fatto sintetico, in brillanti aforismi.

Altrettanti di noi, quelli in fondo soddisfatti di quel che hanno, alla politica non chiedono proprio un bel niente e vorrebbero solo essere lasciati in pace a godere delle proprie rendite di varia natura; sono i nostri capi-caseggiato, tanto reazionari quanto quelli che tenevano d’occhio russi e bulgari, più che felici di avere, anche se è ben poco, qualcosa in più dei propri vicini.

Sono, sognatori e reazionari, gli stessi che, novanta anni fa, fecero scrivere a Piero Gobetti che “senza conservatori e senza rivoluzionari, l'Italia è diventata la patria naturale del costume demagogico”.

E’ questa l’Italia che più si dimostra insofferente verso Mario Monti, le sue semplici e praticabilissime ricette e, ancor di più, il suo realismo.

Mercoledì, dicendo nientemeno che “i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita”, il Professore ha scatenato un putiferio.

Poco importa che abbia semplicemente costatato quale sia la realtà dell’economia terziarizzata e globalizzata: se per certe figure estremamente specializzate, siano neurochirurghi o maestri d’ascia, è ancora realistico pensare di fare lo stesso lavoro per tutta la vita, neppure per loro resta la garanzia che lo svolgeranno sempre presso la stessa azienda, mentre per tutti gli altri, soprattutto per chi lavora nel settore commerciale, anche nei paesi più sviluppati, la vita lavorativa è spezzata in intervalli; in successive tappe di una carriera che gli richiede una continua riqualificazione.

Le critiche gli sono piovute addosso da destra come da sinistra, da parte di politicanti, col cuore spezzato per la sorte di precari e disoccupati, cui è stato facilissimo, dato il pubblico a cui si rivolgono, cogliere l’occasione per ricordare quanto diversa sarebbe la società che loro vorrebbero; quante garanzie e protezioni in più vorrebbero offrire a tutti i cittadini e quale meravigliosamente diverso modello di sviluppo avrebbero in mente.

Non mi pare neppure il caso di sprecare parole per le ciarle provenienti da PdL e Lega; quando dominavano con maggioranza schiacciante il Parlamento, i rappresentanti di quei due partiti hanno avuto ampie occasioni di dimostrare tutta la propria incapacità: avessero voluto cambiare lo stato delle cose, avrebbero, semplicemente, dovuto farlo.

Qualche considerazione in più la meritano il PD ed il suo segretario: Cuor di Leone Bersani.

Il commento finale di Monti, “e poi, diciamocelo, che monotonia”, riferito al posto fisso, può forse non piacere, anche se riflette un’attitudine tutt’altro che rara (è anche la mia), ed essere considerato poco sensibile nei confronti di chi può avere da poco perso il lavoro; certo, però, non mi entusiasma sapere che per il segretario del PD questa sia una sciocchezza; che, a parer suo, i giovani italiani dovrebbero aspirare, non considerandola noiosa, ad una vita da eterni travet.

Diventa però comprensibile, alla luce di questi sogni micro-borghesi, la straordinaria incapacità di fare opposizione, perlomeno un’opposizione degna di un paese mediamente civile, sua e del suo Partito.

Detto e ripetuto tutto il male possibile di Silvio Berlusconi, come non ricordare che il segretario del ramo sinistro del partito del quieto vivere, ancora a giugno 2011, garantiva agli italiani che non pensava, neppure lontanamente, alla necessità di una patrimoniale. Come non ricordare la fumosissima contro-manovra che lo stesso partito ha opposto a quella proposta da Tremonti; un compitino talmente mal fatto che non m’è parso neppure il caso di scriverne. Come non ricordare il vuoto assoluto di progetti aventi una minima rilevanza, che non fossero semplici rabberciamenti dell’esistente, generato dal PD in questi anni.

 Libero da responsabilità di governo, non dovendo sottostare ai compromessi che queste comportano, il PD aveva l’occasione di dimostrare quale Italia davvero volesse. Avrebbe potuto mostrare in che modo avrebbe dato una scossa alla nostra società ingessata, come (e già, senza una patrimoniale, come?) avrebbe riequilibrato una sperequazione sempre più evidente tra ricchi (sempre meno e sempre più ricchi) e poveri (sempre di più e più poveri), come avrebbe salvato dall’estinzione il ceto medio e la classe operaia. Come, soprattutto, avrebbe fatto ripartire la nostra economia dopo un ventennio di mancato sviluppo.

Rivelando un populismo solo poco meno pernicioso di quello berlusconiano, non ha invece neppure avuto il coraggio di fare, seppure solo a parole, qualcosa di simile al pochissimo sta cercando ora di realizzare Mario Monti; ha, quantomeno, dimenticato un’altre delle lezioni di Gobetti: che “lo Stato non professa un’etica, ma esercita un’azione politica”.

Di una terza lezione di Gobetti, invece, se non si vuole rischiare il linciaggio da parte degli eterni benpensanti, siano questi destri tassisti o sinistri studenti che si oppongono alla “restaurazione liberal-meritocratica” è meglio tacere: “Il fascismo è il governo che si merita un'Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione integrale, dell'economia come delle coscienze”.

Basterà che ce ne ricordiamo.



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Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.52) 3 febbraio 2012 11:19

    Questo articolo si commenta da solo e’ critico su tutto e tutti , hanno tutti torto ...ma purtroppo nel mondo reale vi e’ una ragione
    infatti, non prende in mano i dati di fatto recuperando brandelli di riflessioni di un pensatore che rifletteva in anni ben + cupi degli odierni che sono divenuti migliori grazie ad una legge importantissima (lex 300 del 1970!!) :

    il problema Italiano nel settore lavoro oggi e’ la precarieta’.

    questa precarieta’ e’ stata generata e voluta attraverso la dissennata Lex BIAGI!( che doveva essere la panacea X crescita , resistere alle crisi,..MA ha solo FALLITO)
    che ha portato l’ ITALIA (stime ocse!!!!) ad essere considerato il paese + flessibile e mobile al mondo dopo...(a un filo da ) gli USA.
    In + senza i loro ammortizatori sociali o la considerzione ATISSIMA x la meritocrazia.

    Ricordiamoci un passaggo storico fondamentale:

    l’ ITALIA e’ uscita dalla seconda guerra mondiale SCONFITTA con una situazione industriale , culturale (vedi tasso analfabetismo altissimo) da ultimo paese del mondo ...

    poi garzie alle lotte soprattutto della sinistra (come pensiero) siamo arrivati ad esssere la 5 o 6 economia mondiale ....in particolare dolo la sopracitata lex 300 del 1970!!

    ecco i crudi fatti reali.

    quindi ben venga la cultura, ma con analisi non solo teoriche ma anche empiriche.

    vediamo come fanno i nostri vicini di GERMANIA, FRANCIA, SVEZIA, ....

    Li la flessibilita’ e’ sostenuta con COSTOSISSIMI ammortizzatori socili ed IN PIU i lavoratori sono garantiti da regimi tio articolo 18 ma BEN PIU’ DURI

    quindi perche’ loro vanno meglio di noi????

    Non diamoci solo risposte ma faccimoci anche domande , possibilmente giuste...
    e non faccimoci prendere in giro .

  • Di (---.---.---.124) 3 febbraio 2012 12:11

    Direi semplicemente che non è stato centrato il punto.

    Rispetto al ruolo "tecnico" non si può negare la competenza e la coerenza, altra cosa è la condivisione dei principi basilari.
    Il punto chiave a mio avviso è la mancanza assoluta di mobilità sociale del nostro paese.
    Monti nato in famiglia di bancari, che lo mandano nelle scuole che formano la classe dirigente, a sua volta i suoi figli sono stati mandati nelle migliori scuole e introdotti nel sistema - che monotonia e che noia si potrebbe dire.

    E’ evidente che non tutti siamo interessati al lavoro a tempo indeterminato, ma se Monti che dichiara che dobbiamo abituarci al precariato purtroppo non leggo coraggio leggo CONTINUITA’ e contiguità con quanto tu denunci nell’articolo.

    Polvere negli occhi.

    Non so se tra 20 anni ci sarà una inversione di rotta ma quello che vedo oggi è una classe dirigente affiancata da un ceto sociale (bancari e ad) che chiedono sacrifici a noi per i loro giovani.
    Grazie ai NOSTRI sacrifici i LORO giovani continueranno a navigare nel mare magnum, i nostri figli se saranno fortunati potranno iscriversi all’università pubblica, dopo aver superato una scuola dell’obbligo sempre più prosciugata di risorse. E poi mettersi in coda per avere il diritto alla sopravvivenza.

    Ho visto uno striscione qualche giorno fa che diceva: la scuola ci alleva e il mercato ci macella. 

    Purtroppo Monti, con tutte le buone intenzioni di questo mondo, non vedrà mai al di là di quel recinto che il suo ceto, la sua estrazione gli ha costruito intorno.
    Mi pare di poter dire che è una delle tante vestali del dio mercato che va placato con sacrifici umani.

    Spero di sbagliarmi, spero che non tutto vada nella desolante direzione che stiamo seguendo senza inversioni.

    Non ho il posto fisso e sono contento di non averlo.
    In margine però potrei aggiungere: ho zero risparmi, spendo tutto in affitto, piccole spese per mia figlia e contribuisco ad alcune spese della mia compagna che è una docente universitaria a contratto e porta casa meno di 6.000 euro all’anno - e grazie alla riforma Gelmini il suo corso di laurea va a spegnersi.
    Se mi ammalassi e fossi costretto a stare fermo per qualche mese?
    Accetto suggerimenti.


  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.171) 3 febbraio 2012 12:22
    Damiano Mazzotti

    Se avesse detto: "Siccome la globalizzazione comporta la precarietà e siccome l’Italia è l’unico paese europeo che non prevede redditi minimi di sussistenza o sussidi generalizzati di disuccupazione per tutti i tipi di contratto lavorativo, i giovani si devono adeguare alle nuove forme lavorative provvisorie e noi provvederemo a garantire un livello minimo di sussistenza per tutti". Ma ai vecchi si possono chiedere solo cose da vecchi (conservatorimo, rigidità mentale, tutela delle vecchie gerarchie dannose, avidità, culto del denaro e del potere).

    E con l’aiuto della passività e del rispetto acritico dell’autorità indotte dalle autorità religiose fin dalle scuole materne ce lo mettono in quel posto a tutti, per tutto il tempo che comandano.

  • Di (---.---.---.210) 3 febbraio 2012 13:05

    Caro Daniel, a parte una fortissima somiglianza fisica e gestuale con il mio ex professore di italiano al liceo (che detestavo) non ho motivi per lamentarmi di Monti e del suo operato: penso che il governo Monti sia stata la migliore via d’uscita per il tunnel in cui si é trovato il paese.

     

     

    Detto questo trovo che l’inciso “e poi, diciamocelo, che monotonia” sia decisamente fuori luogo. Premesso che eravamo abituati a ben peggio, ritengo che un Presidente del Consiglio debba usare più cautela nell’uso delle parole. Lo stesso vale per ministri e sottosegretari (dare dello "sfigato" a qualcuno é linguaggio che si addice ad un disc-jockey, non ad un politico).

     

    Tuo Diego

  • Di Daniel di Schuler (---.---.---.237) 3 febbraio 2012 13:17
    Daniel di Schuler

    Già detto e ripetuto che il lavoro precario deve essere reso più costoso di quello a tempo indeterminato; questo, da solo, basterebbe a ridurne l’utilizzo a casi di reale necessità (picchi di produzione e simili).
    Già detto e ripetuto che va introdotto, contemporaneamente a qualunque riforma del mercato del lavoro, un sussidio di disoccupazione; che le risorse per finanziarlo si devono trovare sia aumentando i contributi del lavoro precario, che migliorando l’efficienza della nostra pubblica amministrazione, in questo momento la 97ima al mondo, secondo una classifica del WEF per rapporto costi/ servizi. Paghiamo quanto i danesi, detto altrimenti, per NON avere uno stato sociale.
    Resta che negli ultimi 20 anni la nostra economia è rimasta ferma; negli ultimi 30 se si sconta l’effetto debito alla finta crescita degli anni ’80.

    • Di (---.---.---.78) 3 febbraio 2012 22:13

      Il problema é che se venisse introdotto un vero sussidio di disoccupazione passeremmo dall’8 al 30% di disoccupazione. Oggi tanti non si iscrivono neppure nelle liste di disoccupazione.

  • Di Daniel di Schuler (---.---.---.237) 3 febbraio 2012 13:21
    Daniel di Schuler

    E’ con enorme soddisfazione, senza la minima ironia, che vedo come finalmente ci si torni ad occupare di problemi di stile. Era ora.

  • Di (---.---.---.13) 4 febbraio 2012 00:00

    ciao le dichiarazioni di oggi sono allucinanti...ma come si fa a proporre mobilita’ sociale e professionale alla maggior parte dei lavoratori italiani che guadagnano tra zero e 1500€ ..
    a sti poveretti che non hanno accesso alla migliore formazione , non parlano inglese e un’ altra lingua perfettamente , la mobilita’ e’ limitata e gli e’ utile annoiarsi in un solo posto di lavoro!!

    MA VOGLIAMO SCIVOLARE NEL DISASTROSO STATO DELLA SOCIETA INGLESE!!!!

    noi persone umane dobbiamo unirci e REAGIRE SUBITO

  • Di Daniel di Schuler (---.---.---.237) 4 febbraio 2012 06:06
    Daniel di Schuler

    Io propenderei per andare verso quella danese. Monti pare abbia le stesse predilezioni. Prima di scatenarmi in critiche ascoleterei tutto quello che lui e i suoi ministri hanno da dire. di sicuro, se non facciamo nulla stiamo già andando verso il più steretopiale dei sudamerica. L’Inghilterra? Società tristissima, ma, dati OCSE alla mano, più equa di quella italiana.

  • Di (---.---.---.16) 4 febbraio 2012 11:07

    Beh sarebbe bello quella danese , ma i danesi sono danesi... e li conosco benone, hanno coltivato in questi anni l’ assoluta cultura del rispetto, pensi che li il 90% della popolazione e’ sindacalizzata , i sindacati sono nei consigli di amministrazione aziendale , il lavoro nero e’ reato penale,...
    La proposta danese, propone che le aziende si facciano carico a loro spese della reintroduzine nel mondo del lavoro del ex dipendente allontanato.
    In italia al solo proporre questa cosa la confindustria HA SUBITO DETTO NO e sbattuto la porta in faccia a Ichino ( primo promotore)

    Per quanto riguarda l’ Inghilterra , si informi meglio , in questi gg in vari approfondimenti video , web e su un articolo importante della prestigiosa rivista L’ INTERNAZIONALE , viene data una descrizione della societa Inglese massimamente disintegrata.
    Oggi il Dibattito in Inghilterra e’ su come supearrae questa situazione e ritornare ad una societa, industriale , operosa ,ante TEACHER

    Oggi suall Lady di ferro hanno fatto anche un film...ma non la rimpianger nessuno , proprio nessuno,...sia in inghilterra che altrove

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