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Lasciateci la parola scritta

Lasciateci la parola scritta

C’è un vezzo che anche i più seri giornali online stanno adottando sempre più frequentemente: i servizi in audio o video (quando funziona il link). Qualcuno dirà che è il tripudio della tecnologia a 360°: dalla carta stampata siamo passati alla pagina elettronica che permette di inserire file di tutti i tipi, compresa l’odiosa pubblicità che copre l’intero foglio o in formato finestra che si apre proprio sulle righe che vorresti leggere.

Vabbè, gli sponsor sono l’anima del commercio e senza di essi non potremmo avere gratis le notizie sul web, e quindi passino, ma che per sapere una notizia dobbiamo per forza sorbirci il giornale in formato radio o tv, a me rompe parecchio. Ditemi anacronistico, demodé e tutti sinonimi che vi vengono in mente, ma a me il giornale è quello che si apre scricchiolando, quello che si può piegare. O, nella versione elettronica, quello che mi dà il titolo, magari il cappello, l’incipit ed il link per andare a leggere il servizio intero su un’altra pagina. Come il libro, che si sfoglia, si sottolinea o si commenta a margine, a cui si fa l’orecchia o si inserisce il segnalibro per sapere dove siamo arrivati: il tablet - per il momento - non mi affascina affatto.
Ora, se voglio avere le notizie in sonoro o in video, mi ascolto la radio o la tv, magari via Internet, come faccio al mattino con il Ruggito del Coniglio, mentre "sfoglio" Repubblica ed il Corriere, apro la posta elettronica e vedo se ci sono novità sul blog e su Facebook.

A questa idiosincrasia contribuisce un fatto molto banale: la necessità, ovviamente, di accendere i box o di mettere le cuffie. La prima opzione va bene se sono solo in casa, ma se sono le tre di notte o qualcun altro in famiglia sta guardando la televisione nello stesso locale, sono d’obbligo le cuffie. E basta un jack non inserito alla perfezione per avere un filmato stile anni ’20, cioè muto, con relativa incazzatura per capire perché nel videoclip non hanno messo il sonoro fino a scoprire - dopo ripetuti tentativi su Risorse del Computer, programmi vari audio e via dicendo - che è solo lo spinotto non inserito fino in fondo.

Non ho ancora capito perché vengono messi i servizi giornalistici in video, se per una forma di pigrizia nel mettersi alla tastiera (encomiabile Marco Travaglio che dà contemporaneamente le due versioni) o per una forma di vanità dell’autore a cui piace vedere la propria immagine sul web. O probabilmente è il mezzo più veloce, e quindi più economico, per trasmettere un messaggio. Personalmente, quando un tempo mi era venuta l’idea di fare il blog anche in streaming (ricordate?), ho trovato una fatica immane dover scrivere e poi anche leggere il post, un giochetto che non valeva la posta della vanità.

Sia come sia, lasciate i video a YouTube o a YouPorn e dateci le notizie scritte. La parola scritta dà il tempo di essere assimilata e metabolizzata, conservata a futura memoria o sezionata per la critica presente. L’immagine è bella come una rete di Sneijder, ma dopo il fischio dell’arbitro è già passata.

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