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La via d’uscita politica dall’anomalia italiana

La vittoria del centrosinistra o la sconfitta della destra segnano l’inizio della fine di questa “Brutte Époque” che ha caratterizzato l’Italia.

E’ il ritorno sulla scena della politica. Una sorta di riscatto di quella sovranità popolare, mai disposta a concedere deleghe in bianco o permettere la manipolazione del democratico consenso ad uso e consumo personale.

La temuta “via giudiziaria”, su cui si è incaponito il Premier, cede così il passo ad una fuoriuscita, squisitamente politica, dalla perdurante anomalia italiana.

Il centrosinistra, nonostante le accuse di presunto estremismo, trova una sua nuova forma che, ora, deve definitivamente costituire l’alternativa allo stallo politico, economico, sociale ed istituzionale del nostro Paese.

Il modello, tutto basato sulle supposte verità, d’una destra diventata sempre più estrema ed eversiva (rispetto alla vigente Costituzione), stavolta non ha fatto breccia sull’elettorato.

L’ottimismo e il desiderio di cambiamento – perché di questo si tratta – hanno dominato qualsiasi spettro e qualsiasi paura.

Le fobie della destra, dai tratti e dagli accenti xenofobi, omofobi, islamofobici, antistatali e anti-istituzionali, la fonte di una politica degenerata nell’irrazionale, la caccia alle streghe e questo rinnovato indegno tribalismo sociale, non hanno trovato adesione o sponda.

La multiforme società italiana si è dimostrata assai più seria e matura, distante e distinta dall’immagine di chi voleva costringerla e ridurla a questo tipo di deriva, incapace e anch’essa indegna di rappresentare la civile convivenza.

Gli inganni, le mirabolanti imprese troppo spesso annunciate e mai realizzate, il federalismo fondato su logiche spartitorie, su miserrimi egoismi, su una visione disgregante dell’unità nazionale, sugli interessi privati, sull’arroganza e la veemenza d’un potere arroccato nel Palazzo, hanno allontanato tutti coloro che non accettano questo clima di guerra permamente.

Il miglior antiberlusconista è stato Berlusconi, ancor oggi, ostinato a voler recitare la farsa dell’uno contro tutti.

Assieme a lui il gregario Bossi e tutti i regionalisti del Nord, che hanno dato fiato e sfogo a tutto l’armamentario di una Lega di lotta, sempre meno credibile perché costretta a combattere contro l’incombente immagine della Lega uniformata al Governo, al potere e al sottopotere.

Altro che Premier zavorra da cui il perfetto sodale non si farà trascinare a fondo!

La democrazia italiana merita adesso nuove pagine, meno avvelenate, capaci di infondere speranza e ottimismo nel presente e nel futuro.

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