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  Home page > Attualità > Cultura > ‘La velocità del buio’ e altre questioni nei paraggi: alcune domande a Giorgio (...)
di BarbaraGozzi (sito) mercoledì 27 aprile 2011 - 0 commento oknotizie
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‘La velocità del buio’ e altre questioni nei paraggi: alcune domande a Giorgio Fontana - II parte

[La prima parte, QUI]

 

Perché gli intellettuali dovrebbero ancora essere considerati come ‘categoria a parte’ laddove si trovano scrittori, pensatori e ‘promotori del proprio intelletto’ ovunque (dal bar sottocasa al talk tv, per non parlare delle medialità)?

Perché il vero intellettuale (anche se, ancora, questa etichetta è piena di incrostazioni e malintesi) non è un opinionista. Non vuole promuovere il proprio intelletto o ridurre tutto a chiacchiera da bar: al contrario, vuole fornire un’analisi critica e onesta dei fatti, con in mente un unico obiettivo: la comprensione e la verità. So che può suonare banale, ma ce n’è molto bisogno – in particolare in Italia oggi. L’umiltà di fronte agli eventi e il desiderio di penetrarli concettualmente (invece di buttare tutto nel calderone della retorica o dell’indignazione fine a se stessa) va recuperata.
 
Come rintracciare “il pensiero minoritario” senza scivolare tra club privati e circoli poco inclini al tesseramento? Come riconoscere “i buoni contenuti” che – teorizzi nel libro - l’intellettuale contemporaneo dovrebbe creare e soprattutto «chi» li decreta (buoni o comunque meritevoli di attenzione e rimbombo oltre l’ombelico di chi li ha divulgati, specie nel web)?
 
Questo è veramente un problema cruciale. Purtroppo la scrittura non è riducibile a una mathesis universalis – non abbiamo mai la prova del nove da mostrare a tutti per far vedere che quanto abbiamo prodotto è davvero di valore. Ciò nonostante, ci sono senz’altro delle linee guida, e l’idea della società della conoscenza è proprio questa: fare in modo che sempre più cittadini siano in grado di ragionare autonomamente e riconoscere ciò che a loro avviso è un buon argomento.
Da questo punto di vista credo sia fondamentale evitare qualsiasi forma di, come dici bene tu, “circoli poco inclini al tesseramento”. Bisogna evitare in ogni modo il pensiero della cricca, che purtroppo è molto diffuso in Italia oggi – anche e soprattutto fra intellettuali. Come ho già detto, io credo che un buon lavoro risplenda di luce propria. Magari rimarrà sepolto. Magari non se ne occuperà nessuno, e questo è senz’altro un altro problema grave. Ma benché non abbiamo la prova del nove, come dicevo sopra, non abbiamo nemmeno bisogno di patenti o decreti da parte di altissime autorità per capire se una cosa ha senso o è una boiata.
In sintesi: io sono per rimettere il pensiero al centro, e togliere attenzione dalla figura di chi lo produce. Più di una volta mi è capitato di sentire critiche rivolte a qualcuno (o a me) nel nome del “ma chi cazzo sei” invece del “ma che cazzo scrivi”. Come se una stupidaggine diventasse di colpo saggezza se la dicesse Arbasino. Questo stile di pensiero, dal quale poi discende in automatico il “tu sei dentro / tu sei fuori” (e la conseguente giustificazione di tutto quel che viene detto “dentro”), è il mio nemico assoluto. Anche per questo motivo cerco di starmene lontano da raggruppamenti di qualunque sorta: dal dialogo nasce la verità, ma solo dal dialogo – non dall’intruppamento.

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di BarbaraGozzi (sito) mercoledì 27 aprile 2011 - 0 commento oknotizie
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