"Signor presidente, da quella lapide dobbiamo togliere le parole "strage fascista", perché ciò è riduttivo e fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna, diversa dalle altre stragi e che ha molto più a che fare con Ustica e con i rapporti tra Italia, Francia, Stati uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Dire che sono stati Fioravanti e compagni è stato un depistaggio: su quella lapide bisogna scrivere "strage di stato"!"Inoltre riuscì a vedere un legame tra la strage di Ustica e quella di Bologna, additando la colpa entrambi ai Francesi:
"Quella di Bologna rispetto alle precedenti fu una strage anomala, perché avvenne in una situazione politica ampiamente stabilizzata, tale da tranquillizzare gli alleati del nostro paese; perciò la strage assume la caratteristica di un tentativo di cancellare dalla città, dall’attenzione della stampa, dal dibattito politico, dall’opera dei magistrati la strage di Ustica.
Perché proprio Bologna è presto detto. Innanzitutto perché a Bologna risiedevano gran parte dei familiari delle vittime di Ustica, che dovevano essere zittiti con una strage di enormi proporzioni in città. In secondo luogo perché il Sismi poteva contare sull’appoggio di importanti magistrati alla Procura della repubblica. Infine, la interpretazione in chiave politica, di attacco alla roccaforte del Pci, sarebbe essa stessa stata un depistaggio sui reali obiettivi, scaricando sulla manovalanza fascista, ampiamente infiltrata dal Sismi, le responsabilità.
Come era facilmente prevedibile, il Pci abboccò immediatamente all’amo della strage fascista per colpire le istituzioni democratiche. Ovviamente gli appelli a fare quadrato attorno alle istituzioni contro gli attacchi della destra si sprecarono, tutto il dibattito politico, l’informazione, la magistratura, i servizi vennero impegnati su questo fronte e Ustica cadde nell’oblio."
Chi era intervenuto per depistare sapeva quel che era successo e quindi doveva costruire false verità.
Solo in questo quadro potremo capire il ruolo svolto dall’avvocato Montorzi. Ma prima voglio parlare di un altro avvocato di Bologna, per spiegare come l’azione all’interno del processo fu immediata da parte del Sismi. Si tratta dell’avvocato Umberto Guerini, [vedi nota] attuale consigliere comunale del Psi a Bologna, membro del collegio di difesa di parte civile dell’Associazione delle vittime della strage. Questo avvocato ne venne espulso dopo che si scoprì una serie di articoli usciti su Critica sociale, settimanale del Psi, nei quali si calunniavano due magistrati: il giudice istruttore Nunziata e il procuratore della repubblica Marino che era succeduto a Sisti. Il tribunale di Milano condannò i giornalisti calunniatori i quali dissero di aver avuto le informazioni dal Guerini. Il giudice Persico scrisse una lettera all’attuale prefetto antimafia- che allora stava indagando sulle "deviazioni" del Sismi- per informarlo di un fatto emerso al processo: l’esistenza di un avvocato, impegnato nel collegio di parte civile che durante l’istruttoria faceva riunioni coi funzionari del Sismi a Bologna all’interno di caserme dei carabinieri. Questo avvocato era Umberto Guerini. I tentativi di depistaggio, di infiltrarsi direttamente nel processo attraverso gli avvocati da parte del Sismi furono perciò numerosi ed evidenti."
La seconda segnalazione, invece, non pare aver pregio alcuno. Richiesto di documentazione sulla sua dichiarata attività a difesa della propria immagine, e notiziato delle fonti (o meglio, quelle fra esse che abbiamo reperito nel nostro archivio) sulla base delle quali Luigi Cipriani espresse il proprio giudizio, l’avv. Guerini non ha saputo indicare nulla per contrastare il giudizio stesso. Ai lettori segnaliamo pertanto che esso trova riscontro: nel processo per diffamazione contro il giornalista del periodico socialista ‘Critica sociale’ Andrea Pamparana che, in due articoli del giugno e del settembre 1981, accusò i giudici Marino e Persico di appartenere alla P2, accusa rivelatasi completamente falsa e la cui fonte fu lo stesso avvocato Umberto Guerini (il quale, difatti, fu costretto ad una ritirata in una lettera inviata alla Corte il 28 novembre 1983 ); in una lettera dello stesso giudice Persico al dott. Sica che indica Umberto Guerini come uno dei partecipanti a riunioni tenute dal capocentro del controspionaggio di Firenze, Mannucci Benincasa, che si faceva chiamare ‘capitano Manfredi’, in caserme dei carabinieri allo scopo di ‘intossicare’ il processo sulla strage di Bologna; nell’audizione del generale Notarnicola del 21 novembre 1989 che conferma i depistaggi stessi. (m.m.c.)
Ti rispndo anche qua: Non saranno stati i fascisti Mambro e Fioravanti ma ricordati che tutto (...)
02/08 12:39 - l’incarceratoDavvero "coglioni" quelli che criticano il governo perché quest’anno sarà presente solo il (...)
02/08 12:32 - Renzo Riva