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  Home page > Attualità > Cronaca > La storia di Graziella Campagna. Nessuno si senta escluso!
di l’incarcerato (sito) sabato 23 maggio 2009 - 0 commento oknotizie
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La storia di Graziella Campagna. Nessuno si senta escluso!

Ci sono avvenimenti tragici che sembrano così lontani da noi. La morte, la malattia, la perdita del lavoro, l’abbandono, l’emarginazione, il rimanere senza casa, queste sono tutte situazioni le quali molti di noi le conosciamo solo per sentito dire.

Per questo che noi assistiamo al dolore delle persone al riparo, in sicurezza. Esattamente come quando vediamo un film horror oppure un thriller.

In questo periodo alcuni di noi, e parlo di chi consce questa stremenda storia, siamo scossi per la tragica morte di Niki. Ma non neghiamolo, non nascondiamoci dietro un dito, leviamoci di dosso ogni misera forma di ipocrisia, a noi ci dispiace, ma nella nostra intimità più profonda pensiamo che siano situazioni così distanti da noi da non rimanerne mai coinvolti. E invece ci sbagliamo di grosso, quindi vi racconto una storia che dovrebbe farci riflettere, anche per capire meglio il dolore della signora Ornella. E’ una di quelle storie sbagliate perchè gli sporchi giochi di potere coinvolgono persone di qualsiasi strato sociale. Nessuno si senta escluso!

Era il 1985, c’era una ragazzina di appena 17 anni che come tante già lavorava. Era così sensibile, aveva un animo nobile, e aveva deciso di lavorare semplicemente perchè voleva aiutare la famiglia. Si chiamava Graziella Campagna e aveva avuto la sfortuna di entrare inconsapevolmente in una storia di mafia, di intrecci massonici, connubi tra Stato e Antistato.

E’ il caso che determina questa storia così assurda ed è per caso che qualche mese prima Graziella legge un cartello appeso a un negozio di Messina. Era una lavanderia, e cercavano un aiutante per lavare, stirare, fare le consegne a domicilio. Uno di quei lavori pagati poco, e in nero. Ma per lei era meglio di niente.

Era stata subito assunta, e allora aveva cominciato a lavorare duramente, ma con molta dedizione. Forse non sarebbe stata sempre così, forse avrebbe trovato un lavoro migliore, forse si sarebbe sposata e avrebbe avuto dei figli. E invece no, il caso aveva voluto che aveva lavato una giacca e dentro quella biancheria per caso aveva trovato un piccolo documento.

Ed era strano, perchè da lì si capiva che il cliente non aveva lo stesso nome con cui di solito era conosciuto.

Tutti lo conoscevano come l’ingegner Cannata, ma il suo vero nome è molto diverso, molto "onorato" in certi ambienti, a anche molto temuto. Era Gerlando Alberti junior, il nipote di un grande boss della famiglia di Porta Nuova di Palermo. Altro che ingegnere, lui era mafia, era Casa Nostra, ed era latitante da almeno tre anni.

Graziella quel maledetto giorno uscì dal lavoro, ma non era più tornata a casa. Il giorno dopo fu ritrovata morta con cinque fucilate, ben cinque maledetti bossoli. Uno al braccio e alla mano e gli altri alla testa, allo stomaco, alla spalla e l’ultimo al petto.

Provate ad immaginare il dolore della famiglia e provate ad immaginare che all’epoca, il maresciallo dei carabinieri, lanciava ipotesi come delitto passionale. Poi si era saputo che quel giorno il maresciallo era insieme ad un uomo appartenente ad una di quelle massonerie colluse con la mafia.

Graziella aveva avuto la fortuna di avere un fratello carabiniere che con ostinazione cercava giustizia e con l’aiuto della polizia erano riusciti a ricostruire il tutto.
Riuscirono ad arrivare perfino ad un processo, ma furono tutti assolti. All’epoca, e penso ancora adesso, esisteva il cosiddetto Rito Peloritano. Ovvero capitava che la mattina, Tizio faceva il magistrato, Caio faceva l’avvocato, poi c’erano i mafiosi che a volte, ma solo a volte, venivano imputati. Poi, alla sera, li si trovava tutti a cena assieme.

Per un caso veramente fortuito, e per l’ostinazione del fratello di Graziella, il processo si è rifatto ed è ancora in corso. Una flebile giustizia si è riuscita ad ottenere. Ma la rabbia è che questa ragazza non c’entrava niente, è una ragazzina che inconsapevolmente osserva questo contatto tra Stato e Antistato. E allora andava soppressa, e tutto perché per puro caso ha trovato in una giacca uno stupido documento, un pezzo di carta che gli è costata la vita.

Questa è una brutta storia vera, una storia che fa paura, non solo perchè ha come vittima una ragazzina di 17 anni che un giorno legge un cartello su un negozio e dà alla sua vita una piega sbagliata. Ma è una storia che dovrebbe farci capire come certi problemi riguardano tutti, e come chiunque, anche il più lontano, il più diverso, il più "piccolo", non sia mai al sicuro.

E secondo voi questa è una storia così lontana da noi?

di l’incarcerato (sito) sabato 23 maggio 2009 - 0 commento oknotizie
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Niki Gatti

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