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La "riforma" e l’istruzione nautica, un disastro annunciato

Come si distrugge un segmento di mercato del lavoro e le economie di interi territori.

Un importante segmento della scuola, ossia l’istruzione nautica, sarà pesantemente penalizzato dall’attuale processo di ristrutturazione dell’Istruzione tecnica.

Le negatività sono state ampiamente evidenziate da diverse parti, tra cui le deduzioni delle Capitanerie di porto che sono depositarie delle interconnessioni con le certificazioni e l’accertamento delle competenze del personale marittimo ed in particolare degli ufficiali della Marina mercantile.

Il dott. Guido Grimaldi, armatore, nel corso di un recente convegno, ha evidenziato la necessità di avere, a bordo delle navi, personale sufficientemente preparato, soprattutto sulla base della constatata complessità del lavoro all’interno del sistema nave, anche in riferimento alle problematiche connesse alla sicurezza del trasporto marittimo ed al pericolo di disastro ambientale che potrebbe determinarsi in seguito ad un sinistro.

Proprio in tale ottica, la Convenzione Internazionale STCWS, che tratta gli “standard” di addestramento del personale marittimo, a base della sua elaborazione, ha posto la raggiunta consapevolezza che l’errore umano, spesso dovuto ad incompetenza e a scarsa preparazione professionale, era ed è una delle maggiori cause di sinistro marittimo.

La riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale ha previsto la confluenza degli Istituti Nautici nell’indirizzo “Logistica e Trasporti” senza definire i titoli validi per l’accesso alla carriera di ufficiale nella marina mercantile. Le attuali figure tecnico-professionali di “perito per il trasporto marittimo e “perito per gli apparati e gli impianti Marittimi”, corrispondenti a quello di “aspirante al comando di Navi mercantili” e “aspirante alla direzione di macchina”, assumerebbero una connotazione diversa. La giusta corrispondenza dei titoli deve, comunque, rispettare la caratteristica formativa imposta dalla normativa internazionale.

E’ bene precisare e ribadire che le competenze che il personale marittimo deve possedere sono disciplinate puntualmente dalla convenzione internazionale STCWS che è stata recepita dallo Stato Italiano ed è pienamente operativa.

L’attuale riforma dell’istruzione tecnica, all’art. 2 del regolamento, individua l’identità degli istituti tecnici come “caratterizzati da una solida base culturale scientifica e tecnologica, in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico, espressa da un limitato numero di ampi indirizzi correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, i saperi e le competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, l’accesso all’università o all’istruzione e formazione tecnica superiore”.

Orbene, se queste sono le premesse imprescindibili, occorre verificare se i quadri orari, il profilo, le attività laboratoriali di supporto e gli insegnamenti delle singole discipline, siano conformi al disposto dell’articolo sopra riportato.

Intanto, si registra una riduzione delle ore di lezione da 36 a 32. Appare evidente che tale riduzione ricade quasi interamente sulle discipline d’indirizzo, ossia su quelle deputate alla formazione tecnico-professionale. 

Un dato significativo che va evidenziato è la riduzione delle ore di laboratorio e la scomparsa del docente di compresenza nelle discipline d’indirizzo.

Nel primo biennio si registra la scomparsa di “esercitazioni nautiche”, disciplina che costituisce il primo approccio con le tematiche del mare.

Si evidenzia, inoltre, che in seguito alla istituzione del doppio registro, anche sulle navi che battono bandiera italiana è possibile trovare un equipaggio misto, cioè con elementi di nazionalità diversa, sia tra gli “ufficiali”, che tra i “comuni”.

In un contesto così diversificato, per facilitare la comunicazione, occorre avere l’assoluta padronanza della lingua inglese anche per garantire maggiore sicurezza sulla nave.

Nell’attuale riforma scompare l’insegnante di madre lingua inglese in compresenza nei primi tre anni curricolari e si ha una riduzione complessiva delle ore di lezioni settimanali.

E’ bene precisare che, in atto, sulla base della normativa vigente, per accedere alla qualifica di Ufficiale occorre preliminarmente superare un esame di inglese e in esito al suo superamento si potranno poi sostenere le previste prove professionali teoriche e pratiche; ne discende che lo studio della lingua inglese dovrebbe essere intensificato e non ridotto, come previsto dalla riforma.

Un dato importante che dovrebbe essere ulteriormente preso in esame è che gli istituti nautici in Italia rappresentano un numero ridottissimo di scuole, appena una quarantina. A tali istituti, in particolar modo a quelli che hanno una antica tradizione che si sviluppa da centinaia di anni, è demandata la formazione degli ufficiali per la marineria nazionale ed internazionale. Per alcuni settori del nostro territorio dove i Nautici sono maggiormente radicati, si è registrata una elevata crescita culturale ed economica; in certi casi anche il salto di un gap generazionale, consentito proprio dalla presenza della scuola nautica che costituisce l’unico e possibile settore di formazione, consente ai giovani diplomati un immediato e remunerato inserimento nel mondo del lavoro.

L’Italia ha uno sviluppo costiero di circa 8000 Km con due grandi “autostrade del mare”: il Tirreno e l’Adriatico. L’Europa ha la più grande flotta del mondo e un recente studio CEE, ha evidenziato un bisogno di circa 50.000 ufficiali. L’Italia, con la sua struttura scolastica, ha alimentato in modo importante questo segmento di mercato; sarebbe, dunque, assurdo che, in virtù della riforma che ha come obiettivo il miglioramento dell’istruzione, scuole che oggi garantiscono l’occupazione, la crescita sociale e culturale dei cittadini, facciano perdere opportunità di lavoro per i giovani e mettano ulteriormente in crisi l’economia di un intero territorio.

Gli Istituti nautici siciliani, che hanno recentemente costituito la rete siciliana dei nautici, e gli altri istituti nautici distribuiti sul territorio nazionale, hanno chiesto la sospensione della “riforma” per tale segmento di istruzione, vista la tipicità del settore e l’importanza che essa riveste per l’economia nel comparto trasporti marittimi, ciò anche in relazione alla esiguità del numero di scuole interessate ed il ridottissimo numero di docenti delle discipline tecniche coinvolte, che in tutta Italia non superano un centinaio di docenti fatto che non determinerebbe conseguenza alcuna nelle previsioni di spesa programmate dal Ministero dell’Economia.

Si precisa e ribadisce che il settore nautico rappresenta per interi territori l’unica possibilità di occupazione, di crescita, di investimento culturale e di riscatto sociale.

Ad oggi solo silenzio.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.162) 7 dicembre 2010 11:07

    Ho capito bene??? Con questa riforma praticamente non si fara’ piu laboratori di elettrotecnica-elettronica-controlli automatici???

  • Di (---.---.---.217) 24 luglio 2013 00:21

    I nostri allievi sono molto meno preparati di altri allievi ufficiali di altre nazionalita’ perche’ la scuola non fornisce ai propri studenti metodi e metologie di studio all’avanguardia con il mondo marittimo.

    Le cause di tutto cio’ vanno ricercate gia nel mondo della scuola.Perche’ si hanno professori che non hanno mai visto una sala macchina o una sala controllo propulsione nella propria vita.Professori di elettrotecnica che non hanno mai visto un sistema elettrico di bordo,professori di madrelingua inglese che non sanno cosa sia l’inglese tecnico di bordo.Professori di navigazione che non sanno cosa sia l’ECDIS e via dicendo.
    Tanta gentte sbagliata sta nel posto sbagliato.Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti.Gli armatori preferiscono investire in altri peasi con strutture altamente innovative e formare i propri ufficiali secondo le convenzioni STCW.Ai nostri allievi cosa restera’ quando il mercato marittimo non avra’ altre opportunita’?
    Guardate quanti allievi inglesi e norvegesi trovano lavoro non appena finiscono il percorso di studio.Le statistiche dicono tutti.Gli allievi italiani ancora ricevono risposte dagli uffici di armamento che non assumono allievi o che assumono terzi ufficiali.
    Se una riforma deve esserci deve partire con il mondo della formazione marittima dentro le scuole fatta da gente preparata del settore, tecnici che sanno come il mondo e le politiche marittime funzionino.

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