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 Home page > Tribuna Libera > La questione dignità nel PD: la lettera di Renzi ai militanti

La questione dignità nel PD: la lettera di Renzi ai militanti

L’arroganza di Renzi non ha limiti ed è pari solo all’ignavia della minoranza PD, che gli consente di usurpare il nome e la storia della sinistra per fare cose di destra. Questo boyscout della politica scrive una lettera agli iscritti PD e, senza pudore, li chiama compagni. E' compagno Guido Rossa, è compagno La Torre; non si può macchiare il ricordo di questi martiri della sinistra. Ma, anche se Renzi non ha titoli per usare questo nome, ci sono ancora compagni nel PD? Compagni è un nome costruito con il dolore e il sangue degli operai.

Dagli iscritti del PD per questo esso non può essere usato: da chi resta nel partito per una fedeltà senza significato e valore e tanto meno dal segretario, per fare un ricatto. Legare la vita del Governo all'approvazione dell'Italicum è un inutile ricatto di chi sente, a torto, la terra di casa sua franargli sotto i piedi dopo la rivolta della minoranza. Ma è una falsa rivolta quella che nasce dalla difesa del seggio parlamentare e non dalla difesa dei valori democratici. E’ la rivolta di una corrente, che vuole solo giustificare la sua ragion d’essere e conservare i voti di sinistra. Se fosse vera, il ricatto delle elezioni anticipate sarebbe un’arma spuntata, destinata ad infrangersi contro chi ha paura solo delle sorti della democrazia e non delle elezioni anticipate.

E allora, nel deserto dei valori e nel trionfo del’interesse personale, tutto diventa possibile, anche parlare di dignità del partito, da parte di chi questa dignità ha calpestato con il tradimento del mandato elettorale.

Ma è solo ignavia, è solo arroganza, attaccamento alla poltrona o qualcos'altro? No! E' la mutazione genetica di un partito, che ha perso i legami con la sua ideologia e con le ragioni della sua esistenza. Colpa della dirigenza del partito? No, colpa della base, che non ha controllato e ha consentito la trasformazione del PD in un partito di destra. Renzi è stato votato da questa base, che gli ha chiesto solo di fare per fare e da lui ha accettato tutto, senza colpo ferire. Ha accettato le larghe intese, la gestione autoritaria del partito, la rottura dei rapporti del PD con i lavoratori, che non sono solo i frutti marci dell’arroganza destrorsa del segretario, della ignavia della minoranza, ma anche del torpore della base, che non si è ribellata di fronte allo stravolgimento del DNA del partito.

Per vero, un tentativo di rivolta con “occupy PD” c’e stato, ma si è bloccato sul nascere. Molti non hanno rinnovato la tessera, ma molti continuano a votarlo. Troppi, per la dignità di un partito.

Immagine: www.partitodemocratico.it

Commenti all'articolo

  • Di GeriSteve (---.---.---.200) 29 aprile 2015 11:53

     

    Io credo che quella "mutazione genetica" del PD sia avvenuta diverso tempo fa: ci ricordiamo il compagno Greganti? E gli osceni patti Veltrone padre - PCI -Berlusconi?

     

    Comunque non si può confondere i vertici con la base: i militanti PCI, PDS, PD non possono essere confusi con la casta degli eletti in parlamento: è per quei privilegi di casta che Renzi si può permettere la sua arroganza.

     

    E’ il segretario del partito che decide chi va in parlamento e chi no, quindi li ha tutti in pugno, anche quelli che fingono di opporsi.

     

    GeriSteve

  • Di Persio Flacco (---.---.---.178) 29 aprile 2015 22:41

    La "mutazione genetica" di quello che fu il PCI è stata avviata proprio da quel D’Alema che ora sbraita contro Renzi, col supporto del "kennediano" Veltroni e il contributo di Giorgio "l’Americano" Napolitano.

    Convenzionalmente l’inizio del processo di mutazione lo si può datare al 1994, con D’Alema segretario del PDS chiuso nel bunker con Velardi liquidare l’organizzazione territoriale e a inventare il partito nuovo, il partito leggero, il partito degli assessori. Col sogno di farne il lato sinistro di un sistema bipartitico: "come in america", facendo dell’Italia "Un paese normale".

    Renzi, al di la delle manfrine ad uso del popolo bue, non è altro che il suo successore e il probabile realizzatore del bipartitismo americano in salsa italica che garantisca una ferrea e duratura fedeltà atlantica. Altro che Stati Uniti d’Europa.

    Il modello da realizzare è quello indicato da Napolitano: se Washington ordina l’Italia va a spararsi sui piedi in Libia; partecipa a creare il caos in Medio Oriente supportando il cambio di regime in Siria; rinuncia a South Stream per danneggiare la Russia; sostiene il golpe in Ucraina; accetta entusiasta il TTIP; non si pronuncia sullo stato palestinese; azzera i rapporti commerciali con la Russia; accetta la stangata dei subprime senza protestare. In breve il modello è quello dell’Italia ascaro degli USA e di quinta colonna di Washington nella UE.

    L’accelerazione imposta da Renzi e il suo tentativo di controllare Partito, Governo, Parlamento, e forse nel prossimo futuro RAI e Magistratura, deriva dal fatto che lorsignori si sono presi un grosso spavento nel 2013, quando un quarto degli italiani si è ridotto a votare un comico pur di non votare loro. 

    Questo non deve ripetersi: il voto degli italiani, quelli che ancora andranno a votare: pochi o tanti non ha importanza, dovrà concentrarsi solo su due schieramenti. Chi si ostinerà a votare Grillo sa già che il suo voto sarà messo in freezer e non disturberà il Timoniere. Gli italiani dovranno ingoiare il rospo: Renzi è quello che provvederà a inzepparglielo nel gargarozzo.

    E’ inutile contare ancora sul PD: un partito ormai marcio nella maggioranza e imbelle (o complice) nella minoranza.

    L’unica speranza è che gli italiani capiscano che il solo modo per evitare il cappio è andare a votare sempre e non votare mai per il bispartito. Certo è che se lo capiranno non sarà per merito dei mass media: ormai totalmente embedded.

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