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La parabola di un Leader come Bossi

Poteva invecchiare come Pannella, Scalfaro o Cossiga, ritagliando per sé un posto nel pantheon della repubblica. Avrebbe potuto guidare il rinnovamento del suo movimento e dell’Italia, ma dai cambiamenti è stato travolto e quasi sepolto. La foto del 71esimo compleanno dell’ex leader della Lega, scattata lo scorso 19 settembre, che ritrae un Umberto Bossi fiaccato dalla malattia circondato dagli stessi dirigenti (in primis Bobo Maroni) che pochi mesi hanno voluto la sua defenestrazione dal partito dopo lo scandalo Belsito, provoca un senso di pietà: la sede della Lega in Via Bellerio non sembra un quartier generale ma una mesta casa di riposo, i bicchieri non sono colmi di spumante ma di coca-cola, la gente che ha attorno è poca, e gli sguardi che un tempo cercavano l’approvazione del capo adesso lo compatiscono.

Fa specie inoltre che la foto della “desolazione padana” sia stata caricata sul suo profilo Facebook da Roberto Maroni. Il messaggio che il neo segretario manda alla base è chiaro: il Capo adesso sono io, guardate Bossi come è ridotto, non lo avrete più come condottiero, il suo corpo e le sue idee sono in disfacimento, adesso è il turno mio e del mio cerchio magico.

E pensare che l’anno scorso la velina della Lega - la Padania - aveva celebrato, in prima pagina il natale del Senatur, mentre quest’anno l’evento è stato relegato a pagina 15, nemmeno fosse l’ultimo dei militanti.

Sono davvero lontani i tempi in cui Umberto Bossi era il perno della politica italiana e scandiva i tempi dei palazzi romani che contano: quando era lui a trovare la “quadra” di ogni compromesso, quando era lui insieme a Tremonti a decidere la politica economica del governo, quando era lui con i suoi ultimatum e penultimatum a tenere con il fiato sospeso il Cavaliere e l’intero paese.

Il motto macista che recitava: "La Lega ce l’ha duro" ormai è davvero un lontano ricordo, il Senatur è ormai soltanto un membro della terza età della politica italiana mentre Maroni non ha né il carisma né le vene abbastanza gonfie sul collo per recitare l’iper-potenza leghista. Quel tricolore che qualcuno consigliava di buttare nel cesso ha avvolto Bossi e lo ha quasi stritolato per sempre, assimilandolo nel bene e nel male a tutti i politici italiani del nord e del sud che “tengono famiglia”.

L’unico gesto con cui ogni italiano perbene potrebbe salutare il 71esimo compleanno di quello che fu Umberto Bossi sarebbe rivolgergli il dito medio, lo stesso con cui il fondatore del lega rispondeva fino a poco tempo fa alle domande dei giornalisti, ma non lo faremo in quanto ognuno di noi è mediamente meno cafone di ogni leghista.       

 

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