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di Ambra Zamuner lunedì 23 febbraio 2009 - 4 commenti oknotizie
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La lunga notte degli Oscar: trionfa The Millionaire. La cronaca e i vincitori

Ore 2.30 del mattino in Italia. Dopo la classica sfilata sul tappeto rosso quest’anno di una lunghezza spaventosa e scenografata a sua volta Hugh Jackman, padrone e signore della serata apre l’81esima edizione degli Academy Awards. Edizione all’insegna del ballo e del canto che ha coinvolto anche il presentatore in apertura in uno sketch sui film in concorso e con un tributo speciale ai Musical (dopo il successo di Mamma Mia!) ideato da quel pazzo genio che è Baz Luhrmann.

Tra le consegne delle statuette poi, vari video che mostravano i retroscena della pre produzione di un film, finalmente si dà spazio anche a chi di solito riceve i premi in sequenza ( vedi sonoro, montaggio, effetti visivi) e che di norma ha un lavoro più importante degli attori stessi. Originale e celebrativa anche l’idea di far presentare le categorie più importanti riguardanti gli Attori da alcuni dei vincitori delle passate edizioni. Ed ecco spuntare Sophia Loren e Shirley McLaine per le Attrici Protagoniste, Anthony Hopkins, Christopher Walken e Bob DeNiro per gli Attori Protagonisti, tutti in compagnia di altri vincitori per presentare singolarmente gli attori in lizza e complimentarsi per il lavoro svolto. Winslet in “The Reader” batte Streep e Jolie e Penelope Cruz trionfa tra le non protagoniste battendo Amy Adams e Marisa Tomei.
 
Oscar umanitario consegnato a Jerry Lewis, portabandiera di quella comicità che qui definiremmo “trash” e che anche l’America ha sempre snobbato. L’attore ebbe più successo in Francia anche come regista, ma il suo impegno nel sociale e la sua lunga carriera non c’è dubbio meritino una statuetta.
Sui vincitori che dire, grandi sorprese da rimanere a bocca aperta non ce ne sono state: The Millionaire ha fatto cappotto portandosi a casa otto statuette tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale, per uno che sale ce n’è sempre uno dato per favorito ma che rimane a bocca asciutta per quanto riguarda i premi ambiti come Il curioso caso di Benjamin Button partito con 13 nominations, che ha vinto quasi tutto nei reparti artistici (effetti visivi, make up e costumi) ma è stato battuto dal film di Danny Boyle nelle categorie di un peso specifico maggiore.
Statuetta dovuta e stra meritata a Heath Ledger per il suo Joker in “Il cavaliere oscuro”ritirata dalla famiglia e dedicata alla figlia dell’attore scomparso,al momento commovente seguono due colpi di scena nelle categorie film straniero e documentario, il primo dato quasi per certo alla vigilia al pluririconosciuto Valzer con Bashir, che si dice abbia sgomitato con Gomorra tanto da averlo escluso quasi apposta per vincere, per poi ritrovarsi senza riconoscimento, vinto invece dal Giappone con Departures, nella sezione documentario Man on the wire scalza Werner Herzog, gotha del genere e grandissimo regista che da Aguirre, Furore di Dio a Grizzly Man ha sempre raccontato la natura nel paesaggio e la natura dell’uomo (forse un po’ troppo), insomma il film sull’uomo che attraversò su una fune la distanza fra le compiante torri gemelle ha commosso di più l’Academy che da sempre ha una mano sulla coscienza oltre che una sulla moralità. Ottimi risultati anche per Milk  con la migliore sceneggiatura non originale e con Sean Penn che vince come miglior attore protagonista scherzando dal palchetto “Sono conscio che mi sono davvero impegnato in questi anni per non farmi apprezzare” un mea culpa seguito dalla solita e ormai indispensabile predica dal pulpito, questa volta sui matrimoni gay e su Obama.
Dispiacere per i film forse anche meno spinti dai media: The Wrestler e Frost/Nixon che se ne vanno a mani vuote, anche se Mickey Rourke ha ricevuto la benedizione con il testone di oscar da parte di Penn nei ringraziamenti e Langella che non si distingue per essere sempre preso in considerazione, forse dovrà aspettare un ruolo diverso.
Sullo show generale nulla da dire se non che la durata, tre ore, non sarebbe tale senza i continui stop pubblicitari che, credeteci o no, in America sono di più rispetto ai nostri. Poi vorrei tanto che Sky assumesse dei traduttori simultanei decenti, c’è chi non può guardare lo show in lingua originale perchè non capisce, vi prego assumete qualcuno che non abbia la voce della Massironi dei Bulgari e che non si inciampi ogni due per tre, lo so che è difficile rendere le battute ma è uno spettacolo pietoso ogni volta. Un’altra cosa, riguardo alla versione italiana da supporto e critica andata in onda sul satellite: Gianni Canova, per cui ho molta ammirazione, non dovrebbe dire cose tanto per dirle, la gaffe sul film di Boyle (che non è il primo ad essere positivista) e poi l’enorme uscita sui parenti di Ledger: “Sì gli attori in platea molto commossi, piuttosto i parenti sembravano freddi...” Certo magari avevano pianto tutte le lacrime che avevano visto che erano i genitori, Canova ti scongiuro scrivi, ma parla il meno possibile. Concordo però su una cosa, cioè che Wall-E meritasse di comparire tra i migliori film e non solo tra gli animati, ci accontenteremo dato che ha vinto quindi anche con enorme fatica e qualche ingiustizia la bellezza sa sempre come emergere.

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