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La lunga notte degli Oscar: trionfa The Millionaire. La cronaca e i vincitori

Ore 2.30 del mattino in Italia. Dopo la classica sfilata sul tappeto rosso quest’anno di una lunghezza spaventosa e scenografata a sua volta Hugh Jackman, padrone e signore della serata apre l’81esima edizione degli Academy Awards. Edizione all’insegna del ballo e del canto che ha coinvolto anche il presentatore in apertura in uno sketch sui film in concorso e con un tributo speciale ai Musical (dopo il successo di Mamma Mia!) ideato da quel pazzo genio che è Baz Luhrmann.

Tra le consegne delle statuette poi, vari video che mostravano i retroscena della pre produzione di un film, finalmente si dà spazio anche a chi di solito riceve i premi in sequenza ( vedi sonoro, montaggio, effetti visivi) e che di norma ha un lavoro più importante degli attori stessi. Originale e celebrativa anche l’idea di far presentare le categorie più importanti riguardanti gli Attori da alcuni dei vincitori delle passate edizioni. Ed ecco spuntare Sophia Loren e Shirley McLaine per le Attrici Protagoniste, Anthony Hopkins, Christopher Walken e Bob DeNiro per gli Attori Protagonisti, tutti in compagnia di altri vincitori per presentare singolarmente gli attori in lizza e complimentarsi per il lavoro svolto. Winslet in “The Reader” batte Streep e Jolie e Penelope Cruz trionfa tra le non protagoniste battendo Amy Adams e Marisa Tomei.
 
Oscar umanitario consegnato a Jerry Lewis, portabandiera di quella comicità che qui definiremmo “trash” e che anche l’America ha sempre snobbato. L’attore ebbe più successo in Francia anche come regista, ma il suo impegno nel sociale e la sua lunga carriera non c’è dubbio meritino una statuetta.
Sui vincitori che dire, grandi sorprese da rimanere a bocca aperta non ce ne sono state: The Millionaire ha fatto cappotto portandosi a casa otto statuette tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale, per uno che sale ce n’è sempre uno dato per favorito ma che rimane a bocca asciutta per quanto riguarda i premi ambiti come Il curioso caso di Benjamin Button partito con 13 nominations, che ha vinto quasi tutto nei reparti artistici (effetti visivi, make up e costumi) ma è stato battuto dal film di Danny Boyle nelle categorie di un peso specifico maggiore.
Statuetta dovuta e stra meritata a Heath Ledger per il suo Joker in “Il cavaliere oscuro”ritirata dalla famiglia e dedicata alla figlia dell’attore scomparso,al momento commovente seguono due colpi di scena nelle categorie film straniero e documentario, il primo dato quasi per certo alla vigilia al pluririconosciuto Valzer con Bashir, che si dice abbia sgomitato con Gomorra tanto da averlo escluso quasi apposta per vincere, per poi ritrovarsi senza riconoscimento, vinto invece dal Giappone con Departures, nella sezione documentario Man on the wire scalza Werner Herzog, gotha del genere e grandissimo regista che da Aguirre, Furore di Dio a Grizzly Man ha sempre raccontato la natura nel paesaggio e la natura dell’uomo (forse un po’ troppo), insomma il film sull’uomo che attraversò su una fune la distanza fra le compiante torri gemelle ha commosso di più l’Academy che da sempre ha una mano sulla coscienza oltre che una sulla moralità. Ottimi risultati anche per Milk  con la migliore sceneggiatura non originale e con Sean Penn che vince come miglior attore protagonista scherzando dal palchetto “Sono conscio che mi sono davvero impegnato in questi anni per non farmi apprezzare” un mea culpa seguito dalla solita e ormai indispensabile predica dal pulpito, questa volta sui matrimoni gay e su Obama.
Dispiacere per i film forse anche meno spinti dai media: The Wrestler e Frost/Nixon che se ne vanno a mani vuote, anche se Mickey Rourke ha ricevuto la benedizione con il testone di oscar da parte di Penn nei ringraziamenti e Langella che non si distingue per essere sempre preso in considerazione, forse dovrà aspettare un ruolo diverso.
Sullo show generale nulla da dire se non che la durata, tre ore, non sarebbe tale senza i continui stop pubblicitari che, credeteci o no, in America sono di più rispetto ai nostri. Poi vorrei tanto che Sky assumesse dei traduttori simultanei decenti, c’è chi non può guardare lo show in lingua originale perchè non capisce, vi prego assumete qualcuno che non abbia la voce della Massironi dei Bulgari e che non si inciampi ogni due per tre, lo so che è difficile rendere le battute ma è uno spettacolo pietoso ogni volta. Un’altra cosa, riguardo alla versione italiana da supporto e critica andata in onda sul satellite: Gianni Canova, per cui ho molta ammirazione, non dovrebbe dire cose tanto per dirle, la gaffe sul film di Boyle (che non è il primo ad essere positivista) e poi l’enorme uscita sui parenti di Ledger: “Sì gli attori in platea molto commossi, piuttosto i parenti sembravano freddi...” Certo magari avevano pianto tutte le lacrime che avevano visto che erano i genitori, Canova ti scongiuro scrivi, ma parla il meno possibile. Concordo però su una cosa, cioè che Wall-E meritasse di comparire tra i migliori film e non solo tra gli animati, ci accontenteremo dato che ha vinto quindi anche con enorme fatica e qualche ingiustizia la bellezza sa sempre come emergere.
Da Los Angeles è tutto.
In grassetto i vincitori di ogni categoria:
Miglior Film


“Il curioso caso di Benjamin Button” (Paramount e Warner Bros.)
“Frost/Nixon - Il duello” (Universal)
“Milk” (Focus Features)
“The Millionaire” (Fox Searchlight)
“The Reader” (The Weinstein Company)




Attore Non Protagonista


Josh Brolin in "Milk"
Robert Downey Jr. in "Tropic Thunder"
Philip Seymour Hoffman in "Doubt"
Heath Ledger in "Il Cavaliere Oscuro"
Michael Shannon in "Revolutionary Road"

Attore Protagonista

Richard Jenkins in “The Visitor”
Frank Langella in “Frost/Nixon - Il duello”
Sean Penn in “Milk”
Brad Pitt in “Il curioso caso di Benjamin Button”
Mickey Rourke in “The Wrestler”

Attrice Protagonista

Anne Hathaway in “Rachel sta per sposarsi”
Angelina Jolie in “Changeling”
Melissa Leo in “Frozen River”
Meryl Streep in “Il dubbio”
Kate Winslet in “The Reader”

Attrice Non Protagonista


Amy Adams in “Il dubbio”
Penélope Cruz in “Vicky Cristina Barcelona”
Viola Davis in “Il dubbio”
Taraji P. Henson in “Il curioso caso di Benjamin Button”
Marisa Tomei in “The Wrestler”

Miglior Regista

“Il curioso caso di Benjamin Button” — David Fincher
“Frost/Nixon - Il duello” — Ron Howard
“Milk” — Gus Van Sant
“The Millionaire” — Danny Boyle

“The Reader” — Stephen Daldry


Miglior Film D’animazione


“Bolt - Un eroe a quattro zampe” (Walt Disney)
“Kung Fu Panda” (DreamWorks Animation / Paramount)
“WALL-E” (Walt Disney)


Miglior Sceneggiatura Originale


“Frozen River” — Courtney Hunt
“Happy Go Lucky - La felicità porta fortuna” — Mike Leigh
“In Bruges - La coscienza dell’assassino” — Martin McDonagh
“Milk” — Dustin Lance Black
“WALL-E” — Andrew Stanton, Jim Reardon (soggetto originale di Andrew Stanton, Pete Docter)

Miglior Sceneggiatura Non Originale

“Il curioso caso di Benjamin Button” — Eric Roth (soggetto di Eric Roth e Robin Swicord)
“Il dubbio” — John Patrick Shanley
“Frost/Nixon - Il duello” — Peter Morgan
“The Millionaire” — Simon Beaufoy
“The Reader” — David Hare


Miglior Colonna Sonora Originale

“Il curioso caso di Benjamin Button” — Alexandre Desplat
“Defiance - I giorni del coraggio” — James Newton Howard
“Milk” — Danny Elfman
“The Millionaire” — A.R. Rahman
“WALL-E” — Thomas Newman


Migliori Effetti Visivi

“Il Cavaliere Oscuro” — Nick Davis, Chris Corbould, Tim Webber e Paul Franklin
“Il curioso caso di Benjamin Button” — Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton e Craig Barron
“Iron Man” — John Nelson, Ben Snow, Dan Sudick e Shane Mahan

Miglior Fotografia


“Il Cavaliere Oscuro” — Wally Pfister
“Changeling” — Tom Stern
“Il curioso caso di Benjamin Button” — Claudio Miranda
“The Millionaire” — Anthony Dod Mantle
“The Reader” — Chris Menges e Roger Deakins

Miglior Documentario

“The Betrayal (Nerakhoon)” — Ellen Kuras e Thavisouk Phrasavath
“Encounters at the End of the World” — Werner Herzog e Henry Kaiser
“The Garden” — Scott Hamilton Kennedy
“Man on Wire” — James Marsh e Simon Chinn
“Trouble the Water” — Tia Lessin e Carl Deal

Miglior Film Straniero


La banda Baader Meinhof” (Germania)
“La classe” (Francia)
“Departures” (Giappone)
“Revanche” (Austria)
“Valzer con Bashir” (Israele)

Commenti all'articolo

  • Di f (---.---.---.58) 23 febbraio 2009 20:38

    Jerry Lewis "trash"? Oibo’, questa e’ nuova. A questo punto me lo aspetto nel prossimo cinepanettone di De Laurentiis...
    Ragazzi, informiamoci meglio su cio’ che e’ stato Jerry Lewis prima di parlare. Consiglio lettura di vari saggi pubblicati su di lui in tutto il mondo, Italia compresa, magari difficili da reperire, ma sicuramente illuminanti per chi ignora. Ed anche il suo fondamentale tomo "The Total Film-Maker" (qui tradotto piu’ di venticinque anni fa col titolo "Scusi, dov’e’ il set?")
    Poi, magari, ci risentiamo...

    • Di cafenoir (---.---.---.179) 23 febbraio 2009 22:49

      Che noia. "Trash" decontestualizzato non ha senso, detto in quel frangente e rivolto ai film comici di Jerry Lewis rispecchia il tipo di comicità che è molto fisica e atta spesso a ridurre tutto in pezzi, anche gli oggetti.
      Non ho detto che LUI è trash, ho detto che il tipo di comicità che portava nei film era fisica e con uno scopo ben preciso quindi "creare trash" e in pochi l’hanno capito.
      Ora se si vuole creare la polemica dove non c’è facciamolo, ma invito per l’ennesima volta a leggere bene gli articoli. Magari se si giungesse al fondo della frase si capirebbe che ho anche aggiunto quanto si meriti di ricevere un oscar.
      Mi sono stufata di essere politically correct, calmiamo i toni nei commenti perfavore.

    • Di f (---.---.---.76) 25 febbraio 2009 17:01

      Ommadonna.
      Ma come, io mi trattengo elegantemente elargendo preziosi consigli e mi si dice di calmare i toni...?
      Se dici "portabandiera di quella comicità che qui definiremmo “trash”, che ti piaccia o no, fai intendere che la sua comicita’ sia quella che attualmente si definisce trash in Italia, ovvero quella spazzatura che dalle commediacce scollacciate anni ’70 (che qualcuno sta vergognosamente cercando di rivalutare...) porta fino ai fetidi cinepanettoni odierni.
      Che poi nella tua testa volessi invece sostenere cio’ che mi rispondi, cioe’ che la sua era una comicita’ fisica e spiazzante, sottolineata in tutta la sua forza dal suo quasi impossibile rapporto con gli oggetti, quasi metafora della difficolta’ dell’individuo ad adattarsi al mondo cosiddetto "moderno", questo non traspariva per niente, dalla tua prima affermazione.
      Se vogliamo, non e’ neanche vero che l’America l’abbia sempre snobbato. All’epoca del suo sodalizio con Dean Martin (1946-1956) il duo ("the most successful comedy act in the 50’s") era regolarmente in testa al box-office cinematografico e seguitissimo nel suo "Colgate Comedy Hour" in tv.
      Vero’ e’ che ci sian voluti i francesi, precisamente i critici dei "Cahiers", per farlo assurgere agli onori di vero Autore con la A maiuscola, cosa di cui la "ggente", superficialmente, sembra ancora non rendersi conto. Questo proprio quando gli americani hanno cominciato (anni 70) ad osteggiarlo, se non proprio a dileggiarlo.
      Nulla contro di te, e’ solo che mi piace che chi scrive di cose che mi stanno a cuore cerchi di essere piu’ informato e preciso. In un prossimo tuo eventuale articolo sulla fusione atomica stai certa che non apriro’ bocca, non avendo la benche’ minima nozione dell’argomento, ma attenta che anche in quel caso ci sara’ l’espertone di turno pronto a precisare e rettificare eventuali imprecisioni.
      Morale? Parliamo di cio’ che sappiamo. Grazie.

      Mistero totale sul "politically correct" che tiri fuori alla fine. Cosa c’entra in questo contesto? Sono lontano anni luce dalla "filosofia" del politically correct. Pensa con la tua testa e di’ quello che vuoi, e’ la cosa migliore. Poi, se ne avro’ voglia, replichero’ col tono che reputero’ piu’ opportuno. Cosa che faccio sempre. Saluti.

    • Di cafenoir (---.---.---.219) 25 febbraio 2009 19:25

      Mi spiace che non trasparisse, dovendo parlare di una cerimonia durata tre ore non potevo certo approfondire l’argomento, visto che pensi di essere più esperto di me e probabilmente lo sei, ma non dire cose se non ne sei certo, sicuramente Agoravox sarà felice di ricevere un tuo articolo sull’argomento.
      Non sono esperta della vita di Jerry Lewis anche se alcune cose le so, confermate anche da te, per il resto pensala un po’ come vuoi, rispetto la tua opinione.

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