Per legge Brunetta si intende la legge 4 marzo 2009 n.15 “Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ed alla Corte dei Conti”, cui dovrebbe seguire a breve il relativo Regolamento di Attuazione, attualmente in corso di definizione e disponibile su Internet.
Entrambi non entusiasmano. Eh sì, non si fanno più le belle leggi di una volta.
La prima legge sui lavori pubblici, ossia l’allegato F della legge 20 marzo 1865 n.2248, ed il suo Regolamento, il Regio Decreto n. 350/1895, hanno, per oltre un secolo, disciplinato la realizzazione dei lavori pubblici. Essi erano qualcosa di assai vicino ai testi di analisi matematica, ossia essenziali ed asciutti, scolpiti nella roccia, e non si poteva togliere o aggiungere una sola virgola.
Forse nessuna altra norma successiva ebbe la stessa performance. Il peggio arrivò con i reiterati interventi legislativi per la Cassa Per il Mezzogiorno prima, e per il Ministero per l’Intervento Straordinario nel Mezzogiorno poi, in cui il termine «infrastrutture» si ripeteva come un mantra dopo non più di sei o sette righe. Il legislatore, invece di scrivere quel che era giusto o ciò che era sbagliato fare, si preoccupava di far sapere le sue intenzioni al lettore; e questa preoccupazione faceva pensare che avesse poche, ma confuse idee sull’oggetto trattato.
Con la legge Brunetta non siamo a questo punto, ma neanche alla concisa esattezza del Regio Decreto n. 350/895. Eppure facciamo tutti il tifo per il Ministro.
Innanzitutto il tema trattato è quello del buon funzionamento dello Stato e finisce per assorbire in sé tutti gli altri temi della politica. Però su di esso non si è mai espresso il premier, senza dubbio più motivato nel trattare con i potenti della terra oppure nel fare visite ed ispezioni, che ricordano da vicino quelle di un sovrano alle truppe al fronte.
Il Ministro Brunetta, con un piglio che ha sfiorato la temerarietà, si è impossessato del problema ed ha cercato di portarlo avanti da solo contro tutto e contro tutti, in stile simil-donchisciottesco; da ciò la simpatia generata in buona parte dei cittadini.
Però, assimilare il problema del malfunzionamento delle Istituzioni alla presenza nell’immenso esercito dei pubblici dipendenti (a proposito, sembra che nessuno sappia con esattezza quanti siano) di vaste legioni di imboscati, è certamente bello, ma è anche facile.
Forse, dinanzi allo sfascio, alle inefficienze ed ai costi stratosferici della Pubblica Amministrazione, per capire occorrerebbe andare più in profondità. Forse bisognerebbe considerare che manca quasi del tutto, nel settore pubblico, l’adozione di un criterio di responsabilità nella trasparenza.