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La deriva del Corriere.it. Quando il web è soprattutto gossip

Se l’autorevolezza di un paese si basa anche sull’autorevolezza della propria stampa, noi italiani siamo messi male. Se si pensa poi che la maggior parte delle notizie al giorno d’oggi viaggia sulla rete e non sui banchi delle edicole, si comprende come le testate on line dei principali giornali nazionali, diventino in un mondo sempre più globalizzato una sorta di biglietto da visita a cui ricorrere per capire la levatura culturale di un paese. Tralasciando la Gazzetta dello Sport, il quotidiano più popolare, viene quasi naturale analizzare il Corriere della Sera che pur contendendosi con La Repubblica il secondo posto per le copie vendute, rappresenta storicamente il giornale italiano “per eccellenza”. 

Basta andare sul sito on line del Corriere della Sera per capire che qualcosa nell’informazione del più importante quotidiano di casa nostra non funziona. Non si capisce infatti perché nella sua versione cartacea il foglio di Via Solferino presenti una veste autorevole, sobria ed equilibrata mentre nella versione on line obbedendo non si sa a quale logica (forse solamente a quelle del mercato e del numero dei click?) proponga prevalentemente una serie di notizie, futili, frivole e stupidamente nazional popolari.

Se il cartaceo segue il classico schema gerarchico (fatto del giorno – politica – esteri – cronache – economia - commenti – pagina culturale - sport) il corriere.it ad eccezione del primo articolo sotto il nome della testata che in genere è il più importate della giornata (o del momento) mescola un po’ tutto, in un mix micidiale di gossip politici, inchieste sulla solita italietta mal funzionante, e una carrellata impressionante di pettegolezzi sui (presunti) vip italiani e stranieri, tutto puntellato da qualche commento delle autorevoli firme del giornale, presentato in contemporanea con la versione “ufficiale”.

Così assistiamo alla messa in scena di un vero e proprio caos mediatico ed informativo in cui il Politologo Giovanni Sartori è costretto a spartirsi lo spazio con l’aggiornamento sulle ferie a Formentera di Melissa Satta e Kevin Boateng, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia deve fare spazio alla nuova moda giapponese di colorare il pelo ai barboncini mentre il commento di Pierluigi Battista convive con l’ennesimo abuso edilizio perpetuato nell’ormai famosa Villa Certosa. Nella sola giornata di ieri venerdì 6 luglio assistiamo ad una serie di aberrazioni giornalistiche, che farebbero riflettere qualsiasi altra redazione di professionisti: l’inchiesta sulla difficoltà delle giovani coppie italiane ad accendere un mutuo (problema assai gravoso) si trova subito dopo il referendum californiano sull’obbligo dei preservativi nei set dei film hard ed immediatamente prima del divieto del sindaco della bergamasca per le vasche dei pesci rossi. Qualcosa palesemente non quadra. Come fanno a non rendersene conto? Non è possibile che il condom degli attori californiani siano messi sullo stesso piano delle disgrazie dei giovani italiani. Sempre ieri, il rapporto sulle ecomafie viene subito prima di ben quattro (e diciamo 4) articoli sugli epifenomeni del sesso e della sessualità, mentre la questione dei cattolici, è affiancata dai dubbi amletici di Mara Carfagna che vorrebbe lasciare Mezzaroma.

Un minestrone culturale ed informativo (anche se di informazione ha ben poco) che unisce il meglio del Corriere della Sera con il peggio di quello che un tempo era considerato il trash degli edicolanti “Eva 3000” e “Cronaca vera”. Con il corriere.it siamo alla “pornografia della notizia” in cui fatti di poco interesse vengono assurti al rango di news, e spiattellati senza filtri e senza alcuna apparente gerarchia, in faccia ad un pubblico poco definito e poco rispettato.

Provate ad andare su un sito internet di importanti giornali on line di altri paesi europei: Le Figaro, Le Monde, The Guardian, El Pais, Frankfurter Allgemein Zeitung.

Hanno tutti più o meno lo stesso layout: un numero ragionevole di notizie appositamente selezionate, suddivise per sezioni raccontano con sobrietà ed equilibrio i fatti salienti della vita nazionale e le vicende internazionali.

Non si dà troppo spazio alla vita delle veline, ai fatti di cronaca ai gossip beceri ed estremi che hanno tanto spazio sui giornali nostrani.

Ad una prima analisi questo degrado dell’informazione e la conseguente bulimia di notizie del corriere.it, proviene essenzialmente da due fattori. Il primo è la voglia di aumentare la propria audience ed il numero di propri lettori. Viene perseguita la stessa strategia che negli anni ’80 e ‘90 era portata avanti dalle tv generaliste di Berlusconi, abbassando il livello culturale e facendo vedere mezzo fondoschiena di una presunta vip si auspica di aumenta il numero degli spettatori ed in questo caso dei click sul proprio sito (vendendo quindi più spazi pubblicitari). Il secondo fattore è ben più grave: non si è capito ancora cosa sia veramente internet. Si pensa che la rete sia un mezzo inferiore, ed esclusivo per un pubblico giovanile (di palato non troppo raffinato). Le grandi notizie vengono date sulla carta stampata le frattaglie sul web. C’è una solta di razzismo generazionale nel modo di concepire l’informazione sui siti di notizie italiane. Gli articoli, le inchieste, i dibattiti, le interviste sulle questioni salienti del nostro tempo (integrazione europea, globalizzazione, crisi dell’Occidente) passano sulla carta, il resto stracolmo di sensazionalismo è presentato su internet che è diventato una sorta di “fast-food” dell’informazione

Basta passare qualche minuto sulla pagina del corriere.it per capire che la prospettiva che viene proposta non è la vera realtà italiana o internazionale, ma la visione spesso caricaturale ed estremizzata della sua redazione on line.

Viene da chiedersi: ma Ferruccio De Bortoli ogni tanto guarda la pagina del suo giornale on line? E cosa ne pensa? Ci piacerebbe sapere la sua opinione sul seno di Hilary Duff che sembra stia per esplodere.

P.s. Mentre scriviamo ci stanno già informando che questa entità misterioa denominata “web” (forse in piena tempesta ormonale) è in attesa del video porno di Sara Tommasi.

Ma di quale (ed a quale) “web” parlano? 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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