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La bella Italia e il fantasma ‘Nord’

Il grande opulento Nord, cuore produttivo dell’Italia, da questo periodo di crisi uscirà notevolmente ridimensionato e forse lo stallo, se non affrontato adeguatamente, potrà divenire perenne. Tra caducità politica finale di sua emittenza, messa alla berlina, o quasi, del partito dei bauscia per eccellenza - ossia il partito del papy del Trota - scandali grossolani nelle giunte lombarde, forti infiltrazioni della ‘Ndrangheta, ma - cosa che è peggio - dopo la grande “dittatura” del partito degli imprenditori per antonomasia e dopo la parentesi Monti, il nord del Bel Paese a breve si sveglierà più povero tra operai licenziati, cassa integrazione a iosa, aziende delocalizzate e fallite. Ergo, un conto finale altissimo sul piano sociale ed economico.

Diamo al governo Monti anche la colpa di ciò? Qualcuno vorrebbe, e invece no; la diamo piuttosto proprio a quelli che il Nord avrebbero dovuto salvarlo: la premiata ditta B&B.

Che i beniamini della tv berlusconiana si attrezzino pure a conferirgli una vagonata di tapiri congiunta ai “ringraziamenti” del Nord medesimo!

Che il Sud, in parte, sia sempre stato area depressa e sottosviluppata, nonché sempre foraggiata da fondi pubblici, tenuta a galla dall’impiego pubblico è cosa arcinota da decenni, ma a breve forse anche il settentrione dell’Italia farà le spese, della "politica della ricotta" dei partiti filo-nord, rischiando di fare concorrenza al Meridione medesimo in quanto a regresso sociale e sottosviluppo di ritorno. L’Italia, dunque, nella regressione, rischia di essere più unita di quella che i leghisti, seminando odio e dissenso, volevano che fosse. Ed invece di blaterare scemenze populistiche, bene avrebbero fatto a pensare a fatti concreti, come la salvaguardia del cuore produttivo industriale settentrionale, impedendo delocalizzazioni e promuovendo sgravi fiscali e altre soluzioni per le aziende presenti nei Comuni amministrati da loro.

Tuttavia, la debacle dell’Italia tutta non può esser solo ascrivibile all’inettitudine del “governo del fare” (… I fatti propri); certo, la stragrande maggioranza di ciò è ascrivibile al “partito degli imprenditori”, che ha favorito solo le grandi aziende, ergo, i grandi imprenditori, dando loro carta bianca per delocalizzare, continuare ad utilizzare società off-shore per esportare la propria fiscalità e quant’altro, ma per quanto riguardava lo sviluppo sostenibile in loco delle aziende medio - piccole, nulla.

Con l’arrivo di Monti si poteva - e si può ancora - interrompere questa situazione solo puntando su una grande riforma fiscale intesa a rivedere – al ribasso - la fiscalità delle aziende, soprattutto quelle che impiantano nuove produzioni nel nostro paese. Infatti, per far risorgere l’industria italiana bisognerebbe far diventare l’Italia concorrenziale a livello fiscale proprio con quei paesi che ci “rubano” le imprese: la Slovenia, la Svizzera, la Romania, la Polonia e altri; in più sarebbe cosa urgente fare pressione per mettere fuori legge i paradisi fiscali e le società off-shore, anche con pene esemplari penali e pecuniarie. Solo con manovre di questo tipo e di grande portata si potrebbero risollevare le sorti della nazione.

Tuttavia, Mario Monti potrebbe andare contro i grandi imprenditori che stanno dietro ai grandi partiti che danno a lui la maggioranza parlamentare? No, perciò, ha le mani legate. Ecco perché sta tentando di fare riforme che piacciono ad un certo capitalismo, come la riforma dell’articolo 18 – ma che sul piano dello sviluppo nazionale non serve a un tubo - oppure riforme fiscali che spremono sempre la stessa mucca, i ceti medio - bassi, quindi gran parte di quelli che non votano o, in parte, quelli che votano spesso una certa sinistra.

Ormai, la situazione produttiva delle imprese non è più sostenibile: troppi fallimenti, troppi lavoratori a casa; complice questa fiscalità che frena la crescita e lo sviluppo, perciò favorisce il regresso quando l’azienda chiude.

Quello che manca a questo governo di emergenza non è solo il coraggio ma il vero consenso parlamentare contro la casta, con la classe politica “interessata” e collusa che la blocca e che ne fa esplicitamente parte. 

Intanto la rabbia tra i lavoratori e i piccoli imprenditori – questi ultimi non hanno nessun appiglio né legale né finanziario per delocalizzare – monta alle stelle.

Infine, un’altro grande handicap: questo governo, con questo tipo di parlamentari a sostegno, non può nemmeno tagliare eccessivamente i privilegi, o ridurre la spesa pubblica, tagliando per esempio dispendiose consulenze e similia nelle istituzioni riducendole a livelli essenziali facendo così scendere il livello di quelli che in Italia vivono di politica - ossia 1milone e 300mila persone circa che vanno ad aggiungersi con le loro parcelle alla spesa pubblica che è esattamente la metà del PIL italiano – perché al momento del suo agire in tal senso tale risma di parlamentari porrebbe subito il veto per chiari motivi di consenso elettorale, bloccando tale operazione.

Sorgono dunque alcune domande pertinenti: Super Mario salverà l’Italia? A mio parere la farà galleggiare a spese di quelli che può ancora spremere, sempre se non scoppieranno aperte rivolte.

A chi l’arduo e futuro compito, all’ “antipolitica”? A questa domanda temo di non potere rispondere, dovrebbe farlo l’antipolitica stessa, ma delle politiche elencate in questo articolo, nei loro programmi c’è davvero poco o nulla! Temo che, se la cosa dovesse continuare nei suddetti termini, il fantasma del Nord sostituirà presto il fantasma formaggino, spalmato sul panino di Monti e probabili seguenti carneadi con l’insalata Italia come ulteriore companatico!


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